L’estate è il tempo del sole senza veli, almeno per alcuni. Una rivoluzione che è cominciata molti anni fa, e ha causato molti conflitti. Quello di Adam Sandler rischiava di essere molto doloroso.
Eravamo ancora dei bambini appena cresciutelli, lontani dal diventare anche giovani adolescenti, quando le sirene, il fascino e i misteri del nudismo si affacciarono nella nostra vita.

Donne meravigliose e completamente spogliate, che nella nostra fantasia erano più simili a Ursula Andress che non alle zie e nonne vicine di ombrellone. Potevamo immaginarle in piena libertà perché il luogo della libertà (o per altri versi del peccato) era a considerevole distanza da quella spiaggia per famiglie, dove al massimo si consumavano conflitti legati alle esplosioni delle nostre pistole da cowboy. O alla carenza di tè freddo, che la nonna preparava sempre con una certa avarizia.
Noi stavamo a Monterosso, dalla nostra riva, laggiù in lontananza si vedeva una baia sotto Vernazza. Ed era lì che, sussurravano le voci di spiaggia, si riunivano le splendide i ignude bellezze che stuzzicavano la nostra fantasia (e non solo, per quanto l’età fosse ancora decisamente imberbe).
Sono abbastanza certo che per vedere un po’ più chiaro in questo mistero, mi procurai anche un binocoletto del mercato, di quelli colorati e con le lenti di plastica, che riuscivano a rendere meno comprensibile il poco che vedevi ad occhio nudo.
O forse misi a miglior uso uno dei primi binocoli cinesi arrivati in italia, delle scatolette pieghevoli. Il mio esemplare veniva da una visita alla Torre di Pisa.
Ad ogni modo, a dispetto degli apparati tecnologici, la lontana baia sotto Vernazza rimase un puntino incomprensibile, e nessuna Ursula Andress si rivelò alla mia vista. Ahimé.
Nudismo e sindaci, una guerra di ordinanze
Ben più chiare, e ben esposte nell’edicola del paese, erano le ordinanze dei sindaci che volevano mettere fine a tanto sconcio. E non solo lì, a Monterosso. Ma un po’ in tutta Italia.

È una storia curiosa, di signore anche solo in topless (ce n’erano pure alla nostra spiaggia, assai disapprovate in famiglia), e di carabinieri vestiti di tutto punto, che imperversano per le spiagge distribuendo multe e sanzioni.
Per arrivare alle lontane spiagge nudiste fuori mano, quelle Sodoma e Gomorra sotto il sole, qualcuno allestì spedizioni di motoscafi delle capitanerie. Una guerra che non sempre veniva approvato, nemmeno nelle famiglie più bacchettone, come le mia.
Una famiglia dominate da donne, quattro sorelle (le mie zie) e una mamma (la loro), che benché generalmente orientate al tradizionalismo sapevano talvolta avere lampi libertari. Perché rompere le scatole a gente che non dava fastidio a nessuno e che praticava la sua filosofia di vita oltre il punto visibile dell’orizzonte (cosa che avevo constato a mio scorno)?
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Parole sagge, che però non fermarono la battaglie della morale comune e della pubblica decenza, almeno finché sul finire degli anni ‘70 fu chiaro a tutti che non vale la pena di combattere battaglie che non è assolutamente possibile vincere.
Agi e disagi del nudismo
Come avrei appreso, grazie a una successiva vasta cultura iconografica, fatta anche (ma non solo) di pubblicazioni liberamente disponibili in edicola. Una spiaggia nudista non è poi quel luogo di meraviglia che la mia fantasia semiinfantile mi aveva fatto immaginare.
Le pance, le rughe, la cellulite, la calvizia, le dita dei piedi storti, le ginocchia ossute, le caviglie a zampone e la generale imperfezione umane, sono esattamente le stesse che su una spiaggia normale. Solo, meno coperte.
Il senso di benessere, la naturalezza, di girare con tutto all’aria, d’altra parte, sono forse veri per alcuni appassionati d’esperienza. Ma non sono decisamente parte delle emozioni del neofita dell’abbronzatura integrale. Quando si levano di mezzo le sovrastrutture tessili che la nostra “società oppressiva” ci ha “imposto”, ci si sente spesso… nudi. A disagio. Si rimpiangono le proprie mutande e il proprio costumino.
Succede a molti, ed è successo anche a un talentuoso comico di Hollywood, che ha raccontato in un’intervista la propria illuminante esperienza. Si tratta di Adam Sandler, che allo Show di Jimmy Fallon ha raccontato i suoi approcci acquatici, ad una spiaggia nudista spagnola.
E man mano che si avvicinava alla spiaggia, il suo desiderio di partecipare a tanta naturalezza, a tanta libertà, a tanto sentirsi a proprio agio. Fino al punto di non sentirsi a suo agio per niente.
Avvicinato alla riva, ormai senza costume, Sandler decise per una soluzione di compromesso. Sarebbe rimasto sì, senza costume, ma coperto dalla natura, l’acqua salata del mediterraneo, che tutto fa galleggiare. Tutto, forse un po’ troppo,
Il racconto di Sandler va goduto dalla sua voce, ed è certamente intessuto di commedia. Ma la sostanza è che un po’ troppe cose, di quelle che dovevano restare sotto il pelo dell’acqua, cominciarono a venire galla, rendendo vano il suo tentativo di difendere la propria privacy.
E quel che è peggio, attirando l’attenzione di famelici gabbiani, bestie pericolose, abituate a cacciare tutto quello che si trova che si trova nell’acqua, a farlo proprio, e a trangugiarlo. Siano essi innocui pesciolini, wurstel o palle da ping pong.
Sandler ha raccontato la sua resa, quella di una natura che torna alla natura, e lascia ai gabbiani ciò che è giusto che abbiano, nel loro habitat naturale, senza fronzoli né costrizioni culturali.
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Non abbiamo visto niente, come del resto è sempre successo per tutti i capitoli dell’avventura nudista. Ma, una volta di più, è bello averlo immaginato.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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