Francis Ford Coppola è stato un bambino con una vita difficilissima. Il successo e il denaro guadagnato con i suoi capolavori gli hanno permesso di ribaltare le cose, e con una eccellente spiegazione filosofica.
Non tutti nasciamo con il genio di Francis Ford Coppola, ma molti di noi hanno provato nei loro primi anni di vita privazioni economiche e ingiustizie, talvolta vere, talvolta immaginarie, che hanno comunque inciso per sempre sul loro carattere e sulla propensione a spese talvolta pazze.

Non posso certamente lamentarmi di nulla di tragico per gli anni della mia infanzia, salvo che della estrema parsimonia di mia madre, che dal mio punto di vista talvolta tendeva ad un’avarizia da Zio Paperone. Le poche monetine ricevute, le mancette risicate, il senso di essere in costante apnea finanziaria mi hanno pure spinto a qualche azione dalla legalità discutibile con il portafoglio della spesa, senza le quali i miei (scarsi) giri alle giostre sarebbero stati del tutto impossibili. Molti anni dopo, credo di poter concludere che la mia propensione quasi patologica ad accumulare ogni bendiddio, a sommare hobby su hobby, ognuno con un patrimonio di accessori e possedimenti che a un certo punto ha rischiato di buttare fuori di casa me, abbiano radice in quelle terribili privazioni. Posso quindi ben capire un personaggio come Francis Ford Coppola, che una vita difficile ce l’ha avuta per davvero. Insieme alla possibilità di recuperare e ribaltare il punteggio. In modo ben più decisivo di quanto abbia potuto fare io.
La difficile infanzia di un genio del cinema
A differenza delle mie difficoltà, che erano puramente dovute al carattere roccioso di mia mamma, la strada di Coppola è stata incerta e sofferta per davvero. Nato nel 1939 in una famiglia (ovviamente) italoamericana, il piccolo Francis non ha potuto godere del lusso, che per molti di noi è diventato scontato, di avere la certezza che a casa sua ci sarebbero stati pranzo e cena in tavola.
Il padre poté offrire a suo figlio poco più di uno sconfinato amore per l’arte, arte che non gli aveva dato il privilegio di diventare ricco come musicista e compositore. E nemmeno benestante. In aggiunta ad una situazione finanziaria sempre sull’orlo del collasso, il piccolo Francis fu anche colpito dalla poliomelite, che all’età di nove anni lo costrinse in un letto. Una storia da piccolo fiammiferaio, che proprio come succede al cinema, sarebbe ripartita verso il riscatto, nel momento più drammatico e apparentemente senza speranza. Bloccato nel suo letto, quel bambino disgraziato cominciò a creare piccoli spettacoli di marionette e persino a sperimentare con una cinepresa 8mm. In quel letto, invece della disperazione, Coppola coltivò i suoi sogni e la sua voglia di emergere dall’abisso, cosa che avrebbe presto fatto con la violenza di un capodoglio.
Nascita di un principe
I film sono spesso storie di rinascita, anche se quelli di Coppola in questo rappresentano spesso una curiosa eccezione. Se molti dei suoi personaggi invece che trasformarsi e crescere finiscono per affondare sempre di più nei limiti e nei traumi del proprio passato, il tragitto di Coppola è stato del tutto opposto. Non solo i primi esperimenti con la 8mm sarebbero presto diventati trionfi che avrebbero scassato i box office di tutto il mondo, ma anche il suo stile di vita riuscì a cambiare profondamente.

