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Fred Buscaglione la morte

La morte già scritta di Fred Buscaglione, l’americano di Torino

Fred Buscaglione e la sua difficile salita dal nulla al successo. Un’ascesa smodata, che faceva paura anche a lui. Nasce da qui la catena di eventi che ha portato alla sua morte in una strada dei Parioli, in una tragica alba del 1960.

L’Italia del dopoguerra ha conosciuto tanti modi diversi di “fare l’americano”. Forse solo Fred Buscaglione è stato capace di passare il test del tempo. Se guardiamo Alberto Sordi, se ascoltiamo Renato Carosone, sentiamo l’eco di un’epoca piena di sogni, di ingenuità. Bellissima, ma definitivamente passata. 

Fred Buscaglione la morte
Fred Buscaglione – Boomerissimo.it

Buscaglione invece è ancora con noi. Puoi passare una serata in un club trendy, e sentirlo ancora suonare, attraverso una delle cover band che continuano a perpetuare il suo mito. Potrebbe ancora apparire al cinema o nella pubblicità (quantomeno se qualcuno si curasse ancora di quella espressione semiartistica, lei sì davvero old style). Fred Buscaglione non si è appannato, è rimasto il mito che era quel giorno del 1960 in cui è morto. E forse la sua morte è una delle ragioni di quel mito inossidabile. Come James Dean, l’arco di Fred Buscaglione si è spezzato a bordo di una macchina, in un incidente stradale. Buscaglione, l’uomo è scomparso così. Il suo personaggio da allora è solo cresciuto. Eppure Buscaglione, nelle ore che precedettero la sua tragica fine temeva esattamente il contrario

Fred Buscaglione, l’americano di Torino

Fred Buscaglione, classe 1921 faceva parte di quella generazione di italiani per cui la povertà non sembrava avere nessun rimedio. Ancora lontanissimi gli anni del boom (a meno che ci si voglia riferire ai boom della guerra, che invece era di nuovo molto vicina grazie a un regime che la cercava testardamente) era approdato dalla provincia ad uno dei quartieri più popolari di Torino, figlio di una famiglia che cercava un po’ di fortuna, che comunque non trovò. Un padre pittore edile, una mamma che aveva rinunciato ai magri guadagni di insegnante di piano per diventare portinaia, offrirono pochi lussi al piccolo Ferdinando. La mamma gli aveva passato però il talento per la musica, tanto che il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino lo ammise a soli 11 anni per “chiaro talento”. Una gioia che durò poco, perché i soldi per restare agli studi non c’erano

Fred Buscaglione la morte
Leo Chiosso, Fred Buscaglione e Gino Latilla – Boomerissimo.it

Erano gli anni del fascismo, che al piccolo Ferdinando diede due cose: le adunate al Parco del Valentino e poi la guerra. Entrambe si sarebbero insospettabilmente mostrate decisive per la sua carriera, ancora tutta in divenire. 

Al Valentino conobbe Renato Germonio, che rimase incantato dal suo acerbo ma già godibile linguaggio jazzistico. Ne nacquero occasioni e serate in quella costellazione di locali che, un po’ clandestinamente, spacciavano in anni di autarchia la nuova musica americana. Girò anche un film, truccato da “bovero negro” come si usava allora, in una forma di curioso omaggio. I fascisti non gradirono: una squadraccia, non si sa da chi informata, intervenne distruggendo gli strumenti di tutta la compagnia. Il sogno musicale stava per finire: Buscaglione fu chiamato a partire per la guerra, dislocato in Sardegna e rapidamente catturato e fatto prigioniero dagli americani: cominciava così la sua vera fortuna. 

