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Scomparsa Mario RIva

La scomparsa di Mario Riva: il “giallo” Rai che inquieta ancora

Il “giallo” RAI di Mario Riva: quando il conduttore più amato d’Italia sparì improvvisamente all’Arena di Verona. Archivi scomparsi, omertà televisiva e verità mai detta.

Ho sempre considerato, forse a torto, la Rai come una compagna un po’ sonnacchiosa e priva di troppe emozioni. Sono abbastanza adulto per ricordare quando arrivò il mitico secondo canale, che non cambiò poi molto, se non negli orari di programmazione.

Scomparsa Mario RIva
Mario Riva, una tragedia e un giallo – Boomerissimo.it®

Poi la Riforma, la mitica riforma, che ci costò Corrado (e non solo) e che forse avrebbe dovuto darci risultati estremamente emozionanti, ma si risolse essenzialmente nel triplo della lottizzazione. Ogni partito aveva la sua rete: posti triplicati, ma non così per la qualità dell’intrattenimento che è scemata sempre più verso il livello del villaggio-vacanze, in collaborazione competitiva con il neonato colosso della televisione privata, che prometteva amore, intrattenimento pepato, grazie a un effetto-diretta che la legge vietava ma funzionò benissimo nella pratica. Eppure, lontano dagli occhi, ben nascosto dall’occhio dello spettatore, che non deve sapere e non deve capire troppo, anche la Rai precedente qualsiasi tentativo di innovazione era capace di brividi, e di misteri, se non di vere e proprie storie da poliziesco. Che nessuno doveva conoscere. Una delle più tragiche vede come protagonista Mario Riva, la star assoluta delle Rai di quel tempo, che finì tragicamente e incomprensibilmente la propria carriera e la propria vita durante una serata clou del suo Musichiere.

Che fine ha fatto Mario Riva? 

È la sera del 21 agosto 1960, quando diciannove milioni di telespettatori stanno aspettando la serata finale del Musichiere, il leggendario show che a quel tempo ferma l’Italia. Tutti stanno aspettando Mario Riva, in diretta dall’Arena di Verona per una finalissima che si prepara a fare epoca.

Scomparsa Mario RIva
Miranda Martino nel 1961 (public domain) – Boomerissimo.it®

La luce azzurra riempie le case, illumina i bar, i pochi uffici aperti in quella sera estiva. L’Italia aspetta il suo conduttore, la sua voce inconfondibile, i suoi tomentoni: “Nientepopodimeno! Ma lo show comincia e Mario Riva non arriva. Gorni Kramer, straordinario jazzista e direttore d’orchestra, un altro gigante di quello show business ancora agli albori ma per molti aspetti più raffinato di oggi è al centro del palco. Attende il segnale per fare partire l’orchestra. Ma nulla avviene. Kramer non sa ancora che pochi istanti prima gli spazi caotici del gigantesco retropalco dell’Arena sono stati scossi da un urlo. Un urlo sordo, attutito dalla profondità. Un grido disperato, un corpo che rimbalza pesante, tra le assi e gli attrezzi, metri e metri sotto il livello del palco. I diciannove milioni non sanno ancora che quello che non stanno vedendo è un dramma su cui ancora oggi ci interroghiamo. L’Arena, zeppa in ogni ordine di posti, con le luci che brillano, e migliaia di accendini accesi, attende il suo eroe (eroe abbastanza improbabile con gli occhi di oggi, ma perfettamente in sintonia con quell’Italia del 1960) che dovrebbe arrivare di corsa con una torcia olimpica in mano, in omaggio alle Olimpiadi di Roma. Ma Mario RIva non c’è, è già in agonia, inghiottito dallo stesso palco che doveva celebrarne il trionfo.

Un incidente con troppe domande

Il conduttore dei conduttori, l’uomo che ha portato la musica in Rai, anticipando di decenni la seconda rivoluzione di Discoring  ha ricevuto le istruzioni da Garinei e Giovannini, gli autori del programma. Deve salire agilmente su un praticabile di legno, uno dei soliti palchi mobili su cui qualunque uomo di spettacolo è salito mille volte. Ma stavolta il praticabile non è saldamente collegato al resto del palco, un buco lo separa, coperto da strisce di tela un po’ impolverata. E sotto ci sono tre metri di vuoto. Chi ha lavorato su un set sa che non sempre tutto è sicuro, ma quando c’è un pericolo devono esserci anche dei segnali che lo mettono in evidenza. Quella sera non ci sono, o sono resi invisibili da riflettori accecanti e persino da quegli accendini che anticipano Vasco, anche questa una novità anticipatrice. 

