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Attentato a Enrico Berlinguer

Attentato a Enrico Berlinguer, un altro mistero italiano: com’è andata veramente

Sofia, Bulgaria, 1973: Enrico Berlinguer rimane quasi ucciso in uno strano incidente con un camion militare. 18 anni dopo un senatore del PCI rilascia una dichiarazione scioccante: Berlinguer doveva essere eliminato a causa dei suoi contrasti con l’Urss. È andata proprio così?

Per chi come me ha origini dietro alla Cortina di Ferro, i problemi e le contorsioni del mondo comunista, e le relazioni complicate dell’Italia con i due blocchi, sono sempre state una questione un po’ più personale e bruciante di quanto possa accadere ad altri.

Attentato a Enrico Berlinguer
Enrico Berlinguer, fu attentato? – Boomerissimo.it

Mio padre era scappato dall’Ungheria durante la rivoluzione del 1956. Casa mia era piena di pubblicazioni, recenti ma soprattutto d’archivio, sulla storia dei partiti comunisti, i tentativi di liberalizzazione e le purghe (ovvero gli assassinii di massa) con cui si erano generalmente conclusi. E su queste materie io e mio padre tenevamo ampie dissertazioni fumando le nostre pipe, dopo il pranzo domenicale. Lui si alzava, sfogliava qualche vecchio giornale, mi raccontava, io talvolta eccepivo. Ma tra le molte divergenze che avevamo, era difficile che ci fosse qualcosa che riguardava la storia del comunismo mondiale e i rapporti con quello italiano. Leggevamo e ci informavamo molto, sperando che le cose cambiassero, andavamo a convegni, abbiamo visto crollare il muro insieme. Nel 1989 siamo andati insieme ai funerali di Imre Nagy e delle vittime del 1956, riesumate da un cimitero di animali, trentatré anni dopo i fatti che avevano portato alla loro impiccagione a porte chiuse in una prigione di Budapest. Tutto ciò per dire che benché fossi poco più che un ragazzino, ho avuto modo di formarmi un’opinione molto precisa sul ruolo di Enrico Berlinguer, la grandezza della sua figura, e sulla gravità e l’intensità del suo “coraggioso strappo” con la casa madre sovietica. Anticipo subito che è un’opinione abbastanza diversa da quella che va per la maggiore in Italia. E proprio per questo, nell’ambito delle cose che stiamo scrivendo su Boomerissimo® a proposito di alcune curiosità, delitti e misteri della Guerra Fredda, mi è parso interessante riaprire il dossier sul famoso, presunto, tentativo di assassinio del 1973 di Berlinguer a Sofia, passare in rassegna un po’ di documentazione, qualche tesi contrastante e cercare di farmi un’idea personale, raccontando qualcosa di una delle pagine più interessanti (e a questo punto misteriose) della nostra storia. 

I capi d’accusa al compagno Berlinguer

In Italia Enrico Berlinguer è curiosamente celebrato in due modi completamente diversi. Da un lato, l’ultimo grande comunista, l’ultimo riferimento di una comunità politica che quando guarda indietro cercando qualcosa o qualcuno da celebrare senza divisioni, senza distinguo e senza però, trova lui, il grande segretario sardo. L’ultimo baluardo unitario. L’uomo sofferente della questione morale, un leader anagraficamente non compromesso con il buio dello stalinismo, e anzi illuminato dall’aureola del leader che ebbe il coraggio di distaccarsi da Mosca cercando una via nazionale e democratica al socialismo, quando il socialismo sovietico era ancora molto reale (e, diciamolo, non del tutto sgradito a molti ammiratori di Berlinguer di oggi). Se non un santo, poco ci manca. 

L’elite dei partiti comunisti al congresso della SED nel 1963. Al centro, Santiago Carillo, il segretario spagnolo che insieme a Enrico Berlinguer lancerà il progetto dell’ Eurocomunismo – Boomerissimo.it

