Ma quanto eravamo brutti negli anni Ottanta? Rettifico, ma quanto ci vestivamo male! Oggettivamente, usando spirito critico, ci sono veramente poche cose da salvare nella moda di allora.
In queste pagine abbiamo giร trattato di alcuni orrori fashion degli anni 80.

Ma davvero non saprei dire se all’epoca in qualche modo fossimo consapevoli di indossare outfit che neanche sotto tortura oggi potremmo considerare come capo d’abbigliamento.
Dress for success
Questo era il diktat del fashion di allora. L’eccesso. Colori, volumi tutto portato al suo massimo. Oltre alle giร analizzate spalline alla Robocop, c’erano anche i maledetti fuseaux coloratissimi in lycra, quelli che usava la super fit Jane Fonda durante le sue sessioni di aerobica. Fuseaux che indossava sui body con sgambatura ascellare. Tutto perfetto, certo, per la sua figura alta e longilinea, per il suo peso piuma. Noi, piccoli sgorbi, che avremmo venduto l’anima al diavolo per 5 cm in piรน, eravamo costrette a fare il “risvolto” o rivolgersi alla vecchia singer di nonna.

La sgambatura ascellare era un must anche per i costumi da bagno e l’intimo. Le mutande, perizoma e affini avevano la forma di una “V” maiuscola. Niente di pรน scomodo. Qualche anno piรน tardi la nostra Anna Oxa inventรฒ il fantastico trend delle mutande a vista, complici i pantaloni a vita bassa.
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Poi arrivรฒ Madonna, con i suoi pizzi, i reggiseni a vista, le calze strappate e le fasce nei capelli. Era un tripudio di trine e merletti mischiati con borchie e pelle.
Hair to despair
Fin qui ci siamo tenuti alla larga dall’hair styling dell’epoca che ha prodotto danni non solo ai capelli di molti malcapitati, ma anche all’ambiente.
Abbiamo passato ore a testa in giรน asciugando i capelli per dar loro volume e bloccarli con un misto di lacca e spuma (e vai di CFC). “Ti va il sangue alla testa!” (cit. mamma). Nei meandri di quelle chiome ci potevano nidificare anche alcune specie di uccelli…

Come dimenticare poi il mullet, l’orripilante (parlando in termini tricologici) taglio corto sul davanti, con frangia bombata, sfilato ai lati e lungo dietro,? In alcuni casi il lungo dietro di limitava ad una coda di sorcio…
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E poi c’erano le cotonature glamour, quelle che vedevamo alle capigliature delle star delle televisione o del cinema. Ricordate Melanie Griffith in Una donna in carriera? La figlia di Tippi Hedren nonchรฉ ex moglie di Don Johnson, raggiunge giร per natura la ragguardevole altezza che a seconda delle fonti viaggia tra i 173 e 177 cm, aggiungiamoci quegli 8/10 cm di cotonatura in ogni direzione e avremo davanti un granatiere. In quegli anni arrabbiarsi al cinema era normale, non potevi dire a chi ti era seduto davanti di piastrarsi i capelli.
In televisione la sfida era tra le protagoniste di Dynasty, la perfida Alexis/Joan Collins e la dolce Krystle/Linda Evans.
La lotta tra le due non era solo a colpi di intrighi per il potere e l’amore di Blake Carrington, ma era anche a botte di hairspray.

Joan Collins, mora, andava di boccolo cotonato, Linda Evans, biondo platino, aveva una pettinatura, la cui forma non esiste in natura. Un similcarrรฉ con frangia, con risvolti aerei e le punte aperte verso l’esterno. Un ensemble che ricordava una pagoda. Inutile dire che tali signore si alzavano dal letto, anche dopo notti di passione senza un capello fuori posto, il che da un’idea della quantitร di lacca usata per raggiungere l’effetto cemento.
Il rischio era che l’amante di turno potesse, in un gesto d’amore o passione, accarezzare i capelli dell’amata e restarci impigliato, appiccicato, come una mosca nella tela del ragno.
Antonietta Terraglia


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