Gli americani apprezzarono immediatamente il talento jazzistico dell’americano d’Italia, lo fecero suonare nella loro band militare, e soprattutto lo chiamarono a lavorare in quella che era allora la prima radio libera italiana, che trasmetteva da Cagliari. La notorietà di Fred Buscaglione cominciò a diventare nazionale. Tornò a Torino che era un uomo diverso, con una strada davanti, ed era deciso a percorrerla a tutta velocità. Non proprio all’americana, con quegli esasperanti limiti a 90 Km/h, che non hanno mai impedito gli incidenti stradali

Il gangster dal cuore tenero. 

Buscaglione nella Torino del dopoguerra trovò una città trasformata. Niente più fascisti, mentre la cultura “americana”, ma quella colta, agile nelle parole ma profonda, dominava ormai non solo la musica, ma la letteratura. Erano gli anni in cui grazie a Pavese, Vittorini, Fernanda Pivano, l’Italia veniva invasa da Hemingway, Steinbeck, Dos Passos. Ma anche dalla letteratura gialla hard boiled, quella di Dashiell Hammett, Chandler, Mickey Spillane

In quella poetica sanguinosa ma fatta anche di fragilità, Buscaglione trovò il suo personaggio, quello del gangster duro fuori ma tenero dentro. Lo coltivò nei localini che da Porta Nuova punteggiavano tutta Torino, e qui incontrò la sua altra metà artistica, l’avvocato e paroliere Leo Chiosso, con il quale avrebbe creato tutti i suoi successi, in un sodalizio artistico talmente stretto da arrivare alla quasi-convivenza (i due andarono a vivere nello stesso palazzo, divisi solo da un pianerottolo, per essere sempre liberi di creare, a qualsivoglia ora del giorno e talvolta della notte). 

Fu un’ascesa inarrestabile ma non velocissima. Dieci anni per arrivare al primo singolo del 1955: “Che Bambola”. Poi pochi mesi per fare di quella canzone il successo più enorme che si fosse mai visto in Italia: un milione di dischi venduti. Fu a quel punto che l’esplosione di Buscaglione diventò davvero inarrestabile, tra dischi, spettacoli dal vivo, Caroselli allora neonati e soprattutto film (arrivò a girarne otto in un anno). 

La paura della fine e la fine: le ultime ore di Fred Buscaglione

Se c’è un uomo che ha meritato il suo successo, conquistato palmo a palmo, con la forza di un talento straordinario (Buscaglione capiva la musica e la suonava da virtuoso con una varietà di strumenti, dalla tromba, al contrabbasso, al piano, fino al violino che era la sua vera passione), quello è Fred Buscaglione. Una maschera da Clark Gable con dentro un musicista dall’immenso talento e dalla assoluta dedizione. 

Fred Buscaglione, Eri Piccola Così – Boomerissimo.it

Eppure quell’uomo che aveva all’improvviso raggiunto tutto aveva paura, aveva paura di se stesso, aveva paura di non meritare il suo successo, di essere solo un bluff. Temeva che da un giorno all’altro sarebbe finito tutto. Combatteva questa paura con una dedizione maniacale al lavoro, saltando da uno studio, a un set, a un locale, a una riunione, a un Carosello, senza mai fermarsi. Ma la combatteva anche meditando il ritiro, all’apice del suo successo. Prima che il mondo intorno a lui si accorgesse, prima che il suo personaggio passasse di moda, prima che l’incantesimo finisse e il pubblico gli togliesse il tappeto da sotto ai piedi. Lo confessò tre settimane prima di morire a “Stampa Sera”, il quotidiano popolare della sua città.

“Prima che la gente mi volti le spalle, Fred il duro sparirà, e io tornerò a essere solo Ferdinando Buscaglione”
–Fred Buscaglione a Stampa Sera

Fred Buscaglione era l’uomo delle molte sigarette (realmente fumate) e dei molti whisky and soda (questi più cantati che bevuti). Non c’era infatti nemmeno una goccia di whisky nel sangue di quell’uomo che il 3 febbraio trovò la morte in un incidente degno della sua musica, un dramma di cui si continua ancora a parlare. 