Scomparsa Mario RIva
Renato Rascel a Canzonissima, nel 1971 (Public Domain) – Boomerissimo.it®

In più Mario Riva brandisce la sua, di torcia. Il risultato è una di quelle catastrofi che fanno molto ridere quando le vedi nelle comiche, ma nella realtà possono essere – e in questa occasione saranno – tragedie reali. Solo la regia e gli autori si rendono conto che è successo qualcosa di gravissimo, ma lo spettacolo è spietato, 19 milioni di televisori aspettano, e lo show deve continuare, qualunque cosa sia successa al suo mattatore. Garinei balza dal suo posto: avvisa Gorni Kramer di far partire l’orchestra. Giovannini prende dalle retrovie dello show la stupefatta Miranda Martino e la scaraventa sul palco come una marionetta. I titoli di testa sono già passati, ci sarà tempo per raccontare al pubblico la verità. Quel tempo, oltre sessant’anni dopo, non è ancora arrivato. 

Confusione e silenzi

Mentre solo pochissimi capiscono cosa sta succedendo parte la sigla: “Domenica è sempre domenica…” . Miranda Martino, si trova in una posizione paradossale: è una cantante in gara ma è appena stata eliminata: deve improvvisarsi conduttrice. Non sa perché ma le basta per essere sotto choc. I concorrenti sono altrettanto scossi. Renato Rascel si offre di condurre la serata, ma gli autori si oppongono perché la sua canzone è ancora in gara. Tata Giacobetti del Quartetto Cetra fa quello che può per cavare di impiccio la Martino sull’orlo di una crisi di nervi. Nessuno sa cosa sta accedendo, meno di tutti i milioni di italiani al teleschermo. Nel frattempo, dietro il palco, nel buio, gli assistenti stanno recuperando il corpo di Mario Riva. Lo portano via rapidamente, cautamente. Continuano a dirgli cose rassicuranti, ma tutti capiscono che la cosa sta finendo male.

Mario Riva, una leggenda in anticipo sui tempi

Prima di questa sera di agosto, Mario Riva era la leggenda del sabato sera italiano. Una leggenda che allo sguardo di oggi può lasciare sorpresi, almeno chi non ha la fantasia sufficiente a viaggiare nel tempo. Nel 1960 è un quarantessettenne del suo tempo, ovvero un uomo fatto che ne dimostra sessanta.

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Mario Riva soccorso dopo la caduta (Public Domain) – Boomerissimo.it®

Cicciottello, anche piuttosto strabico a giudicare dalla foto, non è decisamente uno degli eterni teenager abbronzati e muscolati che si richiedono oggi nel suo Mario. Si chiama in realtà Mario Bonavolontà ed è un figlio d’arte, figlio di un compositore napoletano piuttosto noto. Ha costruito la sua carriera sul varietà, al cinema, alla radio e soprattutto al teatro, partendo dagli spettacoli per le truppe durante la Seconda Guerra Mondiale. Tutto ciò mentre combatteva con i Bersaglieri a Zara. È tornato provato, ma lo spettacolo l’ha subito lanciato in orbita. Viene scoperto da Garinei e Giovannini insieme al toscano Mario Billi, che ne fanno una coppia comica che sbanca i botteghini. Precedono Totò e Peppino, in quel ruolo che sarà poi di Franco e Ciccio.  Poi, il 7 dicembre 1957, arriva “Il Musichiere”. Un semplice quiz musicale: i concorrenti seduti su sedie a dondolo, ascoltano l’attacco di una canzone, corrono dieci metri, suonano una campanella, indovinano il titolo.  Gorni Kramer dirige l’orchestra con l’autorità del Maestro. La sigla “Domenica è sempre domenica”, composta da Garinei e Giovannini e dallo stesso Kramer ce l’abbiamo ancora nell’orecchio, a testimonianza della sua qualità di evergreen sempiterno. 

Il giallo di Verona. Perché?

Ma la botola di Verona spezza tutto. Un incidente tragico, come talvolta accadono nello spettacolo. Ma il suo segno distintivo resteranno i silenzi, l’omertà televisiva, le domande senza risposta. Può sembrare incredibile ma a tutt’oggi la Rai non ha mai rilasciato un un bollettino ufficiale sulla vicenda. Il telegiornale tace, secondo ordini precisi. Il pubblico, che non ha visto apparire Mario Riva ignora completamente cosa sia accaduto. 

