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Corrado, addio

Corrado, l’addio drammatico a una TV tutta sbagliata

Corrado Mantoni e l’addio alla TV: da Domenica In a La Corrida, la storia del presentatore che ha rifiutato una televisione diventata irriconoscibile. Un saluto dignitoso e doloroso

Se vogliamo essere onesti, la televisione è sempre stata uno strumento con i suoi lati deprecabili. Non è che fosse tutto oro nei teleschermi di un tempo, e un po’ di nostalgia per i nostri anni da ragazzini non dovrebbe tingere le cose di un rosa eccessivo.

Corrado, addio
Corrado, un addio doloroso – Boomerissimo.it®

A casa mia il teleschermo era governato da mio padre con piglio dittatoriale. Per noi bambini c’era qualche spazio, il sabato delle comiche (più che altro perché piacevano anche a lui), “Gustavo” un cartone dell’ora di pranzo (più che altro perché era ungherese e dunque interessava a lui), per noi se tutto andava bene c’era “Gulp, fumetti in TV”. Banditi Sanremo, Canzonissima, mal sopportato Enzo Tortora (detto da lui “il cravattaro”). Un trattamento diverso, in quella già immensa e non sempre eccellente TV popolare, spettava a Corrado che, verso mezzogiorno, dai tempi di Domenica In a quelli de Il Pranzo è servito, ha sempre trovato un suo spazio. Corrado era un signore, aveva quella leggera autoironia che da noi (cioè da lui. mio padre) è sempre stata apprezzata. Non prendeva l’imbuto per cacciarti roba in gola, ma ammiccava, suggeriva. In fin dei conti lasciava che fossi tu a scegliere se quello che stavi vedendo ti piaceva o no. Era uomo de La Corrida: non si offendeva se fischiavi, e non se ne offendevano i suoi ospiti. In questo equilibrio tra salotto misurato e umori ruspanti c’era, forse, il segreto di Corrado. Un presentatatore, anzi per lungo tempo “il presentatore” (prima che sorgesse definitivamente la stella, assai diversa, di Pippo Baudo), molto amato dai suoi spettatori, non sempre dai colleghi o dagli alti papaveri delle TV in cui lavorava. A volte anche il successo può essere una colpa, se non lo puoi controllare. Se non tutta la TV era migliore di quella che conosciamo oggi (o nel mio caso non conosco perché fetta a fetta ho bandito tutte i generi e tutte le categorie, dal talk show al talent show, per finire con i telegiornali), quella di Corrado sicuramente lo era. E lui lo sapeva. Lo sapeva talmente bene che quando il successo cominciava ad arridergli in modo eccessivo, sentiva che era il momento di salutare e cominciare qualcosa di nuovo, da qualche altra altra parte

Addio in poesia, 20 dicembre 1997

È un giorno fatale, il venti dicembre 1997 per la TV italiana. Quel giorno, al teatro 8 degli studi di Cinecittà, si consuma un dramma vero, leggermente incipriato di ironia. Corrado Mantoni recita una poesia che nessuno si aspetta. Nessuno ne sa niente, nemmeno gli autori, nemmeno la produzione. “Abbiamo fatto un record di ascolti, e sotto sotto, è dispiaciuto a molti”, declama Corrado, mentre la sua voce si incrina leggermente.

Pippo Baudo giovane sfida Rin Tin Tin
Corrado, Mike Bongiorno e Pippo Baudo: i tre signori della TV – Boomerissimo.it®

“E adesso La Corrida finirà, forse per sempre, forse, chi lo sa”. Il suo, com’è evidente a tutti, non è un arrivederci. È l’addio di un uomo che ha inventato la televisione italiana e che, a 73 anni capisce che non fa più per lui. Corrado è la storia della Radiotelevisione italiana (come si diceva una volta) è la sua voce quella che  ha annunciato agli italiani la fine della Seconda Guerra Mondiale e la nascita della Repubblica. Nel 1976 inventa lo spazio della domenica con Domenica In, facendo ascolti che ancora oggi sarebbero da record in una fascia oraria completamente vergine. Nel 1982, passato a Mediaset si inventa Il pranzo è servito. Sua è l’idea della Corrida che dopo aver segnato un’epoca in radio sbarca in TV, nelle nuove emittenti di Silvio Berlusconi.  Era stato uno dei “quattro moschettieri” della TV , con Mike Bongiorno, Tortora e Baudo. Col tempo la sua statura diventa quella di un gigante, che dalle “piccole” trasmissioni dell’ora di pranzo alza la sua ombra dominando, sottovoce, la scena. Quel venti dicembre, mentre ascoltano quella poesia raggelante, a tutti viene in mente un altro inaspettato monologo, un altro addio al culmine del successo: quello del 1979, che vi abbiamo già raccontato su Boomerissimo. Corrado aveva lasciato un programma che faceva punte di ascolto ancora oggi inimmaginabili (fino a 18-20 milioni di spettatori) dopo che il presidente Rai Paolo Grassi, forse non così addentro alla TV popolare, aveva definito il suo programma una “cretineria”. 