Aveva suonato il pianoforte e composto per tutto il giorno, nella sua stanza d’albergo. Si era esibito alla Taverna degli Artisti di Via Margutta, uno dei locali del “giro” in cui l’aveva introdotto nientemeno che Sandro Ciotti, dopo che il successo lo aveva indotto a trasferirsi definitivamente a Roma. 

Fred Buscaglione la morte
La Ford Thunderbird distrutta di Fred Buscaglione – Boomerissimo.it

Verso le sei del mattino del 3 febbraio 1960 era un Buscaglione allo stremo delle forze quello che salì sulla Ford Thunderbird, la sua veloce macchina da gangster, ma dipinta in un vezzoso colore rosa-lilla, degno di un uomo di spettacolo. 

Pochi minuti dopo, esattamente alle 6:15 del mattino, la macchina sportiva di si scontrava con un grosso camion Lancia Esatau 864, guidato da Bruno Ferretti, che trasportava porfido. Fu come sbattere contro una montagna. Un massiccio di pietra spuntato improvvisamente a poche decine di metri dalla destinazione: l’Hotel Rivoli dei Parioli, dove il cantante alloggiava, e dove desiderava assolutamente tornare a dormire

Roso dalla paura di non essere davvero il talento che tutti ammiravano, il piccolo americano di Torino aveva bruciato ogni energia in giornate di lavoro incessante, disperato. Aveva fretta di tornare a letto, correva troppo veloce. Ma il sonno arrivò che era ancora al volante e mise fine alla sua vita. 

L’uomo nella carcassa della Thunderbird non era già più Fred Buscaglione: era completamente irriconoscibile quando fu estratto dalle lamiera proprio dall’autista del camion, che caricò il quasi-cadavere su un autobus di passaggio in quel momento per arrivare all’ospedale il più velocemente possibile. Eppure, all’arrivo, l’unica cosa che poterono fare i medici fu constatare il decesso. Buscaglione si ritirò in questo modo drammatico dalle scene. E l’unico modo di essere più nel personaggio sarebbe stato prendersi una pistolettata dall’amante di qualche bambola, una delle molte che gli giravano intorno. 

Un addio che non era un addio

I funerali di Buscaglione furono all’altezza di quell’uscita di scena da genio dello spettacolo. Si svolsero a Torino  il 6 febbraio 1960 e furono un evento dalle proporzioni mai viste. Ma anche un happening surreale, che già prefigurava l’ingresso dello showman in un Olimpo da cui non è più sceso. 

Fred Buscaglione la morte
I funerali di Fred Buscaglione, un incredibile evento mediatico – Boomerissimo.it

C’erano ventimila persone, o forse più. Un evento di massa quali non se ne erano mai visti, il primo funerale dell’era dello spettacolo trasmesso via etere. C’erano tutti:  Johnny Dorelli, Gino Latilla, Wanda Osiris e tantissimi altri.

Mentre la folla premeva, mentre i fan impazzivano di dolore ma anche di eccitazione per la presenza di tutte quelle star, il funerale si trasformò in qualcos’altro: il primo degli eventi mediatici che avremmo rivisto mille e mille volte negli anni successivi. Tra lacrime, grida eccitate, flash di fotografi, partì la caccia all’autografo e alla rincorsa delle star. Il clima mesto e plumbeo dell’ultimo saluto esplose in una follia da vernissage di Festival. 

Buscaglione era morto, ma già trasfigurato in qualcos’altro: mito, icona, immagine. I giornali, che queste cose non le avevano ancora mai viste, stigmatizzarono duramente l’accaduto, il funerale rovinato. 

Non sapevano che Fred Buscaglione in quel momento entrava nell’eternità, in uno spazio senza tempo e senza più discese nell’ombra. Era diventato una stella, e sarebbe rimasto là in alto per sempre. Non sarebbe più caduto. Finalmente era arrivato dove aveva paura che non sarebbe arrivato mai. 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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