Il vertice assoluto di una vita di spese pazze e stravaganze fu certamente la lavorazione di Apocalypse Now, nelle Filippine, in compagnia di un geniale Marlon Brando. Il comportamento di Coppola su quel set diventò leggendario al punto che ne stiamo scrivendo ancora adesso, un bel po’ di decenni dopo. Coppola era uno studioso e innamorato instancabile del cinema italiano, dal quale aveva però preso, diciamo così, dei brani scelti, in fatto di stile registico. Non era certamente un fan dell’improvvisazione e delle ristrettezze dei set neorealisti (pur ammirandone i risultati artistici). Sulla sue seggiola da regista, le sue pretese verso costumisti e scenografi assomigliavano più a quelle di Luchino Visconti ne Il Gattopardo (un regista noto per la pretesa di riempire anche i cassetti di posate d’argento costosissime che, pur non vedendosi, avrebbero contribuito all’autenticità delle scene).
“Nel dubbio, compra”
–anonimo assistente di Francis Ford Coppola
I suoi collaboratori e assistenti erano scelti con cura per la loro lealtà ad ogni capriccio del regista (chi conosce i set sa che la produzione, ovvero quella che mette i soldi, è per i geni del cinema una madre costantemente avara, che va combattuta con l’aiuto di una sceltissima guardia personale, che lotta incessantemente per proteggere il Maestro dalle miserie e dai compromessi del mondo reale, così care ai contafagioli dell’amministrazione). La falange di assistenti e collaboratori che circondava Coppola aveva ben imparato ad assecondare ogni capriccio del barbuto e corrusco principe del set. L’apice di questa lealtà fu toccata sul set di Apocalypse Now, nelle Filippine, una location difficile e fuori mano che avrebbe reso difficili le corse in negozio dell’ultimo momento. Proprio per questo le truppe scelte che seguivano Coppola pendendo dalle sue labbra avevano imparato un’aurea regola di sopravvivenza: ogni volta che il regista menzionava qualsiasi cosa, anche casualmente, anche senza nessuna enfasi, così, di passaggio, immediatamente partivano telefonate affanose per ordinarla: fossero bicchieri da champagne di Tiffany, o qualsiasi altra cosa, sarebbero arrivati comunque con il prossimo volo da San Francisco, che servissero o no. Non volevi finire sotto il fuoco di Coppola se a un cambio scena, il regista chiedeva proprio quel bicchiere.

Le cose arrivarono al culmine l’8 aprile del 1976, il giorno successivo al trentasettesimo compleanno di Coppola. Il Maestro organizzò una stravagante festa sulla spiaggia vicino al set del film, invitando 3.000 comparse americane, filippine e vietnamite. La festa prevedeva centinaia di chili di hamburger e hot dog fatti arrivare da San Francisco, oltre a un’enorme e incredibile torta di due metri per due metri e mezzo. Il colossal dolciario era decorato con una specie di plastico delle scene in cui si svolgeva Apocalypse Now: montagne, un fiume, un oceano con onde di glassa e palme. Resta ignoto il costo del capolavoro, ma le cronache hanno registrato i costi di spedizione e le spese aeroportuali per cotanto catering: 8000 dollari (del 1976) Nel dubbio qualcuno aveva comprato, e lo aveva fatto in abbondanza.
La filosofia di Coppola
Naturalmente, Francis Ford Coppola non ha mai amato essere scambiato per un capriccioso e pretenzioso aristocratico del set, che infligge alla produzione spese insensate per soddisfare la sua smania di protagonismo e accertarsi di essere sempre al centro dei pensieri di tutti. Pensare questo, Coppola lo ha sempre sottolineato, sarebbe non solo ingiusto e offensivo, ma indice di una ben scarsa capacità di capire i misteri del cinema (e nessuno può negare che lui li abbia invece compresi fino in fondo, e in parte pure creati).
Sostiene Coppola che il cinema è un’impresa ad alto rischio, che richiede da parte di chi vuole farlo coraggio al limite della spericolatezza. Occorre superare limiti, continuamente (e non fare, banalmente, conti).
“”Se non si vuole rischiare come si fa a fare qualcosa di veramente bello, che nessuno ha mai visto prima?”
–Francis Ford Coppola
Insomma, anche lo sfarzo del set, la sua corsa a velocità accelerata verso la catastrofe finanziaria, a meno che un colpo di genio lo salvi, sarebbero un mezzo per la ricerca dell’eccellenza cinematografica. Più prosaicamente, Coppola ha anche sostenuto che un ambiente di abbondanza e lusso favorisce la creatività, che è certamente indispensabile per produrre capolavori come Apocalypse now. Vedendo le cose in prospettiva, possiamo grattarci la testa perplessi di fronte a questa razionalizzazione, che comunque ha certamente servito Coppola. I capolavori li ha effettivamente creati, indipendentemente da quanti soldi siano stati sprecati nell’impresa. E in fin dei conti pure i suoi finanziatori hanno poco da lamentarsi: non risulta che nelle imprese di Coppola abbiano perso dei soldi. Non è certo una filosofia che mio nonno avrebbe approvato, e tantomeno mia mamma, fatta della stessa durissima pasta. Purtroppo io, da bambino, non avevo l’eloquio convincente di un Coppola all’apice della sua carriera. Né, per la verità, la dimostrazione che certe idee stravaganti potevano funzionare e regalarci Il Padrino, insieme a tutto quello che è venuto dopo.
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Qualche torta l’ho rimediata lo stesso. Ma per autoscontri e giostre le cose sono sono state decisamente più complesse.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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