No, non è un errore. Pippo Baudo, qualche annetto fa è stato il testimonial della più meneghina delle aziende. Una vera magia di Carosello.
A noi Carosello piace. Il mio compagno di avventure di Boomerissimo, Antonio Pintér, uno che la pubblicità vera l’ha fatta con i grandi e in tempi non sospetti, ben prima di aperte meraviglie, mi ha raccontato che i creativi rampanti non amavano Carosello.

Il breve film che accompagnava il prodotto era troppo “italiano”, strizzava troppo l’occhio alla commedia all’italiana ed in questo modo tagliava fuori le agenzie del Bel Paese da campagne internazionali. Inoltre, non parlava abbastanza del prodotto, se non nel “codino”. Come disse una volta il buon Rhett Butler piantando in asso l’antipatica Rossella, “I don’t give a damn”. Carosello ha un valore aggiunto che trascende il marketing. E’ stato un luogo, una palestra per attori, sceneggiatori e registi. L’Italia di allora, poi, era un’Italia dei campanili, del negozio sotto casa e la pubblicità deve parlare alle masse. La massa italica era quella, provinciale, legata all’orticello. Ma io non sono un’analista.
I testimonial
Un’altra critica che si è fatta al programma che sanciva la fine della giornata dei bambini è quella di aver sfruttato eccessivamente i testimonial. Quelli bravi dicono che l’uso eccessivo di personaggi che ricorrono non è un bene per il brand. E qua ci sta un bel boh?

Carosello era pieno di personaggi che incarnavano un brand: Nicola Arigliano, Nino Castelnuovo, Virna Lisi, Franco Cerri, Paolo Ferrari, Sylva Koscina, Ernesto Calindri e potrei andare avanti. A voi scoprire quale era il marchio che pubblicizzavano.
Anche lui, Superpippo
Ed in quanto personaggio estremamente popolare anche a Pippo Baudo, al superpippo nazionale è successo di diventare testimonial di Carosello.

Proprio parlando di Baudo come personaggio che pubblicizza un marchio si potrebbe contestare l’affermazione che Carosello non fosse internazionale. Tra il 1967 e il 1970 Baudo è stato il volto di una delle aziende più note, Motta. Fondata nel 1919 dal milanesissimo Angelo Motta, è stata per più di cinquant’anni sinonimo di panettone.

E chi chiamano per fare la réclame al panettone, il purissimo “lombardo” Giuseppe Baudo. Già, Pippo, lombardo di Militello in Val di Catania è il protagonista di uno spot che parla della bontà del dolce meneghino per eccellenza e lo fa su un taxi in giro per Milano. In quegli anni Milano e la Sicilia erano mondi molto diversi, del genere Totò e Peppino a Milano, anche se le cose stavano cambiando.
In quei due minuti si fa un salto indietro nel passato milanese, si parla di una naviglio che non c’è più, il naviglio di San Damiano. Si trattava di un tratto del Naviglio della Cerchia Interna compreso tra via Visconti di Modrone e via Senato. Prendeva il nome da una chiesa che oggi è sparito ed era soprannominato “Naviglio aristocratico” dato l’alto numero di nobili che avevano lì le loro residenze. Ma anche la serie dei Carosello Motta era molto nobile. Si avvaleva della sceneggiatura di Enrico Vaime e Marcello Marchesi, mentre la regia era di Franco Taviani. E scusate se è poco.
Antonietta Terraglia – Copyright Boomerissimo.it®


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