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Camilla Cederna

Estate cafona, l’antidoto: che Camilla Cederna sia con voi

In estate il buon gusto a volte è sinonimo di buon senso, anche se tutti hanno diritto ad un’opinione.

L’estate mi piace. Uno, perché fa caldo e da buona terrona il freddo e il cielo grigio mi incupisce, due perché ci sono le vacanze, tre perché si ha bisogno di pochi indumenti per vestirsi e per di più leggeri.

Camilla Cederna
Camilla Cederna, ironia e stile – Boomerissimo.it

Oltre al sollievo a spalle e schiena c’è anche il plus che tutto si asciuga velocemente senza bisogno di asciugatrici e deumidificatori.

Regole

Da bambina prima e da ragazza poi ho dovuto sottostare alle regole dei miei genitori. Accadeva così, fin tanto che si viveva in casa di mamma e papà le direttive le davano loro. In casa tra mia sorella (maggiore) e me la ribelle ero io. Una ribelle sui generis, ma le mie piccole rivoluzioni le ho fatte, soprattutto in fatto di abbigliamento. In anni più verdi avevo un discreto personalino pur essendo limitata nell’estensione verso l’alto. Indossavo abiti aderenti, magliette corte, insomma tutto il cucuzzaro. Prima di uscire era consuetudne chiedere a mamma e sorella: “Come sto?” Certe volte mamma mi stupiva. Davanti a mise con poca stoffa diceva: “Chi mostra gode, chi guarda crepa”. In effetti, senza falsa modestia, a volte stavo proprio bene. Capitava però che mia sorella, che ha un altissimo senso estetico, mi guardasse e mi squadrasse facendo una smorfia ed esprimendo con tatto il suo disappunto. Detto fatto. Altra occhiata allo specchio, riconoscimento dell’errore ed eliminazione del dettaglio incriminato. Oggi che sono cresciuta quelle voci sono parte di me, mi accompagnano ogni volta che scelgo un capo di abbigliamento, un accessorio, un paio di scarpe. Sono ancora un po’ pazza, ma limito la follia ad un accessorio, non all’intero outfit.

Scorretta

So di esprimere un’opinione borderline tra il politicamente scorretto e il body  shaming, ma non limiterò la mia libertà di espressione (considerando anche che Boomerissimo è mio). E’ mia convinzione che ciò che si indossa debba starti bene, esaltare i pregi e minimizzare i difetti. Sarò antica in questa mia idea, ma considerando quello che vedo in giro, me la tengo stretta. In fin dei conti non sto tentando di venderla, è mia! Ho archiviato da qualche anno le minigonne. Per quanto possano essere belle le mie gambe, non ho più vent’anni e neanche trenta. Un’elegante lunghezza che copra il ginocchio la trovo più confortevole e mi fa sentire più a mio agio.  Certe ginocchia mostrano clamorosamente l’età dei proprietari (anche maschi, sì). Nonostante ore di sessioni di palestra, la pelle cede e soprattutto se si è magri mostra un certo andamento plissettato che non è un gran bel vedere.

Ragazzi in città
Ragazzi in città – copyright Boomerissimo.it

La mia idea retrograda ha previsto anche di aver messo via il bikini, ma io sono fondamentalista. A slip, o presunti tali che necessitano di una depilazione chirurgica, preferisco un costume intero, con una bella fantasia, che evidenzi ciò che posso mostrare ancora. Non è obbligatorio mostrare la pancia, che sia un po’ gonfia o mestamente non tonica. Ma non è solo questione di età. Girando per Milano in questi giorni, pare di essere in prossimità di un qualche lungomare, la promenade du canal, al massimo. Torme di ragazzine in brassiere e shorts girano per la città. Milano è ben distante dal mare e questo tipo di abbigliamento una volta era prerogativa di luoghi di villeggiatura. Ci si metteva quello che bastava per raggiungere la spiaggia e mostrare il costume. Non credo che la scelta sia dettata dalla calura. Abitanti dei deserti, berberi o chi per loro, sanno che per sopportare sole a picco e temperature elevate occorre coprirsi. Non a caso indossano il burnus da tempi immemorabili. Abbiamo anche importato abitudini che fino a qualche anno fa aborrivamo ai piedi dei turisti teutonici, quelle orrende scarpe sagomate completate dal calzino. Sono terribili, per quanto ornate di perline, colorate, luccicanti ecc ecc. A quanto ho potuto provare non sono neanche particolarmente comode. Altro trend incomprensibile sono le ciabatte da piscina portate in città. Quelle orrende in plastica, a fascia, anche loro indossate con il calzino, sdoganate da qualche illuminato stilista che non voglio nominare. Mi ci sono imbattuta di recente in metropolitana, osservando un gruppo di adolescenti (cromosoma XY) che discutevano tra loro. Ad un certo punto, nell’espressione estetica di sè stessi, negli anni ci deve essere stato un cortocircuito. Non ha più importanza se ciò che indossi ti renda giustizia, no, deve essere strano, singolare, ma non unico, visto che lo indossa un nutrito numero di persone. E se per mie autolimitazioni non spendo più grandi cifre in capi d’abbigliamento (il mio conto in banca ringrazia), mi fanno andare in visibilio riviste, libri che mi consentano di capire ed in qualche modo vivere la quotidianità di eventi del passato, la storia “piccola”, insomma.

L'Espresso 1957
La rubrica di Camilla Cederna (L’Espresso 20 gennaio 1957) – Boomerissimo.it

Il mio ultimo acquisto è stata l’intera annata rilegata dell’Espresso del 1957. Al prezzo di 70 lire leggevi di politica, cronaca, sport, spettacolo ed anche moda e costume. Mi sono appassionata a leggere ciò che scriveva Camilla Cederna, sotto le mentite spoglie e nomi di Sofia e Carolina . La rubrica “Sofia e Carolina” era una delle sue creazioni più celebri, in cui trattava vari temi di attualità e costume con un tono ironico e critico.

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In uno di questi articoli mi sono imbattuta in un elenco di MAI, per essere eleganti e non sbagliare (Enzo Miccio e Carla Gozzi hanno inventato nulla). Qualche esempio? Ovviamente sì. A proposito di testa e cappelli: “Mai la frangetta oltre i venticinque anni; Mai la coda di cavallo dopo i vent’anni; Mai il colbac di pelliccia se si è alte 1 m. e 50 cm”. A proposito di quello che lei chiama “Busto”: “Mai la giacca larga sopra una sottana larga; Mai il reggiseno nero sotto una blouse trasparente; Mai il solco visibile delle spalline del reggiseno sotto l’abito da sera”. Procedo random. Gambe: Mai tacchi alti coi pantaloni, gli shorts e il costume da bagno; Mai calzettoni o calzini coi tacchi. Gioielli:  Mai anelli a più di un dito della mano; Mai un crocefisso al collo.” Camilla Cederna conclude la sua rubrica con un consiglio che mi sento di approvare in toto: “Lo stile è l’arte dell’omissione. …La signora deve togliersi di dosso tutto quanto si è messa per piacere o fare colpo.” L’ombelico scoperto lo lasciamo alla Carrà.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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