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Carosello Fabbri Pirata Salomone

Sì, il Carosello Fabbri ci poteva torturare: storia di una geniale ciurma italiana

Una squadra di talenti, alcuni dei quali sono diventati famosissimi. Una sola idea, geniale: “Cappetano? Lo posso torturare?”. Scoprite come è nata e fin dove è arrivata.

Per noi pubblicitari “seri”, quelli cresciuti dagli anni ‘70 in poi, Carosello è sempre stato una specie di peccato originale, una macchia da cui doversi lavare. Una testimonianza dell’irrimediabile arretratezza provinciale di un paese che non era riuscito a sviluppare la creatività matura e “pura” con cui gli anglosassoni e i loro fratelli e cugini spirituali ci schiaffeggiavano regolarmente a Cannes. 

Carosello Fabbri Pirata Salomone
Carosello Fabbri: il Pirata Salomone – Boomerissimo.it

Ci aveva rovinati Carosello, così amavamo pensare. Quella formula un po’ pretesca per cui la comunicazione commerciale si poteva fare, sì, ma solo come codino a una storiella che doveva educare, o come minimo divertire. Mamma Rai aveva introdotto la pubblicità nel 1959, ma aveva imposto alle aziende di fornire un paio di minuti di spettacolo puro, che solo alla fine, negli ultimi trenta secondi, potevano introdurre il messaggio di prodotto. La formula era un po’ ipocrita, nasceva nel segno di una cultura per cui il denaro era farina del diavolo. Un male necessario di cui doversi vergognare un po’. Ma quel limite e quella struttura un po’ assurda si rivelarono in realtà un banco di prova formidabile per alcune delle menti più brillanti dell’epoca. Costretti dalle regole di Carosello a creare una nuova storia ogni sera (le repliche erano vietate nel modo più assoluto), creativi e aziende finirono per inventarsi una serie di saghe che restano nella memoria di tutti decenni dopo la loro scomparsa. Sono state la vera via italiana alla pubblicità e una delle cose migliori che il nostro paese abbia mai prodotto nel campo della creatività commerciale. Qui, sulle pagine di Boomerissimo ne abbiamo ripercorse alcune, dall’ippopotamo Pippo a Carmencita, da Susanna Tuttapanna a Bidibodibù, al cavallo bianco (che poi bianco non era) di Vidal. Abbiamo raccontato i capricci di Frank Sinatra e il testimonial meno milanese che il Panettone Motta potesse trovare.  Storia dopo storia, ho cominciato ad aspettare quella banda di pirati che mi aveva sempre divertito tantissimo, anche nella personale reinterpretazione di mio padre che ogni tanto se ne veniva fuori con il suo “Capitano, lo posso torturare?” In un accento ancora più improbabile di quello dell’originario pirata. Alla fine, la direzione Boomerissimo ha deciso che il Carosello del Pirata Salomone per Fabbri me lo dovevo raccontare io. Ed eccoci qui.

Una banda di pirati dell’appenino emiliano

La incredibile saga del Pirata Salomone per Fabbri è la storia di una pubblicità e di un’economia molto diverse da quelle che conosciamo oggi. Anzitutto è la storia di un’azienda ferrarese che nasce nel 1905 e che decide di cavalcare il boom economico italiano industrializzando e commercializzando un prodotto assolutamente locale, un vero orgoglio emiliano: l’amarena. 

Carosello Fabbri Pirata Salomone
La brocca del pirata e il Frulla Frulla – Boomerissimo.it

Nel 1965, l’amarena Fabbri, nei suoi indimenticabili vasi di ceramica bianca e azzurra, già allora decisamente retrò, si lanciano nell’arena televisiva, della pubblicità e del marketing, salendo sull’otto volante di Carosello.  Ad accoglierli c’è uno di quei personaggi della pubblicità italiana che vengono dalla provincia con orgoglio, e che in provincia sono rimasti, a difendere il territorio, mentre tutta l’industria della comunicazione veniva risucchiata a Milano, a Roma (o a Torino, alla corte di Armando Testa). Stiamo parlando di Guido De Maria, bolognese doc, che all’inizio degli anni 60 nella sua città crea l’agenzia e casa di produzione di cui in quel momento i marchi italiani e Fabbri in particolare hanno bisogno: la Vimder film: una fucina di idee e di talenti, disegnatori, animatori e musicisti che da lì a poco uscirà dal mondo ristretto del Carosello e dello spot per lanciarsi in avventure siderali. Senza mai dimenticare la loro base bolognese e modenese.  Per far nascere la Saga del Pirata Salomone, De Maria chiama il disegnatore Ebro Arletti. Ma il successo della saga è tale, e le regole di Carosello così stringenti (mai due volte la stessa storia) che occorre chiamare in soccorso nuove forze: De Maria sceglie il duo che in quel momento sta creando un fumetto che diventerà leggendario: Sturmtruppen. Un duo di classe eccelsa, e almeno per la parte delle liriche meno noto del dovuto: Franco Bonvicini, aka Bonvi alla matita e (tenetevi forte) Francesco Guccini alle parole