Corrado a Mediaset: record e amarezze

Tre anni dopo quell’addio, nel 1982, Silvio Berlusconi lo aveva accolto a braccia aperte. Corrado e non se ne pentì. Il pranzo è servito divenne il programma leader del mezzogiorno, dal 1987.

Corrado alla Corrida – Boomerissimo.it®

Nel 1985 Corrado era già davanti a tutti e vinceva il Telegatto battendo persino Mike Bongiorno. La sua Corrida, portata in TV su Italia 1 l’anno dopo diventò un altro fenomeno, fino ad arrivare all’impensabile: il 2 dicembre 1995 La Corrida di Corrado su Italia 1 (la seconda rete Mediaset, dopo la corazzata Canale 5) batteva per la prima volta il varietà Rai del sabato sera, totalizzando ben 6.764.000 spettatori. Nemmeno il traino della Lotteria Italia era riuscito a fermare i duelli di Corrado tra signori nessuno. Due anni dopo la Corrida cresceva ancora:  8.173.000 spettatori  il 29 novembre 1997, distruggendo e poverizzando la controprogrammazione di Rai 1: “Scommettiamo che…”. Chi conosceva Corrado poteva sospettarlo, per gli altri la poesia d’addio del 20 dicembre fu una sorpresa assoluto. Corrado, arrivato al vertice assoluto, lasciava la TV, senza dimenticarsi di levare dalla scarpa qualche sassolino, che i trionfi di Auditel avevano piazzato in posizione dolorosa: 

“Abbiamo fatto un record di ascolti, e sotto sotto, è dispiaciuto a molti. Ospiti illustri contro strana gente, che quasi sempre non sa fare niente. Ma poi, come è finita lo si sa: ha vinto questo nostro varietà”
L’addio di Corrado

Sorriso e amarezza, frecciatine e autoironia. Aveva vinto lui, insieme alla “strana gente” del suo programma. Strana e poco assimilabile, un po’ come lui.

La TV che non gli piaceva più

Le gelosie dentro Mediaset? Il digrignar di denti che ancora arrivava dell’ex mamma Rai? Difficile sapere quale sia stato il troppo che, un giorno, ha stroppiato. Quel che è certo è che quella TV in cui lavorava da sempre cominciava, anche per Corrado a diventare irriconoscibile.

Corrado, addio amaro – Boomerissimo.it®

Il talento, anche “strano” diventava meno importante, si apriva l’era del voyeurismo collettivo. La TV commerciale, dopo avere vinto negli ascolti, voltava pagina, lanciando i reality. La volgarità diventava format. Corrado difendeva La sua Corrida di dilettanti allo sbaraglio dagli attacchi di chi la definiva “programma per scemi”: “È gente che si vuole divertire, hanno una dote che si chiama autoironia”. l’autoironia che mancavca completamente a quella nuova TV del buco della serratura. L’amarezza era profonda, la delusione per quello che il suo mestiere stava diventanto, totale. E così, senza polemiche, senza conflitti pubblici, Corrado volava via, decollando dal suo apice di ascolti. Senza mostrare la sua fragilità, senza cedere alla debolezza di una malattia che ancora non sapeva di avere, ma che lo avrebbe ucciso, un paio d’anni dopo.

La scelta del silenzio

E così, dopo quel  20 dicembre 1997, Corrado non lasciò solo il timone della Corrida, ma sparì del tutto dalla televisione e dai media. Un ritiro sienzioso che, per chi lo sapeva leggere, era la condanna più spietata a una TV diventata immondezzaio seriale, dopo essere già stata degradata a sgangheratezza da villaggio vacanze.  Nel gennaio 1999 gli venne diagnosticato un carcinoma polmonare. Morì il giugno dello stesso anno, diciotto mesi dopo il suo addio. Niente funerali-spettacolo, niente Vip, niente star e starlette della TV. Una cerimonia dignitosa e strattamente privata, all’opposto di tante altre che abbiamo visto prima e dopo. Chi ha visto la “nuova formula” della Corrida di Corrado può forse capire quando l’addio di Corrado sia stato sincero, e forse necessario. Una trasmissione geniale, fatta di “gente strana” che si diverte e che diverte, trasformato in uno sgangherato talent show come ce ne sono mille, tutti uguali. L’addio di Corrado fu leggero, senza drammi, una piccola poesia che lanciava parole leggere, che pesavano come pietre. Doloroso sarebbe stato vedere il tracollo di quello che aveva costruito. Almeno in parte la malattia che l’ha portato via, a soli 74 anni (la stessa età, in fin dei conti giovanile, a cui è morto mio padre), l’ha salvato almeno da questa amarezza. 

Antonio Pintér – copyright Boomerissimo.it®

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