“Soltanto il giorno dopo sui giornali, o addirittura due giorni dopo, uscì la notizia che Mario Riva non aveva avuto un’indisposizione ma era accaduto qualcosa di grave.”
– Miranda Martino

La RAI teme molto: le responsabilità legali,  lo scandalo. Soprattutto teme che il pubblico scopra l’inadeguatezza delle misure di sicurezza. È il vecchio terrore dei prestigiatori. Una volta che il pubblico vede il trucco per la prima volta, l’incanto finisce. Non si può più non-vedere, e. allora si nasconde tutto. Ci sono anche delle buone ragioni per farlo, perché quando i magistrati iniziano le indagini, cominciano ad emergere fatti inquietanti. Il praticabile dove è caduto Mario Riva non era affatto una struttura improvvisata. Era, sulla carta, una costruzione scenica con tutte le carte in regola, e con cartelli di pericolo. Eppure nessuno li ha visti. È stato l’accecamento? Erano posizionati male, oppure nelle ore turbolenti prima della diretta, qualcuno nella produzione ha trascurato un “dettaglio” che si rivelerà fatale? Coprire la voragine con la tela, invece che chiuderla, o almeno evidenziarla, è stata una scelta colpevole, su questo nessuno ha dubbi. Le indagini stabiliscono che ci sono state “inadeguatezze delle misure di sicurezza” all’Arena di Verona. Le responsabilità ricadono sugli scenografi e sugli impresari. Eppure in quel mondo dove il potere è ancora ben saldo in poche solide mani nessuno paga e nessuno è rinviato a giudizio. La famiglia di Mario Riva potrebbe fare causa per danni, ma non lo farà. Si convincono che non conviene. Ma un dettaglio ancora più inquietante è quello dell’autopsia. I familiari di Riva la chiedono al magistrato, anche se la causa della morte sembra ovvia: il trauma della caduta. Che però non è l’unico mistero di quei giorni, in cui entrano anche i dubbi sulle cure mediche.

Agonia, miracolo, morte.

Mario Riva non muore infatti il 21 agosto. ma ben undici giorni dopo, ricovera all’ospedale di Verona. Sono giorni di altalena disperata.Riva sembra migliorare, poi arrivano le complicazioni polmonari ritornano. La gravità della situazione è tale che si tenta una cura sperimentale con un antibiotico americano, la colistina, fino a quel momento usato solo nei bambini con broncopolmoniti. In un crescendo di azioni disperate, Riva viene anche ibernato artificialmente, abbassando la temperatura corporea a 30 gradi per rallentare il metabolismo e fermare l’infesione. A quel punto i giornali annunciano il miracolo: “Riva che si sta riprendendo”. I medici sono “ottimisti” e firmano un bollettino incoraggiante: l’antibiotico sembra funzionare. È il primo agosto, quanto Diana Dei, la sua compagna, evverte una specie di presagio. Corre dal medico di guardia a lanciare il suo allarme: tre ore dopo, alle 23:19, Mario Riva muore per “improvviso collasso cardiaco”. Tre ore dopo il bollettino che annunciava il miracolo. Anche questo resta un mistero mai chiarito e mai indagato, o almeno non con risultati pubblici.

L’archivio sparito

Il 3 settembre 1960 si svolge il funerale a Roma, davanti a duecentocinquantamila persone. La gente si arrampica sui tetti. Il traffico è paralizzato. I  Bersaglieri con i quali aveva combattuto portano a spalle la sua bara. Ma c’è una complicazione: ha una moglie legale dalla quale è separato: Derna Massoli. La sua compagna da diciassette anni è Diana Dei. Al funerale si teme uno “scontro tra due vedove” è un conflitto feroce per l’eredità. Ma anche tutto questo non avverrà, o avverrà lontano dagli occhi del pubblico, la cui curiosità viene spenta anche da questo punto di vista, dal solerte intervento di mamma Rai. Un silenzio che a questo punto è logico aspettarsi che continui in eterno, visto che gli archivi sono stati ripulita da tutti i documenti che riguardano la morte di Mario Riva. La RAI si libera anche degli spezzoni del telegiornale relativi all’evento. Non conserva nessuna documentazione sull’incidente. Sono sparite anche le registrazioni della puntata dell’Arena (almeno non pubblicamente accessibili). O sono state nascoste in qualche archivio inaccessibile. 

Il dramma e il mistero di Mario Riva – Boomerissimo.it®

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La tragedia è avvenuta, ma la sua ferita non è mai stata chiusa. Riccardo Billi, il compagno di coppia di Mario, non si è mai ripreso e si è ritirato del teatro varietà per tornare alla rivista, con Wanda Osiris. Non ha mai più parlato. “Il Musichiere” viene chiuso . Definitivamente.  Nell’Italia degli anni ‘60 può succedere anche questo. E a pensarci bene anche molto di più. La morte di Mario Riva rimane archiviata tra i misteri italiani, tra le molte cose su cui è meglio scordare la speranza di sapere mai la vertità. Solo una cosa resta certa:  il sabato sera italiano, da quella tragica sera di cui ogni registrazione è sparita, non sarà mai più lo stesso.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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