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De Niro rifiutato dal Padrino
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Robert De Niro e Il Padrino: la sconfitta più fortunata di sempre

Robert De Niro, una carriera partita male. Paradossalmente, a lanciarla fu un doppio rifiuto per il capolavoro di Francis Ford Coppola. De Niro non era ancora nessuno, ma se ce l’avesse fatta non sarebbe mai diventato Robert De Niro. Vediamo perché.

Robert De Niro, ovvero l’icona del gangster italiano. Un ghigno che è diventato proverbiale, un mix sapiente tra gigioneria e actor’s studio che si è infilato come un guanto sul profilo di personaggi eccessivi, talvolta quasi al limite del sadico e soprattutto con un solido pedigree a Little Italy. 

De Niro rifiutato dal Padrino
De Niro e i fantasmi del primo Padrino – Boomerissimo.it

Eppure non è sempre stato così, la partenza della carriera di De Niro fu lenta, sfocata, incerta. E anche il suo pedigree non era poi così rettilineo come i personaggi che poi ha interpretato potrebbero far pensare. Un piccolo successo nel cast del Padrino, la mega produzione che Francis Ford Coppola stava architettando, sarebbe stata la sua prima apparizione in un film di primo piano. Ma se fosse andata per il verso giusto, l’avrebbe forse consegnato al piccolo cabotaggio dei caratteristi di contorno, una gabbia da cui a trent’anni un attore rischia di non uscire mai più.

De Niro, un inizio ambizioso e stentato

Il giovane Robert De Niro si sentiva forse più irlandese che italiano. Come molti giovanotti della sua epoca attratti dalla carriera drammatica, aveva deciso di partire dall’elite delle scuole di recitazione: l’Actor’s Studio di Lee Strasberg, e l’Accademia di Stella Adler. Una partenza stellare che però non lo aiutò a trovare immediatamente la strada giusta. Perso tra film un po’ troppo avant garde che nessuno vedeva e l’incidente produttivo della prima pellicola di Brian De Palma, che impiegò ben cinque anni per arrivare nei sale, e perdipiù nei circuiti minori, Robert De Niro si affacciava agli anni ‘70 senza sapere ancora chi era, né tantomeno se sarebbe mai diventato l’attore di primo piano che sognava di essere.

Robert De Niro ne La Gang Che Non Sapeva Sparare – Boomerissimo.it

Lo aiutò uno spot, una storia singolare che abbiamo raccontato in questo articolo, e che per la prima rivelò ciò che De Niro sarebbe diventato sullo schermo solo molto dopo. Ma qualcuno lo notò, e quel qualcuno era davvero qualcuno, o meglio lo sarebbe diventato molto presto: si chiamava Francis Ford Coppola. 

Due audizioni, zero ruoli

Nel mezzo del marasma produttivo che stava portando alla realizzazione del primo Padrino, Coppola combatteva forte di una sola certezza, che però si rifiutava ostinatamente di diventare realtà: il suo Padrino, Vito Corleone, avrebbe dovuto essere Marlon Brando. Arrivarci non fu un’impresa semplice perché nessuno, da Brando alla produzione, pareva volerne sapere. Ci volle un trucco, o meglio una Trappola, che Coppola riuscì a fare scattare con consumata sapienza drammatica

L’audizione di Robert De Niro per il ruolo di Sonny – Boomerissimo.it

Il resto era nebbia, a cominciare dal ruolo di Sonny Corleone. Coppola aveva già in mente James Caan, l’uomo che avrebbe dato al ruolo uno spessore immortale, tra guasconeria e insicurezze che sono secondo noi il lato più potente del film. Ma c’era quel ragazzo, quel Robert De Niro, e Coppola da uomo curioso decise di fare un provino per Sonny anche a lui. Pochi minuti che abbiamo ritrovato qui.  È un provino potente, specialmente per un attore che ancora doveva dimostrare tutto, Coppola lo vide e lo rivide, rimase a lungo indeciso. Poi fece la scelta giusta,e chiamo James Caan.  Al giovane sconosciuto attore di secondo piano, fu offerto un secondo provino per un ruolo ovviamente di secondo di piano, quello di Paulie Gatto, modesto gangster che lavora agli ordini di Clemenza, caporegime di Don Vito. Morirà dopo poche scene, al volante di una macchina. 

La morte di Paulie Gatto – Boomerissimo.it

Rivisto De Niro, Coppola si convinse che almeno per quello andava bene, e gli offrì di firmare il contratto.

Il rifiuto che ha cambiato la storia del cinema

La storia non si dovrebbe mai fare con i se. Ma ci sono pochi dubbi che se De Niro avesse accettato il ruolo di Paulie, non sarebbe potuto diventare il giovane Vito Corleone del Padrino Parte II. 

De Niro rifutato da Il Padrino
Robert De Niro nei panni di Vito Corleone ne Il Padrino parte seconda – Boomerissimo.it

Forse, sarebbe diventato un gangster italiano di contorno, un caratterista. Avrebbe definitivamente mancato il suo decollo, già ormai quasi fuori tempo massimo. Saggiamente e fortunatamente per tutti, De Niro rifiutò, con il massimo tatto possibile, e con molti baciamano a Coppola, quella parte minore. Si gettò invece nel ruolo di protagonista nell’ennesimo film dagli esiti commerciali incerti: La Gang Che non Sapeva Sparare. Stavolta però era un buon film, che perlomeno gli addetti ai lavori presero sul serio e guardarono con attenzione.  De Niro diede una bella prova anche in Mean Streets e fu così che Coppola si convinse di avere visto giusto (un’operazione che non gli è mai risultata particolarmente difficile), e finì per richiamare De Niro per il suo secondo Padrino, quello che a parere di molti è il vero gioiello della saga.  Il Padrino Parte II ce l’ha fatta in ciò in cui pochissimi sequel riescono: superare un primo film fortunatissimo e già leggendario. Ci riuscì anche grazie all’energia di un De Niro affamato e determinato a strappare finalmente il riconoscimento che sentiva di meritare, con un ruolo epico, in un film destinato a scassare i botteghini di tutto il mondo.   Per farcela De Niro sfoderò tutte le lezioni imparate alle sue numerose accademie e affrontò il ruolo come un esperimento scientifico. Si fece proiettare il primo film su grande schermo e riprese con una videocamera ancora primitiva tutte le scene di Brando, per studiarle fino all’ossessione, per diventare il giovane Brando.  Un’operazione scientifica perfettamente riuscita, soprattutto perché De Niro riuscì a diventare qualcosa di più del suo modello. Molto più di una perfetta incarnazione del Padrino di Brando: la perfetta incarnazione del Padrino di un giovane, e arrabbiatissimo Robert De Niro.  Tutte le amarezze, tutti gli inciampi, tutte le difficoltà e i rifiuti che aveva subito, diventarono quelle di Vito Corleone e gli diedero il suo primo Oscar. Il primo di molti, sia per lui che per il film.

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Non sarebbe mai successo se fosse morto al volante, in una parte di rincalzo, perché non era riuscito ad avere quella di James Caan.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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