A noi piacciono perché hanno il sapore della nostalgia, ma siamo ben consapevoli che i favolosi anni Ottanta hanno prodotto aberrazioni. In rapida carrellata: acconciature, abiti e, dulcis in fundo, ricette.
No. Non era tutto bello e no, non andava tutto bene. Ma la patina del tempo serve a questo, ad edulcorare i ricordi e farci dimenticare le tute di acetato, i capelli leonini e certe mode che è meglio non ricordare.

Gli anni Ottanta sono stati un decennio di opulenza, in molti casi più esibita che reale. Abbigliamento ed accessori dovevano avere il marchio e il nome della griffe bene in evidenza, altrimenti eri un poveraccio. Il mostrare, il famigerato “look” era una sorta di diktat. Non spendi? Non lo mostri? Non sei nessuno.
Anche la cucina si adegua
L’ossessione per la ricchezza e l’aspetto estetico si mostrava anche in ciò che si portava in tavola. Insomma, per lo meno per certe categorie di personaggi.
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Le mamme continuavano a mettere in tavola alla domenica piatti della tradizione (non rivisitata) in porzioni camionistiche, ma i più giovani accoglievano il trend del nuovo con un entusiasmo mal riposto.
Addio santo ragù, addio risotto fatto con i tutti i crismi, via libera a gelatine di ogni genere, farcite nei modi più improbabili o acconciate in forme inquietanti.
Ma tre erano le ricette dalle quali non potevi scampare, che tu fossi tra amici o se un giovane rampante ti invitava a cena a casa sua.
Le ricette da dimenticare
E’ stato il decennio della panna. Qualsiasi cosa si amalgamava e si rendeva più cremosa con la panna. Ti toccava mangiare qualcosa che aveva l’aspetto (e forse il sapore) della pasta Fissan. Gli intolleranti al lattosio non hanno avuto vita facile, ma anche gli intolleranti alle “mappazze” non se la sono vista bene.
Le ricette trendy erano sostanzialmente tre: tortellini panna e prosciutto (alcune varianti prevedevano anche i piselli), pennette alla vodka, risotto allo champagne. Non ne venivi fuori. Tutti piatti abbastanza rapidi e semplici da preparare, perché si sa, gli yuppies non hanno tempo da perdere.
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Semplici sì, ma non particolarmente leggeri ed in un momento storico in cui il corpo esibito era in primo piano e l’aerobica infuriava, era una bella sfida con la bilancia.
Andiamo per ordine. I tortellini, una volta scolati, andavano ripassati in padella con la cipolla già saltata, la panna e i dadini di prosciutto. Masterchef!
Le famigerate pennette alla vodka erano una mappazza in cui il soffritto del sugo di pomodoro andava sfumato con la vodka. Al termine della cottura, le pennette venivano unite al sugo in una zuppiera e tutto veniva amalgamato con un’abbondante dose di panna che rendeva il piatto di un rosa inquietante. Cannavacciuolo turati le orecchie.
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The last, but not the least era il risotto allo champagne. L’apoteosi dello sborone. Invece di fare un dignitoso risotto alla parmigiana, lo sborone anni Ottanta lo faceva aggiungendo lo champagne invece di un vino qualsiasi. L’idea era quella di impressionare i commensali, o la “commensala” messa nel mirino, stordendola con champagne sia nel piatto che nel bicchiere. Tecnica non priva di rischi, sia per il prezzo dello champagne che per gli incerti dovuti ai gusti della giovine oggetto della corte. E se avesse preferito un pezzo di pizza?
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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