Un must dei bambini boomer, aspettare la passeggiata incerta di un improbabile ippopotamo blu
Quando oggi si dice Pippo ai più verrà in mente il Baudo, l’uomo che è stato la televisione italiana per decenni.

A noi che abbiamo qualche mese in più il nome Pippo faceva venire in mente alternativamente l’amico goffo di Topolino e lui, l’ippopotamo blu e il suo jingle.
Ci si accontentava?
La poca scelta televisiva che avevano i cuccioli boomer si traduceva in programmi che dovevano passare tra le strette maglie dei dirigenti RAI. I canali erano due e le ore di programmazione poche, i programmi che conquistavano il passaggio televisivo dovevano essere perfetti, almeno nell’idea della RAI dell’epoca. Tutto si concludeva poco dopo le 23 con “Armonie del pianeta Saturno” in cui c’era anche una pausa monoscopio più o meno tra le 14 e le 16.30.

I conduttori/presentatori erano sufficientemente “studiati”, nel senso che sapevano usare i verbi oltre l’indicativo presente e possedevano un bagaglio culturale che ne impedisse strafalcioni. Uno che aveva la deroga era Mike Bongiorno a cui le gaffe venivano perdonate. Ma la storia delle gaffe di Mike si mischia con la leggenda.
I bambini avevano pochi programmi a loro dedicati, c’era la TV dei ragazzi e Carosello. Come abbiamo avuto già modo di raccontare, le direttive in materia di pubblicità erano stringenti, mai essere troppo diretti e soprattutto mai essere volgari e all’epoca la soglia del volgare era estremamente bassa.
In virtù di ciò pur obbedendo ad una logica consumistica, bisognava trovare un modo per elevare prodotti di uso comune e destinati ad un uso non nobile. Da qui la necessità di un’idea alternativa per promuovere un oggetto tanto utile quanto difficile da reclamizzare senza cadute di stile: il pannolino.
Pippo, l’ippopotamo blu
Verso la fine degli anni Sessanta complice il boom economico, le mamme italiche cominciavano a intravedere che il tempo impiegato per cambiare i figli non era sempre una gioia. Risparmiare del tempo tra ciripà, spugne e mutandine poteva aggiungere del benessere ad una donna che non si identificava più tout court nel ruolo di genitrice.

Considerando la frequenza idraulica di un bambino neonato o giù di lì non è difficile immaginare la montagna di panni che si accumulava in un giorno con conseguente lavatrice perennemente in funzione.
L’arrivo in Italia del pannolino usa e getta dovette sembrare alle mamme non fondamentaliste un modo per tirare il fiato. Dall’altra parte la ben famosa ditta produttrice si affidò all’agenzia di Armando Testa per creare un Carosello che promuovesse l’innovazione.
Era sicuramente una sfida. Nessun accenno al contenuto del pannolino sarebbe passato alla censura, pensa pensa, bisognava trovare una modalità tanto efficace quanto accattivante per il Carosello. Sebbene non fossero i bambini i consumatori finali (erano le mamme ad acquistare) è pur vero che erano i bambini una gran parte del pubblico di Carosello.
Il caracollante ippopotamo di un improbabile blu fu realizzato da Santo Alligo dall’idea di Armando Testa e del suo art senior Aldo Lanfranco. La scelta del colore aveva una sua ratio. Gli antichi Egizi realizzavano le sculture degli ippopotami del Nilo in blu.
Il prototipo di Pippo fu scolpito da Pietro Gilardi in due pezzi di poliuretano espanso. Aveva però un enorme difetto, non era mobile con tutti i limiti del caso.
Dopo diverse prove venne realizzato l’animale definitivo che aveva al suo interno due meccanismi due, un grafico ed un impiegato, Loris Dalmasso e Walter Danzero. Oggi si farebbe tutto con l’AI.
Pippo era accompagnato da un jingle che si può essere certi tutti i bambini di allora ricorderanno. Successivamente fu realizzato anche un pupazzo raffigurante il ceruleo mammifero parlante in scala ridotta, che però non essendo acquistabile diventò un vero e proprio oggetto del desiderio. Si narra di lotte fratricide per accaparrarsi i punti acquistando pannolini fino alla maggiore età del virgulto.
Se soffrite di nostalgia e avete qualche soldino da spendere, esemplari del pupazzo si trovano in rete intorno ai 300 euro. Un prezzo modico per tornare bambini.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it


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