x

Il meglio, il peggio, il curioso degli anni 80 (e oltre)

Pubblica un Guest Post sponsorizzato con Boomerissimo.it®


TUTTI GLI ARTICOLI
Boom age / News/ PODCAST / Sport / Style / TV e spettacolo /
Trabant, è stata la peggiore?

Trabant, auto ideale di un sistema paradossale: è davvero la peggiore della storia?

La Trabant è passata alla storia come l’auto peggiore di sempre. Eppure, era una soluzione ingegnosa ai numerosi problemi di un sistema che non poteva funzionare. Le auto invece hanno camminato a lungo e continuano a farlo, a modo loro. 

Per me, che nasco da un esule dell’Est ben felice della sua ricollocazione a Ovest, la Trabant è sempre stata un oggetto più complesso che per quasi chiunque altro. A Est, tra i nostri amici oltrecortina, la Trabant poteva essere un oggetto del desiderio (la prima e unica macchina che con immensi sacrifici e lungherrime attese poteva essere alla portata di un normale lavoratore) o molto più facilmente un oggetto di vergogna.

Trabant, è stata la peggiore?
Trabant, l’auto ideale per un sistema fallimentare – Boomerissimo.it

Era quello che avevano, purtroppo, e quando ne parlavano sembravano dire che non era colpa loro. Le cose erano andate così, erano finiti dalla parte sbagliata della cortina, e questo era il risultato. 

Qui a ovest, la Trabant era uno scherzo. Una delle poche macchine che nemmeno il più eroico militante comunista avrebbe mai sognato di comprarsi, per mostrare la sua adesione al campo socialista. Per mostrare la sua fede, qualcuno sceglieva una Skoda che, seppur orrenda, era un po’ più appetibile. Un tassista milanese di granitica fede sovietica era arrivato al punto di comprarsi una Moskvich. Era una leggenda tra i suoi colleghi Fiat-muniti. Ma nessuno che io abbia mai sentito né conosciuto arrivò al punto di comprarsi una Trabant. 

Per me la Trabant non era oggetto di orgoglio (figuriamoci) né di scherno. Mi faceva solo tristezza quella macchina costruita in un composto plastico-vegetale, col suo motore a due tempi tossicchiante, che l’avvicinava ad un ape car (mezzo ingegneristicamente molto più dignitoso). Mi faceva pensare allo sfortunato, e probabilmente eterno, destino di quella mia mezza patria lontana ma non troppo, che conoscevo bene, e che ogni volta mi faceva stringere il cuore. Non sapevamo ancora quanto era vicino il 1989, quando una ribellione di Trabant avrebbe messo fine al mondo comunista. 

Le macchinette dalla DDR erano entrate in Ungheria, e da lì premevano al confine, decise ad arrivare in Germania Ovest. Gli ungheresi dopo un po’ si arresero, aprirono le porte. Poco dopo alzò le braccia anche la coriacea DDR, e il muro venne giù ancora più improvvisamente di come era stato eretto. 

Sì, la Trabant faceva schifo

La Trabant, oggettivamente, faceva schifo. Era orrenda, aveva una carrozzeria realizzata in un composto di termoplastica e cotone pressato. In Ungheria si diceva di non comprarla mai verde, perché c’era il rischio che te la mangiasse un cavallo. 

Trabant, è stata la peggiore?
La Trabant P50 del 1957 – Boomerissimo.it

Il suo motore era un terribile due tempi di origine DKW anteguerra. 600cc di penitenza, per 25CV. Sputacchiava, tossicchiava, fumava, spesso si fermava. Se si fermava te lo dovevi riparare e ricostruire da solo, perché il sistema industriale grippato della Germania Est riusciva a produrre si e no una Trabant ogni 45 ordini, figuriamoci gli accessori e i pezzi di ricambio. Il manuale di uso e manutenzione era in realtà un manuale di fai-da-te. Se si bruciava una guarnizione, te la ritagliavi da solo da una cintura. I pezzi li smartellavi in garage e li sistemavi al loro posto alla meno peggio. L’ingegneria era talmente primitiva che ti consentiva di farlo, e solo per questo, alla caduta del muro, l’80% di Trabant prodotte dal 1960 in poi circolava ancora. Non avevi nessuna possibilità di comprarne un’altra, perché la cosa che faceva più schifo della Trabant era la sua “esclusività”. 

Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola donazione a questo link

Per comprarne una al prezzo teorico di listino  un operaio ungherese o tedesco-orientale doveva mettere insieme 15 mesi di stipendio. Con gli stessi soldi qui ti compravi una Fiat 131, che era un altro vivere.

