Una volta all’anno ci tocca. Ci si creda o meno, siamo tutti trascinati in un vortice di porporina rossa, ovatta finta neve e tanta tanta bontà stagionale.
Da qualche anno a questa parte le festività natalizie cominciano con un congruo anticipo (non in denaro).

Supermercati, negozi cominciano ad ottobre a presentare panettoni, pandori ed oggettistica tanto becera quanto inutile da presentare il giorno di Natale come regalo al malcapitato prescelto.
Season’s greetings
Questo diluvio di zucchero e bontà è accompagnato dalla scelta, politicamente corretta, di sostituire il classico “Buon Natale e felice anno nuovo” con un più neutro “Buone feste” che metta al riparo da gaffe di ordine religioso e calendaristico.

Anche il classico lavoretto di Natale, incubo di bambini e genitori (e di qualche illuminato maestro) si sono dovuti evolvere nella scia della multiculturalità. Gesù Bambino è stato sostituito dal neutro Babbo Natale ed il classico presepe fatto in materiale di recupero da regalare ai genitori, è stato soppiantato da addobbi vari, sferici o meno, con immagini invernali.
Per noi Boomer lo start della stagione natalizia era il giorno dell’Immacolata, l’8 dicembre. In quel giorno si addobbava la casa, cioè si faceva il presepe e/o l’albero di Natale, si preparavano i dolci, laboriose leccornie natalizie e le mamme cominciavano a stilare il menu della cena di vigilia/pranzo di Natale. Noi piccoli, più che altro, facevamo il conto alla rovescia dei giorni di scuola che rimanevano prima dell’inizio delle vacanze.
Più o meno nello stesso periodo cominciavano a passare in televisione i carosello a tema. Panettoni, giocattoli, dolci vari conquistavano di diritto il posto d’onore nella pubblicità televisiva.
Hilltop
Una che inneggiava non tanto alla festività, ma alla fratellanza, alla multiculturalità era la pubblicità della bevanda frizzante più famosa al mondo.
Uno spot fatto riunendo ragazzi di varie origini etniche che cantavano una canzone, I’d like buy the world a Coke, (in italiano Vorrei cantare insieme a voi).

L’autore della fortunata campagna è Bill Backer dell’agenzia McCann-Erickson che all’epoca si occupava della pubblicità del colosso delle bibite. Backer doveva raggiungere Londra per incontrare Billy Davis e Roger Cook che avrebbero dovuto supportarlo nella stesura di alcuni radio che sarebbero poi stati affidati al gruppo musicale The New Seekers per l’interpretazione.
Nel 1971 il cambiamento climatico non era ancora così evidente e il vecchio adagio che voleva Londra pervasa da una fitta nebbia era ancora vero. L’aereo che portava Backer non riuscì ad atterrare ad Heathrow e fu dirottato verso l’aeroporto di Shannon, in Irlanda, nell’attesa che la visibilità migliorasse.
La sosta forzata a Shannon non fu accolta bene dai passeggeri che in qualche caso mostrarono il loro disappunto con una certa veemenza, comprensibilmente diremmo, visto che erano obbligati a restare una notte e dividere le camere disponibili.
Il giorno dopo Backer osservò che l’animosità era completamente sparita e che i passeggeri chiacchieravano e scherzavano tranquillamente al bar dell’aeroporto bevendo la famosa bevanda. In quel momento gli si accese la lampadina. La bevanda si era trasformata da un qualcosa di piacevole da bere per dissetarsi, in un mezzo di condivisione, un modo per fare amicizia e rendere il mondo migliore.
Messa a punto la canzone con il verso chiave “I’d like to teach the world to sing in perfect harmony”, si trattava di girare il commercial. Fu stanziato un badget altissimo per l’epoca, 250000 dollari. L’idea alla base era quella di proporre un coro di ragazzi di diverse origini abbigliati secondo i dettami delle varie culture che rappresentasse il mondo.
La location individuata per il coro erano le scogliere di Dover, ma dopo tre giorni di pioggia incessante e previsioni meteo infauste, si cercò una collina dal clima più amabile, e fu scelta Roma. Regista fu l’italiano Roberto Malenotti, il titolo del commercial Hilltop.
Come spesso succede, in sede di montaggio ci si accorse di tutta una serie di problematiche, riprese fuori fuoco, luci sbagliate. Ma tra tagli e nuove scene girate con avventizi il commercial vide la luce.
Sulla base di questo ne fu tratta la versione natalizia, questa volta girata di notte, con i ragazzi del coro che recavano in mano una candela.
E buon Natale a tutti.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it


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