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Raffaella Carrà e Mina

Mina e Raffa a Milleluci: sfida al rialzo al profumo di cavolo

Otto puntate bastarono per essere un varietà perfetto, anzi rischiò di diventare troppo alto

Su Boomerissimo ci capita di celebrare la televisione d’antan, perlomeno quella, che ad una visione successiva, tiene ancora botta. Certe trasmissioni dimostrano tutta la loro vetustà, ma si possono guardare con l’occhio dell’archeologo. Gli sceneggiati, tanto per fare un esempio, hanno le “rughe un po’ feroci sugli zigomi”. La fissità delle inquadrature, la scenografia e il modo di recitare ancora molto teatrale, tradisce un’impostazione antica.

Raffaella Carrà e Mina
Raffa e Mina – Boomerissimo.it

Ci sono, però, delle trasmissioni che resistono al tempo, per qualità di autori e conduttori, scenografia e regia. In questo, a mio modesto modo di vedere, contribuiva in modo cospicuo il ridotto numero di puntate. Impensabile tenere la qualità alta di un programma fiume che dura da settembre a maggio. Anche la Divina Commedia ha dei canti che calano di tono, se parliamo di programmi in prime time il rischio è praticamente una certezza. Mentre parlo, mi sovviene alla mente uno dei varietà che ritengo tra i migliori che abbia avuto la ventura di guardare, Milleluci.

Milleluci

Trasmesso in otto puntate nella primavera del 1974, Milleluci era un programma a firma Antonello Falqui e Roberto Lerici​, con la regia dello stesso Falqui. 

Raffaella Carrà e Mina
Le due mattatrici a Milleluci (screenshot Youtube) – Boomerissimo.it

L’idea era di presentare in ogni puntata un genere dello spettacolo italiano per mano e voce degli stessi protagonisti. La prima puntata narrava della radio e aveva tra gli ospiti Alberto Rabagliati, il Quartetto Cetra e Corrado. A seguire il Café Chantant con Monica Vitti​, la rivista con i più grandi del genere, Macario, Bramieri, la Wandissima, la TV con Mike, le Kessler, Alberto Lupo, l’avanspettacolo con Franco e Ciccio, il cabaret con i grandi del tempo Cochi e Renato, Paolo Villaggio, il musical e per terminare l’operetta, il circo e la commedia Musicale. A molti diranno poco questi nomi. A me risultavano familiari Rabagliati e il Quartetto Cetra, la mia mamma, quando puliva casa non faceva che cantare Ba-ba-baciami piccina, La strada nel bosco, o Un bacio a mezzanotte. Ricordo Wanda Osiris perennemente inturbantata e la sua discesa dalle scale dispensando rose e cantando Sentimental e mamma che diceva che non le era mai piaciuta. Lo so, a volte divento anche io “sentimental”. C’erano artisti che reputavo eterni, perché ne sentivo parlare sin dalla nascita si può dire, Mike Bongiorno, Corrado, le gemelle Kessler, di cui mio nonno storpiava il nome e invece anche loro hanno avuto un ultimo spettacolo. 

Alberto Rabagliati – Boomerissimo.it

Il programma aveva una doppia conduzione al femminile, una coppia che allora era una scommessa, ma se fosse possibile riproporre oggi, farebbe la gioia di qualsiasi produttore tv: Mina e Raffaella Carrà. Quella che sembra adesso una coppia vincente non era la prima scelta. Il progetto originale prevedeva che Mina conducesse con Alberto Rabagliati. Una scelta ragionata. Lui era stato la voce dell’Italia che cercava di dimenticare la guerra. Milanese, elegante, portò in Italia lo swing americano rendendolo popolare. Non era solo un cantante: era un narratore di storie leggere, di sogni piccoli e quotidiani. Attore di cinema e radio, restò una presenza discreta ma costante nella cultura pop italiana per oltre quarant’anni. Rabagliati aveva già registrato la prima puntata, quando morì improvvisamente una settimana prima del debutto. La sua partecipazione andò in onda postuma. Urgeva trovare un sostituto, competente e al volo. Fu Mina stessa a proporre ad Antonello Falqui Raffaella Carrà come co-conduttrice dopo aver pensato anche a Ornella Vanoni. E qui cadono tutte le ipotesi di rivalità tra primedonne. Sventolarne la possibilità era solo una forma di pubblicità. Bene o male purché se ne parli.

Mina Raffa e il cavolo – Boomerissimo.it®

Mina e Raffa

Le due signore assolute nel loro genere in realtà si apprezzavano e si stimavano. Il loro rapporto finì per sfociare in amicizia. Raffaella raccontò che durante il periodo in cui registravano, Mina andava la sera a casa sua a giocare a scopone.

Mina e Raffaella off work – Boomerissimo.it

Non si può dire che Raffa si mettesse a fare cerimonie per ricevere la più grande interprete italiana, tutt’altro. La governante le cucinava il cavolo al forno. Ad una certa ora la padrona di casa andava a dormire, ma la partita andava avanti. Se guerra ci fu, durante il programma fu colpa delle scarpe. Era il momento dei pantaloni a zampa e di tacchi con tanto di plateau. Mina, decisamente più alta della Carrà, iniziò a indossare tacchi alti. Raffaella, per non sfigurare era costretta a indossare zeppe ancora più alte. Era un gioco al rilancio (in questo caso sarebbe il caso di dire “al rialzo”). Una gara che fu Antonello Falqui a fermare perché in questa rincorsa verso il cielo rischiavano di uscire dall’inquadratura. Da buone compagne si divisero le sigle, alla Carrà quella di apertura Din don dan e quella di chiusura a Mina.

La sigla finale, Non gioco più – Boomerissimo.it

Di Din don dan non ne ho memoria anche se la storia parla di un grande successo discografico. Ho bene in mente invece la sigla di chiusura: Non gioco più. Una strabiliante Mina in versione “femme fatale” cantava emergendo dal fumo della sua sigaretta avvolta in un boa di struzzo con le luci abilmente orchestrate nel fascino del bianco e nero, accompagnata dall’armonicista jazz belga Toots Thielemans. Il programma fu l’ultimo grande spettacolo televisivo della cantante in un ruolo di primo piano. Dopo fece solo alcune ospitate, prima del definitivo ritiro dalle scene nel 1978. Raffaella disse che lo show fu talmente faticoso che a lei sembrò di aver realizzato, in poche settimane, addirittura otto film. La fatica, però, diversamente da Mina, non le tolse la voglia di misurarsi con il pubblico.  

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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