Last Christmas, il video che abbiamo guardato per quarant’anni. Ma la parte migliore è quella che è stata tagliata
C’è un momento preciso, ogni anno, in cui il Natale inizia. Ormai è stato anticipato ai primi di novembre, quasi coevo con il giorno dei morti, (non userò la parola che comincia con H).

Supermercati con i panettoni allestiti a forma di albero di Natale, profumo di zenzero e cannella, quando stiamo ancora cercando di smaltire zucche malamente incise. I negozi si ammantano di rosso e regali inutili, sciarpe, guanti, pigiami e calzini o i terrificanti strofinacci a tema. Perché un pensierino non si nega a nessuno, per quanto becero sia. Cominciano a rincorrersi le domande immancabili, cosa cucini a Natale, chi viene, dove vai a capodanno. La mia risposta sarebbe univoca se non temessi rappresaglie: una beata m…..a. La bontà patinata del Natale non mi contagia, anzi suscita in me i peggiori istinti. Era bello da bambini, quando i regali arrivavano davvero solo a Natale. Per dirla tutta, in verità, sono stata sempre un po’ Grinch. L’adunata oceanica di parenti e affini in occasione del 25 dicembre e dintorni, mi ha sempre dato fastidio. Sono asociale, o perlomeno detesto essere sociale in occasioni comandate.
Last Chistmas
Ai primi di dicembre viene scongelato Michael Bublè e Mariah Carey che ci tormenteranno sino all’Epifania. Questi sono oggi i simboli del Natale! Negli anni Ottanta, quando tutto sembrava possibile, fu creata anche una canzone natalizia che osasse sfidare le antiche nenie.
Partiva con il sintetizzatore iniziale, due note morbide, malinconiche e irresistibilmente eighties che, ahinoi, continuano ad accompagnarci in ogni santo dicembre dal 1984 a oggi.
Last Christmas degli Wham! non è solo una canzone. È un monumento, un pezzo importante delle nostre anime boomer, come la lacca sui capelli cotonati. Il video è il compendio degli anni ’80. C’è tutto quello che abbiamo amato (e rimpianto di averlo fatto) di quel decennio: i capelli che sfidano la gravità, le spalline imbottite, la neve immacolata, la baita irraggiungibile pre Rita De Crescenzo e quel triangolo amoroso fatto di sguardi struggenti tra George Michael e la ragazza che gli ha spezzato il cuore. La fiction è tutto. La canzone nacque nel febbraio di quell’anno. George e Andrew Ridgeley erano a casa dei genitori di George per il pranzo della domenica. Mentre Andrew, svaccato sul divano, guardava Match of the Day (il classico programma di calcio inglese) in televisione, George sparì al piano di sopra. Si chiuse nella sua cameretta e cominciò ad armeggiare con una tastiera Roland Juno-60. In meno di un’ora tirò fuori melodia e testo. Mentre Andrew era ancora lì che guardava i gol. George gli suonò l’intro e il ritornello. I componenti del duo decisero di perseguire con quella canzone un obiettivo, cinico e preciso: volevano arrivare primi in classifica per Natale. George, con quella melodia appiccicosa come il miele, sapeva di averlo in tasca (non ci riuscì, perché quell’anno arrivò al primo posto la corazzata Do They Know It’s Christmas?).
Il videoclip
A guardare il video sembrava una favola invernale girata con precisione e professionalità. E invece portare a termine quel videoclip fu una vera impresa. La verità dietro quelle riprese è molto più vicina a una gita scolastica dell’ultimo anno che a un set cinematografico. La realtà è che erano tutti, costantemente e gioiosamente, alticci.
Per la location, la casa discografica non badò a spese. Bisognava creare l’immaginario definitivo del Natale eighties style. La scelta cadde su Saas-Fee, una perla incastonata nel Canton Vallese, in Svizzera. Un posto dove non arrivavano le auto.Un paradiso ecologico ante litteram.
L’idea del regista Andy Morahan era di isolare il gruppo dal mondo reale per ricreare un’atmosfera intima. Il regista prese una decisione che si rivelò fatale per la sobrietà generale: non ingaggiò attori professionisti. Tutte le persone che si agitano nel video facevano parte dell’entourage degli Wham!. Mettete insieme un gruppo di ventenni inglesi pieni di soldi in uno chalet isolato con carta di credito illimitata della CBS Records e il disastro è assicurato. Intrattenitore capo e fautore del caos fu Andrew Ridgeley. Se George Michael nel video appare come l’anima tormentata dall’amore perduto, Andrew era il motore del disordine oltre la finzione scenica. Nonostante il divieto di circolazione alle auto, le cronache narrano di un Andrew in preda ai fumi dell’alcol che riuscì nell’impresa di saltare sui tetti delle auto. Pare si trattasse delle poche auto di servizio o di quelle parcheggiate nei grandi silos all’ingresso del paese, le fonti non sono chiare. Leggenda vuole che Andrew facesse irruzione nelle stanze d’albergo degli altri membri del cast nel cuore della notte, svegliando tutti per continuare la festa.
C’è un aneddoto che riguarda la scena iniziale, quella dell’arrivo con la funivia. Andrew aveva postumi della sbornia talmente feroci che dovette essere sorretto fisicamente fino al momento del “Ciak”. Eppure, nel video corre sulla neve fresco come una rosa. Un professionista del fake. La scena principale del video è il cenone. Tavola imbandita, candele, maglioni di lana grossa che oggi su Vinted varrebbero un patrimonio. La modella Kathy Hill, la ragazza dai capelli ricci che interpreta la “ex” crudele, ha narrato l’ebbro retroscena.
In diverse interviste ha raccontato il segreto di quella naturalezza conviviale:
“Non stavamo recitando. Eravamo a una vera festa. E soprattutto, bevevamo davvero.”
Niente acqua colorata nelle caraffe. Quello era vino rosso. Fiumi di vino.
Kathy ha ammesso candidamente: “Eravamo tutti un po’ brilli (tipsy)”. Anzi, ha specificato che George era forse l’unico a cercare di mantenere un contegno perché doveva cantare in playback e fare le facce giuste. Nella scena in cui lei e George incrociano gli sguardi sopra i calici, non riusciva a smettere di ridere perché Andrew, fuori dall’inquadratura, faceva smorfie ed era caduto dalla sedia.
Al termine dell’allegra vacanza, il regista Andy Morahan si trovò tra le mani ore di girato in cui la gente cadeva nella neve, rideva senza motivo e barcollava. Doveva trasformare tutto questo in una struggente storia d’amore. La trama ruotava attorno alla spilla di diamanti. Da copione George l’aveva regalata a lei l’anno prima e lei l’anno successivo l’aveva colpevolmente regalata ad Andrew.
Una trama non proprio degna di Lady Macbeth, ma idonea allo scopo. La verità è che quella spilla era l’unica cosa che teneva insieme la narrazione in mezzo al delirio etilico. Serviva un oggetto fisico (“il MacGuffin”, direbbe Hitchcock) per focalizzare l’attenzione degli spettatori, distraendoli dal fatto che, tutto intorno, c’era un rave party mascherato da cena di Natale.
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Forse alla luce dei retroscena, quel video che sapeva di glassa stantia, mi piace di più. Oggi i video sono aggiustati con i filtri, corretti con l’intelligenza artificiale e le star bevono acqua, bibite detox e fanno yoga alle 5 del mattino. Il set di Last Christmas ci ricorda un mondo che non c’è più. Si ammanta di nostalgia, non è solo una clip, è l’ultima, grande festa degli anni ’80.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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