Cose terribili succedevano negli anni Ottanta. Terribili e mostruose, capaci di abbattere il sex appeal di chiunque.
Si fa presto a dire “orrore anni Ottanta”. Noi che li abbiamo vissuti, mangiati, indossati e guidati ne sappiamo qualcosa. Basta nascondersi dietro le spalline, parliamone.

E se sul patibolo del trash anni ’80 spesso sono finite le signore, ora (è proprio il caso di dirlo) prendiamo il toro per le corna e parliamo dell’altra metà del mondo: i maschietti.
Uomini anni Ottanta
Facciamo un rapido recap, c’era già Tom Cruise, Tom Selleck, Mel Gibson, gli Wham, Mr. T, insomma il mondo era bello perché avariato e tanti erano gli stili ravvisabili nelle celebrities di allora. Con dei punti di contatto, ça va sans dire.
Era tutto eccessivamente colorato e per questo decadente, dettagli che non erano tali perché ostentati, c’erano i preppy e quelli perennemente in tuta con marchio in evidenza (e magari in acetato), ma affrontiamo il problema.
Total look (dal basso verso l’alto)
Il decennio ha visto l’ascesa di Michael Jordan non come atleta, ma come creatore di merchandising e marketing. L’uomo che ha messo scarpe da ginnastica a tutti con conseguente abbassamento della qualità dell’aria. Orribili, alte sulla caviglia, sformate, colorate sono diventate la divisa dei piedi di molti e non importa quanto costassero (e ancora costano).
Seppur le magliette con loghi e scritte non fossero una novità, il decennio vide la loro apoteosi. Marchi con nomi, cognomi, codice fiscale ed indirizzo dello stilista campeggiavano ovunque alla faccia dell’understatement. Ti eri comprato la maglietta griffata? Avevi risparmiato fino all’ultima cento lire per prenderla? Bene. Si doveva vedere! Tutti dovevano sapere di chi era (oltre che tua).

Un’altra aberrazione era il cosiddetto canadian tuxedo, cioè jeans sopra e jeans sotto, il tripudio del denim. A parte che non ho ancora capito in quale stagione vada messo il giubbetto di jeans e soprattutto a chi stia bene, l’overall era davvero terribile. Non capitava mai che il sopra e sotto fossero della stessa nuance, per non parlare di coloro che “per spezzare” indossavano sì giacca e pantaloni in denim, ma uno dei due item era nero… Negli anni Ottanta si afferma l’athleisure sdoganato da esponenti dell’ hip-hop come Run DMC e LL Cool J. I materiali di allora non erano leggeri come quelli di oggi, in alcuni casi il risultato era di sembrare infagottati, in altri, in presenza delle famigerate tute in triacetato, sembrava di essere avvolti nella carta delle uova di Pasqua, con la quale condividevano anche il rumore. Oggi anche il salumiere del supermercato è tatuato come un capo Maori con simboli e disegni di dubbio significato, ma il trend da agopunzecchiato è cominciato negli anni Ottanta con l’orecchino e il piercing maschile. Torme di adolescenti hanno rischiato l’eredità litigando con i genitori per appendersi una croce all’orecchio. Accessorio di dubbio gusto, come l’eccesso di tatuaggi, di cui continuo a non comprendere il fascino. Non si può concludere questa breve e non esaustiva carrellata senza tornare a lui, il famigerato mullet. Nella versione maschile era ancora più aberrante, basti pensare a Mel Gibson versione Arma Letale. Come dicevano gli americani: “business in the front, party in the back”, per indicare un taglio di capelli con una doppia anima. Aveva tutto sbagliato quel taglio di capelli, faceva sudare sul collo con conseguente unto sulla camicia e i capelli corti sulla fronte crescevano in fretta finendo negli occhi. Risultato? Ridicolo, ma allora era trendy, tanto.La moda, come tutto, è soggetta a corsi e ricorsi, ma se proprio vogliamo pescare nella moda di quegli anni, facciamo in modo che non abbocchi.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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