Ma quel prezzo era solo una teoria. La lista di attesa era di 13 anni (!). Se volevi una Trabant “pronta consegna”, dovevi comprarla da qualcuno che l’aveva aspettata 13 anni, e te la faceva pagare il doppio. 30 mesi di stipendio. Il socialismo reale aveva realizzato l’utopia di farti pagare una Trabant usata quanto una Mercedes nuova

Eppure la Trabant era un auto geniale

Incredibilmente, quell’oggetto perverso era anche un’auto geniale. Possiamo apprezzarlo meglio oggi che, fortunatamente, è tutto finito e ci si può guardare alle spalle con la serenità di chi ha problemi altrettanto irrisolvibili, ma completamente nuovi, rispetto a quelli degli anni ‘70 e ‘80.

Trabant, è stata la peggiore?
Trabant P601, quella che ci ricordiamo tutti – Boomerissimo.it

La Trabant era nata per conciliare l’inconciliabile, e in un certo senso l’aveva fatto. Era nata come auto del popolo in una Germania Est stremata dalla guerra, deindustrializzata dai sovietici, che avevano trasportato le poche fabbriche ancora funzionali a casa propria, come riparazione di guerra. 

Una Germania che dopo la guerra il partito-guida aveva spinto per anni al limite della sopravvivenza fisica, letteralmente alla fame, come capitò anche altrove oltre la Cortina. Era una Germania da cui era fuggito qualunque quadro tecnico e ingegnere che potesse trovare impiego oltre il filo spinato, dopo una fuga avventurosa. Era una Germania scossa da rivolte, l’ultima quella del 1953.

Da quelle rivolte, e dalla morte di Stalin, qualcuno a Mosca trasse la conclusione che forse si era un tantino esagerato con la cinghia stretta. Era ora di riconvertire almeno una parte dello sclerotico apparato industriale alla produzione di beni di consumo e concedere qualche comfort ai propri sudditi. Sì, ma con cosa? In Germania si trovò nell’ex triangolo industriale della Sassonia un po’ di know how superstite per mettere un motore a due tempi (più semplice da progettare e da costruire) su un telaio di legno (solo col modello 601 del 1960 il telaio diventò metallico). L’acciaio per le carrozzerie non c’era ma la Sassonia era anche stata la patria di una notevole industria chimica, che aveva tenuto in piedi la Germania hitleriana con carburanti e gomma sintetica. Venne inventato il Duraplast, il misto di cotone e termoplastica di cui abbiamo già parlato. 

Fu creata una macchina i cui pezzi di ricambio fossero prodotti dai proprietari stessi, un’altra soluzione geniale alle mancanza di capacità e di flessibilità di quel sistema in teoria pianificato, in realtà (mal)funzionante solo grazie al genio e all’iniziativa personale dei singoli, che rendevano possibile l’impossibile. 

Era la macchina fallimentare di un sistema fallimentare. Ma lo era in modo perfetto, e a suo modo geniale. Forse è per questo che intorno alla Trabant oggi esiste una specie di culto. O forse è per ragioni del tutto diverse come la nostalgia a prescindere, o l’amore per il trash. 

Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola donazione a questo link

Ci capisca chi può. O finga di farlo, come hanno sempre fatto gli “analisti” del mondo socialista, che non riuscirono mai a prevedere nulla. A me personalmente la Trabant continua a mettere tristezza. Almeno questa è una solida certezza. 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

PUBBLICA UN GUEST POST SU BOOMERISSIMO.IT®

Rispondi

Comments (

2

)

  1. Anonimo

    La persona che ha scritto questo articolo è decisamente a digiuno di storia e soprattutto di nozioni tecniche riguardanti quest’auto. Lo consiglierei di documentari meglio è soprattutto di non lasciarsi sopraffare da giudizi politici prettamente personali

    1. Antonio Pintér

      Mon ami, sulle nozioni di storia, mi consenta di sorridere tantissimo.
      Sulla tecnica, la prego di illuminarci, perché ne ho dato solo qualche accenno, che direi incontrovertibile (origine del motore, tipo di carrozzeria e di telaio).

      Ci illumini comunque. Quali sono le questioni storiche che lei vede in modo differente, e qualmente si manifestano. E già che c’è, se non le scoccia, pure quelle meccaniche.

      Essere nostalgici del vecchio mondo oltrecortina, delle bandiere e dei colori è sicuramente un sentimento che merita comprensione. Ma non è una posizione storica, né tecnica.

Translate »

Scopri di più da Boomerissimo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere