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Ursula Andress Bond girl libera

Ursula Andress, Bond Girl libera (anche dai vestiti)

La prima volta non si scorda mai, ma non è stata l’unica, almeno per Ursula Andress.

James Bond per anni è stato un trituratore di donne. Bellissime sempre, che fossero alleate, di contorno, semplici avventure di una notte o antagoniste.

Ursula Andress Bond girl libera
Ursula Andress e Sean Connery – Boomerissimo.it

Duravano per lo più l’arco di un film, a pochissime è riuscito accompagnare l’agente con licenza di uccidere per più di un episodio. Fatta eccezione per Moneypenny, of course.

Le privilegiate

In epoca di riscatto delle donne, di #MeToo post Weinstein, l’essere qualcosa di più di una bella figurina è stato più semplice per Léa Seydoux, colei che nei panni di Madeleine Swann ha fatto capitolare l’agente segreto meno segreto della storia, la donna che ha operato il miracolo di rendere Daniel Craig-Bond un family man disposto all’estremo sacrificio.

Ursula Andress Bond girl libera
Ursula Andress, la prima Bond girl – Boomerissimo.it

Ma non è stata l’unica. In tempi meno recenti, meno puntellati dai contrafforti del movimento per i diritti delle donne, era già toccato a Eunice Gayson interpretare per due volte Sylvia Trench accanto a Sean Connery-Bond.

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Certo, ci sono molte altre attrici che sono comparse più volte nei film della saga, tra cui Maud Adams, ma forse non tutti ricordano, che la prima ed indimenticabile Bond girl, Ursula Andress, una Venere atletica che sorge dalle acque della Giamaica, è stata anche una sensuale ed elegante Vesper Lynd in un film bondiano, per così dire, spurio. Si tratta di Casino Royale del 1967, con uno 007 di tutt’altra fattura che vestiva i panni intrisi di very British Humor di David Niven. Una parodia godibilissima e ricca di star.

Ursula, un mito del cinema a cui non piaceva recitare

Figlia di un diplomatico tedesco di stanza in Svizzera, si trovò presto priva della figura paterna. Era l’epoca del nazismo e gli svizzeri imposero al padre di lasciare il paese. Fu allevata dal nonno, una persona estremamente rigida. Forse fu lui l’artefice del suo carattere ribelle ed indipendente.

Ursula Andress Bond girl libera
Ursula Andress, convinta da Marlon Brando – Boomerissimo.it

L’occasione di fuggire gliela offrì una troupe francese arrivata in Svizzera per girare L’Affaire Maurizius con Daniel Gélin come protagonista. L’attore francese era affascinante e tenebroso e la diciassettenne Ursula vide in lui l’amore della sua vita. Gelìn, dal canto suo, che aveva già moglie, vide qualcos’altro. Ursula lo seguì a Parigi e poi a Roma, ma il principe azzurro diventava via via più sbiadito. Oltre ad essere sposato era anche dedito a sostanze.

Nonostante la famiglia avesse smosso l’Interpol per riavere la fanciulla, Ursula si rifiutò di tornare all’ovile. A Roma, Ursula non passava inosservata. Un amico di Gélin, un ragazzone di Omaha, tale Marlon Brando, la spronò a tentare la fortuna a Hollywood.

Ursula fu messa sotto contratto dalla Paramount, ma pur ricevendo regolarmente una paga settimanale, l’affascinante ragazza svizzera non appariva in nessun film. Il suo inglese non era un gran che ed aveva un terribile accento tedesco. La Paramount pretendeva che lei studiasse movenze ed atteggiamenti di grandi dive del passato, tra cui l’Angelo Azzurro, Marlene Dietrich. Ursula si annoiava e si sentiva in gabbia. Una cosa le riusciva benissimo, affascinare giovani attori, tra cui James Dean.

Intanto era passata dalla Paramount alla Columbia, si era sposata con John Derek, il collezionista di bionde, ma la sua carriera continuava ad essere allo stadio di promessa. Derek diventava pazzo davanti all’indolenza della moglie.

Quando arrivò il copione per il film di Bond, Dr. No, si rifiutò di leggerlo e non voleva accettare a nessun costo il ruolo. Fu grazie ad un party e a Kirk Douglas, se Ursula divenne Honey Rider. Douglas lesse il copione a voce alta e Andress si innamorò del ruolo.

Ma non fu facile né per lei, né per la produzione entrare nei panni della prima Bond girl. Per darle un colorito meno teutonico e più giamaicano, Ursula fu “colorata” per darle un incarnato più solare e fu doppiata sia nella parte recitata che nella parte cantata. Una giamaicana con forte accento tedesco non sarebbe stata accettabile.

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Quel film la fece diventare più di una diva, una vera icona. Ma a lei di recitare è sempre importato il giusto. Vivere era il suo diktat, l’amore o gli amori che dir si voglia. Libera sempre, nelle relazioni e dall’abbigliamento, tanto che le fu affibbiato da certa stampa un appellativo significativo: Ursula Undress.

Roba che oggi sarebbe da orsoline. O da Ursuline?

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it©

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