Robert De Niro ha alle spalle una lunghissima carriera. Tutti ricordiamo i suoi mitici ruoli. Pochi sanno come cominciò tutto.
Robert De Niro, classe 1943, è stato un ragazzo di origini irlandesi e italiane: un immigrato multietnico con una solida radice artistica: suo padre era un pittore piuttosto noto e sua nonna materna una pittrice e poetessa dalle origini a sua volta alquanto caleidoscopiche.

Per quel ragazzo di New York, nato in un Greenwich Village ancora lontano dal diventare fashion, l’espressione artistica era un’attrazione quasi naturale. Ma la sua scelta fu quella dello spettacolo. La sua italianità nasceva dall’educazione più che dalla genealogia. I suoi genitori divorziarono mentre lui era poco più che in culla.
Sua mamma si trovò una nuova casa a Little Italy. E in quel quartiere in cui l’America e un Italia fuori dal tempo si incontrano, il piccolo Bob assorbì i tic, i colori, le smorfie, gli accenti e i piccoli vezzi su cui avrebbe costruito una carriera di attore che segna la storia del cinema come una pietra miliare.
Le difficoltà degli inizi
Se il pedigree etnico di De Niro è piuttosto confuso, non così è quello di attore: alle sue radici si trovano le fondamenta più classiche e più solide che le ultime generazioni di attori hollywoodiani possano vantare: l’Actors Studio di Lee Strasberg, il suo ormai quasi proverbiale metodo Stanislavskij e il Conservatory di Stella Adler.
Non poteva esserci curriculum più solido per un giovane attore che alla metà degli anni ‘60 cercava di sfondare nel mondo del cinema. Eppure la partenza col botto non ci fu.
Il suo primo film, girato da Brian De Palma aspettò per oltre sei anni la distribuzione nelle sale, che oltre tutto arrivò con un umiliante visto X-Rated da parte della censura.
I due avevano osato, ma forse un po’ troppo. Girò un paio di film francesi che più o meno nessuno vide. Alla fine degli anni ‘60 la carriera di De Niro era lungi dal decollare. Mentre il giovanotto cominciava a passare i 25 anni e intravedere i 30, non c’era ancora nessun segno di quel carattere, profondamente italiano, che avrebbe fatto scattare la carriera di De Niro nei ruoli di boss e di gangster che sembravano cuciti addosso a lui. De Niro era ancora un attore d’avanguardia, dal profilo piuttosto confuso e dal successo tutto da costruire.
Il giro in macchina che gli cambiò la vita
Nel 1970 un’azienda di macchine che era stata la più grande d’America ma che stava vivendo un doloroso declino, lanciò un’auto dalle grandi ambizioni, che avrebbe dovuto risollevarla. Si trattava dell’AMC Ambassador, una macchina dal concept più confuso delle origini di De Niro e che col senno di poi non poteva che essere il fallimento che fu.
La sua strategia era quella di essere una macchina che sembra costosa ma non lo è. Con queste premesse da “vorrei ma non posso” non si poteva certamente disturbare qualche testimonial di grido. Fu scelto un attor giovane del tutto sconosciuto (e di conseguenza economico). Era molto bravo, in sostanza poteva sembrare costoso, ma non lo era.
Il commercial era una caricatura di tutti i tic e tutti i luoghi comuni degli italiani in America. La famiglia numerosa, la vita rumorosa in mezzo alla strada, il rapporto madre-figlio piuttosto soffocante. A guidare quella macchina bellissima che “ha persino l’aria condizionata”, che ti fa bullare con i vicini e fa preoccupare tua mamma per le spese spaventose che devi avere sostenuto, c’era il giovane Robert De Niro.
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Vederlo recitare in questo commercial, oggi, ci fa vedere quel tipo di giovane gangster azzimato agli inizi della sua carriera che abbiamo visto nei ruoli che hanno fatto decollare la sua carriera: La Gang che non Sapeva Sparare, Mean Streets, e ovviamente il Padrino parte II. Quella di De Niro nel ruolo di questo giovane ed espansivo italiano (che potrebbe benissimo avere un cadavere nel bagagliaio) pare una scelta ovvia e naturale. Eppure le cose non stanno così.
Una carriera lanciata da uno spot
Quando il visionario regista di questo commercial, peraltro bellissimo, a dispetto della sua strategia fallimentare, scelse il giovane De Niro, non c’era assolutamente nulla nella sua filmografia che potesse farlo immaginare come il personaggio giusto.
Uno sguardo alla cronologia della sua filmografia rivelerà che semmai è vero il contrario. La personalità e il carattere che De Niro porterà presto al cinema, nasce con questo commercial, il colpo di bravura che l’avrebbe presto qualificato per i casting cinematografici nei ruoli che conosciamo.
La Gang Che Non Sapeva Sparare fu realizzato un anno dopo. Mean Streets è del 1973, Il Padrino Parte II, la consacrazione, è addirittura del 1974.
Questo splendido spot, in cui ammiriamo il De Niro che conosceremo al cinema solo molto dopo, non cambiò i destini di American Motors, che nel giro di qualche anno sarebbe finita nel tritacarne dei cambi di proprietà, delle ristrutturazioni e degli smembramenti, che alla fine (per ora) l’ha portata con il marchio Jeep sotto l’ombrello Stellantis, il gruppone pigliatutto che ha assorbito Fiat, Citroen, Peugeot, Chrysler e vai a sapere che cos’altro.
Ma lo spot cambiò la carriera di De Niro che, forse per questo, ha continuato ad apparire di quando in quando nelle pubblicità televisive, al contrario di star decisamente più picky, che a simili proposte oppongono sempre rifiuti sdegnati.
Oltre alla gratitudine per quello che la pubblicità ha fatto per la sua carriera, ha probabilmente un peso anche la grande simpatia che l’uomo De Niro ha per il denaro (una necessità imprescindibile, quando si hanno sette figli, di cui l’ultimo appena arrivato, e una certa quantità di diverzi alle spalle).
L’ha spiegato lo stesso De Niro, nel corso di uno spot italiano per Beghelli, andato in onda ormai qualche anno fa:
“tengo famiglia, figli e mogli da mantenere”.
–Robert De Niro
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Era la battuta di uno spot. Ma negli spot di De Niro, ormai l’abbiamo capito, c’è anche molta verità.
Antonio Pintér


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