Guccini e Franco Godi cantano la canzone di Salomone – Boomerissimo.it

Si può immaginare qualcosa di migliore e di più imprevedibile? Se anche voi siete stati catturati dalle gesta di una scombinata banda di pirati, con i suoi accenti improponibili, e le sue storie incredibili, adesso sapete perché. Dietro quella avventura c’è stata una delle associazioni a delinquere di più puro e variegato talento della cultura pop italiana. Una vera banda di pirati dell’immaginario con la sua Tortuga nell’appenino emiliano

“Capitano, lo possiamo torturare?”: l’idea

Alla base della storia che, secondo la storia ufficiale Fabbri, è diventato il Carosello di più lunga durata della storia (ben 11 anni, dal 1965 al 1976) c’è un classico della comicità italiana: il tormentone. 

“Cappetano, lo posso torturare?” – Boomerissimo.it

Una battuta, che si ripete all’infinito nelle situazioni più diverse, e che ti trascina alla risata anche per la sua familiarità. Te la aspetti, prima o poi arriverà, e quando alla fine arriva, si ride come matti. È una eredità dell’avanspettacolo (o forse ancora precedente, se ci sono storici della commedia in sala, ci illuminino). Totò, Peppino, Govi, Macario, ne sono interpreti ancora attivi quando il paffuto Pirata Salomone, con la sua ciurma di pirati salpa nel 1965.  Per reclamizzare le meraviglie dei prodotti Fabbri si decide di spingere i pirati tra avventure e traversie che hanno sempre un elemento in comune. Alla fine del minuto e mezzo canonico c’è sempre un antagonista che pur vinto si rifiuta di collaborare, di aprire la bocca. La soluzione dei pirati viene ogni volta proposta dall’iper-siculo Mano di Fata “Cappetano… lo possiamo totturareee?” E’ il momento che scatena la risata. E qui si conclude in gloria con il finale di prodotto. Il Pirata Salomone tiene calmo il volonteroso torturatore: “Ma cossa ti vuol torturar, porta pasiensa… so io come fargli aprire la bocca”. È il gancio tanto atteso, perfetto per sciorinare le meraviglie del prodotto Fabbri di turno. Che sia amarena, sciroppo o i nuovi prodotti da gelateria che si sono affermati col tempo, arrivano con la loro delizia dove minacce e torture non arrivano. Last but not least, il tutto si delizia delle musiche di Franco Godi, l’uomo che ha creato praticamente tutti i motivetti della pubblicità italiana (o almeno quelli che si ricordano). 

Quando gli artigiani sono più moderni dei geni del marketing

Chi ha fatto il mio mestiere sa quanto sia difficile tenere viva una buona idea e proteggerla dalla volontà continua di “rinfrescarla”, rinnovarla, cambiarla. Rovinarla. 

Carosello Fabbri Pirata Salomone
I bicchieri e il tritaghiaccio – Boomerissimo.it

Alla Fabbri e nel Team di De Maria, invece, c’è gente che sa tenere il punto. Un solo meccanismo, una sola idea, ma geniale, per tutti i prodotti, per tutte le possibili variazioni, per 11 anni. Alla fine è Carosello a gettare la spugna e ad andare in pensione per primo, il primo gennaio 1977. Fabbri, è diventato un marchio dall’immagine eterna, incancellabile. Dopo la fine di Carosello, il Pirata Salomone e la sua ciurma hanno fatto qualche breve ritorno in comunicazione, più un omaggio che un vero rilancio. Ma l’efficacia del loro approccio è ancora lì.  Fabbri è ancora sul pezzo, con le sue amarene (buonissime), i suoi sciroppi. Ha allargato il suo portafoglio prodotti con creme e topping ed estratti che si adattano alle nuove abitudini degli italiani: i nuovi dolci, i cocktail. 

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Ma lei, la Fabbri, è sempre lì. Una delle ultime grandi firme dell’alimentare italiano. Non ha venduto a nessuna multinazionale, a nessun fondo di investimento offshore. Dopo quasi 120 anni, Fabbri continua a tenere duro e sa sempre come farci aprire la bocca. 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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  1. Facis: un Carosello, quattro campioni, due mondi – Boomerissimo

    […] Caroselli ce li vedevamo nel nostro Brionvega, non avevo mai pensato che avessero qualcosa a che fare con […]

  2. Frank Sinatra, un carosello al bacio – Boomerissimo

    […] i testimonial che hanno popolato Carosello c’è anche Frank Sinatra. Un personaggio carismatico Sinatra, eccezionale artista ed […]

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