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Mina e Alberto Lupo

Parole, parole, parole: quanto genio dietro il tormentone

Alberto Lupo aveva una voce che conquistava le donne. Mina una risposta che le ha liberate tutte

Essere diversamente giovane ha i suoi pro e i suoi contro. Tra i contro ci sono i “doloretti”, niente di che, ma se li metti insieme scopri che sono poche le parti del corpo esenti da risentimenti fisici. Non tutti invalidanti ovviamente, ma noiosi quanto basta. Il solo fatto di non poter scattare in piedi senza dover pensare (ad alta voce non lo dirò mai) ooooh issa! da’ decisamente noia. Vado però orgogliosa della mia abilità a mettere le scarpe senza appoggiarmi o sedermi. So ancora fare il fenicottero.

Mina e Alberto Lupo
Mina e Alberto Lupo – Boomerissimo.it

Tra i pro (potrebbe anche essere un contro a pensarci bene) ci sono i ricordi. Ho memoria di eventi che oggi sono scritti sui libri e che altri possono solo ascoltare dai racconti. E’ anche vero che molto di quanto leggi, o ascolti o vedi (libri, musica, film) ha l’insipido sapore del déjà vu.

Il sabato sera

Dato che per ragioni economiche non tutti i sabato sera puoi andare a cena fuori, o a teatro, o ad un qualsiasi altro evento, talvolta ti resta la televisione. Panorama desolante. Premetto che per me guardare Ballando con le stelle equivale ad una tortura degna di Guantanamo e che i reality, programmi che attirano coloro con la lacrimuccia facile sono bannati da casa mia, resta davvero poco. O serie tv o film. I film se non sono rifacimenti, sequel o prequel, sono l’ennesima storia dell’action hero a cui hanno sterminato la famiglia e che decide di farsi giustizia da solo contro i cattivi di turno. Una noia indicibile.

Alberto Lupo ne La cittadella
Dottor Manson/Lupo (screeenshot YouTube) – Boomerissimo.it

Quando ero un pelino più piccola e uscire il sabato sera a casa mia non era neanche un’ipotesi, si aspettava il varietà sul primo canale. Non è che li ricordi tutti, alcuni mi davano noia anche allora, per esempio ricordo con terrore quelli con Rita Pavone, la sua voce stridula non si adatta alle mie orecchie. Di altri ricordo alcuni momenti, che la me bambina non avrebbe perso per nulla al mondo. Uno di questi è la sigla finale di Teatro 10 nell’edizione condotta da Alberto Lupo e Mina: Parole, parole. I due conduttori erano anche i preferiti di mia zia “giovane” che abitava ancora con noi. Lei si pettinava e truccava come la tigre di Cremona e aveva una passione sconsiderata per Alberto Lupo e la sua voce. In quell’edizione ci fu un indimenticabile duetto tra Mina e Lucio Battisti, che cantarono in diretta suscitando l’ovazione del pubblico. Un applauso lungo sette minuti. E io c’ero.

Parole parole

Alberto Lupo era la punta di diamante degli sceneggiati. Aveva avuto un successo straordinario con La cittadella dove interpretava il dottor Manson. Allora gli sceneggiati erano quasi del tutto girati in interni e gli effetti speciali ridotti all’osso. Mai detto fu più idoneo per La cittadella. Per rendere più verosimile l’amputazione dell’arto di un povero minatore, il regista Anton Giulio Majano obbligò l’attore a segare un osso di prosciutto. Rumore e fatica reali fecero il resto. Il fascino di Alberto Lupo, unito a una voce profonda e seducente, conquistò le telespettatrici italiane. La gente per strada gli chiedeva consigli medici e diagnosi, convinta che fosse davvero un dottore. Nel 1972 fu chiamato a condurre Teatro 10 al fianco di Mina. Gli autori Leo Chiosso e Giancarlo Del Re, insieme al maestro Gianni Ferrio, decisero di dissacrare proprio la fama di seduttore che Lupo si era costruito grazie agli sceneggiati. Scrissero una canzone in cui a lui spettava il ruolo del corteggiatore d’altri tempi che tentava di conquistare Mina con frasi da romanzo rosa,  Parole parole, appunto.

Indimenticabili – Boomerissimo.it

Il contrasto era perfetto. Lui recitava con voce sensuale dichiarazioni d’amore melense come “tu sei la frase d’amore cominciata e mai finita” o “se tu non ci fossi bisognerebbe inventarti” (suona un po’ come “grazie di esistere” cantato con voce nasale), mentre lei, donna disillusa post sessantottina, smontava ogni suo tentativo rispondendo “parole, parole”. La canzone divenne immediatamente un fenomeno di costume. Raggiunse la seconda posizione nelle classifiche italiane, chiudendo l’anno al quindicesimo posto nelle vendite dei singoli. Il ritornello, con la parola “parole” ripetuta sedici volte in un crescendo emotivo, divenne un tormentone che entrò nel linguaggio quotidiano.​ Ogni volta che qualcuno prometteva mari e monti si intonava “parole, parole, parole”. Ma c’è di più: il brano inaugurò un nuovo filone musicale in cui oltre al cantato c’era un recitativo. Mi viene in mente Domenico Modugno con Piange il telefono, che alle mie orecchie, a differenza di Parole parole era una lagna inenarrabile. Un fenomeno di costume tale da essere anche parodiata.

Celentano e Mina si divertono – Boomerissimo.it

Nella penultima puntata di Teatro 10 Adriano Celentano pre-pause e pre-santone si cimentò con Mina in una versione esilarante. A Mina toccò il recitativo, mentre Celentano fece il cantato fumando e lanciando caramelle, perché “caramelle non ne voglio più”. Qualche anno più tardi durante Milleluci condotto da Mina e Raffaella Carrà, Alberto Lupo “si fece il verso”. In uno sketch guardandosi allo specchio, alla stregua di Narciso, esclamava: “mi guardo ed è come se fosse la prima volta’”.​

 Parole da esportazione

La canzone fu un tale successo che l’anno seguente fu realizzata una versione in francese con una sorta di omologhi d’oltralpe: Dalida e Alain Delon. Titolo? Paroles, paroles. Artefice dell’esportazione fu Bruno Gigliotti, fratello minore e produttore di Dalida.

Dalida e il bell’Alain – Boomerissimo.it

Fu Dalida a scegliere come controparte Alain Delon. I due erano amici di vecchia data. Si narra che Dalida registrò la sua parte da sola. Poi, quando arrivò il turno di Delon, l’attore spense le luci, chiese uno sgabello e, guardando Dalida nel buio, registrò la sua parte. Alla fine della canzone, mentre ripeteva “que tu es belle” (come sei bella), Dalida rideva, tanto che lui le disse: “Non ti dico ‘come sei bella’ perché sono le parole della canzone, ma perché sei davvero bella!”.​​ Il tocco di classe (e da marpione) del bell’Alain. Anche in Francia l’espressione “paroles, paroles” entrò nel linguaggio quotidiano. Venne immediatamente adottata dai politici locali per evocare chi fa promesse senza mantenerle.​

Parole, parole, parole… Boomerissimo.it®

Nel corso degli anni anche Sharon Stone si è cimentata con la storica canzone in compagnia di Julien Doré, la nostra Monica Bellucci nella parte recitativa per uno show francese e, nel 1996, Celine Dion in coppia con il sempre affascinante Alain Delon. La classe non è acqua, e non sono solo parole.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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