Profumi, effluvi, sentori, freschezze, sotto la doccia o nella vasca, per noi boomer le possibilità erano limitate. La più coreografica aveva quattro zampe e la criniera.
Prima che il beauty e la cura del corpo diventassero un must, ci si lavava con la saponetta. Un pezzo di sapone dal profumo variabile, ma che era percepibile solo a confezione appena aperta.

Con l’uso e il consumo l’effluvio diventava meno persistente sino a diventar un ricordo.
Il momento freschezza
In tempi in cui la doccia non era presente in tutte le case e l’acqua calda andava centellinata causa esaurimento dello scaldabagno o boiler che dir si voglia, il momento destinato alle abluzioni doveva essere necessariamente veloce.

Shampoo e bagnoschiuma in bottiglia erano un goal, uno status symbol e, a dire la verità la scelta non era così vasta. Oggi, se si passa per la corsia dei bagnoschiuma puoi trovarne di ogni genere, con qualsiasi profumazione e altrettante funzioni, addolcente, idratante, nutriente, dimagrante, levigante, disinfettante ecc. ecc. Basta che sia un participio presente.
Ai tempi dinosaurici della me bambina l’unico participio presente possibile era pulente. Di delicato c’era poco, ma eri già abbastanza fortunato se non sapeva di shampoo per auto.
Alle “delicate” strofinate della spugna seguiva, da parte della genitrice o sotto sua diretta minaccia, la copertura di talco, borato o altro in tipica confezione verde. Si scoprì a posteriori che proprio benissimo alla salute non faceva, ma come si dice, quello che non uccide, rende più forti, insomma siamo dei sopravvissuti.
Di che colore è il cavallo bianco del bagnoschiuma?
Chi ha vissuto quegli anni ricorda di certo il bagnoschiuma al pino, la cui freschezza ed energia era veicolata da uno spot in cui l’assoluto protagonista era uno splendido cavallo bianco.
E qua apriamo una parentesi equina, i cavalli che i digiuni della materia definiscono “bianchi”, tali non sono. Quelli che ne capiscono sanno che sono grigi. Bianco è un cavallo albino, quadrupede con mantello bianco, pelle chiara, occhi azzurri. Sono delle vere rarità ed hanno anche qualche problema a livello di vista e udito.
Lo spot che tutti abbiamo in mente vedeva questo animale possente correre sulla riva del mare, alzando schizzi e incitato da una musica che ne sottolineava l’ardore.
La pubblicità, il carosello originale è andato in onda dal 1968 al 1976 prodotto dalla Union Film per l’agenzia Leo Burnett. Lo slogan che accompagnava le immagini recitava “Una sensazione di freschezza e di prorompente vitalità”. L’idea di usare il cavallo venne a Vito Taverna e per convincere l’esemplare alla galoppata lanciata veniva prima liberata una femmina…
Le location dello spot furono varie. Si cominciò con la Camargue per proseguire in Sardegna, per la precisione a Porto Giunco, spiaggia di Villasimius.
Ma… l’attore principale, il cavallo? Come spesso succede, più di un esemplare ha interpretato la parte del protagonista. Nell’ordine i loro nomi sono Paco, Estribo e Cardinero. Ma se dei primi due non siamo riusciti a trovare tracce, possiamo raccontare la storia di Cardinero.
Cardinero
Cardinero era uno splendido stallone andaluso, che dopo aver conosciuto notorietà e premi ed essere stato il beniamino del pubblico era stato destinato al macello.

Succedeva (e succede) spesso che i cavalli diventati anziani o con qualche problema fisico, una volta diventati un peso dal punto di vista economico, venissero destinati alla tavola per racimolare qualche soldo.
Fortuna ha voluto che il signor Lino Casazza, camionista in pensione della provincia di Pavia, lo abbia riscattato e preso con sé, nonostante la sua pensione non permettesse sprechi. Cardinero è stato il compagno del pensionato. Lo portava in giro per il paese ed era l’idolo dei bambini. La mattina si affacciava alla finestra per dargli il buongiorno.
E lì si è spento all’età di ventotto anni, amato e ricordato da tutti. Il paese ha anche deciso di intitolargli una piazza. Nessuna pubblicità per questo.
Antonietta Terraglia (® boomerissimo.it)


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