È un fatto che il PCI, già prima che Berlinguer ne diventasse segretario nel 1972, cominciava a prendere una posizione più autonoma da Mosca. Più autonoma di quella che nel 1956 aveva appoggiato in pieno la repressione della rivoluzione ungherese (cosa che a casa mia non è mai stata perdonata). Nel 1968 il PCI si distinse dall’invasione della Cecoslovacchia da parte del Patto di Varsavia (come del resto fece anche Nicolae Ceausescu in Romania, prendendo una posizione nettamente più pericolosa). Erano posizioni piuttosto fumose, prese con il linguaggio che normalmente usano i preti quando dicono tutto senza dire niente. Non sedussero particolarmente gli esuli cecoslovacchi riparati in Italia. Ma fecero indubbiamente venire il mal di pancia ai sovietici, che hanno sempre avuto più difficoltà di quello che si pensa a governare il loro “campo”. E causarono qualche mugugno anche tra i comunisti italiani, dove non mancavano i fedelissimi moscoviti, sia per ragioni di fede che di flussi economici.  Berlinguer sarebbe diventato segretario solo dopo qualche anno. Ma quando lo diventò nel 1972 non mollò sulla questione cecoslovacca, dispiacendo ulteriormente ai sovietici di Mosca e a quelli di casa nostra. E in più inventandosi l’ “Eurocomunismo”, un’idea in cui alcuni (non io) vedevano un grande movimento di affrancamento dal partito guida di Mosca e dalla dottrina comunista classica.  Dal punto di vista sovietico, questi erano i principali capi d’accusa al segretario del Partito Comunista Italiano quando il 3 ottobre 1973 l’uomo rimase vittima di uno strano incidente mentre si dirigeva verso l’aeroporto, da dove avrebbe dovuto tornare in Italia. È abbastanza per pensare a un tentativo di assassinio?

Fu davvero attentato, una tesi documentata

A sostenere la tesi dell’attentato c’è uno dei migliori (e rari) giornalisti d’inchiesta italiani: Giovanni Fasanella. Un uomo che si è speso molto negli archivi dei servizi segreti di un po’ tutto il mondo, cercando di dipanare alcuni misteri della storia italiana, o quantomeno cercando testimonianze sicuramente interessanti, che hanno gettato una luce non banale e non scandalistica su eventi tragici come il rapimento di Aldo Moro. 

Attentato a Enrico Berlinguer
Enrico Berlinguer, Leonid Breznev il segretario del PCUS e Todor Zhivkov, segretario del PC bulgaro – Boomerissimo.it

Non è un complottista, Giovanni Fasanella: è un uomo che cerca ed espone con misura i suoi risultati, evitando di condirli troppo con la fantasia, ed anzi mettendo sempre bene in evidenza cosa le carte raccontano e cosa le prove documentali non autorizzano a sostenere come “provato”. Al contrario di suoi colleghi anche più famosi non cucina minestroni di indizi accostandoli suggestivamente, suggerendo al lettori ipotesi scioccanti, ma anche piuttosto fantasiose. Fasanella nel 1991, diciotto anni dopo i fatti, si è trovato investito dalla “rivelazione” del tentato assassinio di Enrico Berlinguer, un fatto di cui nessuno aveva mai parlato prima. Stava intervistando il senatore Emanuele Macaluso a proposito dei finanziamenti sovietici al PCI, quando Macaluso lanciò la “bomba”: nel 1973, a Sofia, Berlinguer sopravvisse a un tentativo di assassinio. Da allora, Fasanella si è messo sulle tracce della storia, è partito per Sofia, ha cercato, ha intervistato. E ha scritto sostenendo con chiarezza che benché nulla sia dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio, gli indizi a favore dell’attentato sono numerosi

Perché secondo Fasanella è stato un attentato

Giovanni Fasanella, nel suo saggio “Berlinguer deve morire”, individua un chiaro movente: le posizioni politiche di Berlinguer sulla Cecoslovacchia, il movimento dell’ Eurocomunismo e il progetto di avvicinarsi all’area di governo con la strategia del “Compromesso Storico”, di cui stava cominciando a scrivere su Rinascita. Nel dettaglio, secondo Fasanella la tesi dell’attentato è sostenuta da 4 ragioni.

  • Contesto Politico: Berlinguer aveva adottato una linea politica che si distanziava dal comunismo sovietico, promuovendo l’eurocomunismo e criticando apertamente l’invasione della Cecoslovacchia. Questo lo aveva messo in contrasto con Mosca, che vedeva in lui una minaccia alla propria influenza sui partiti comunisti occidentali.
  • Circostanze dell’Incidente: L’incidente avvenne in circostanze sospette. L’auto di Berlinguer fu colpita da un camion militare carico di pietre, un evento che Fasanella interpreta come un tentativo deliberato di causare un incidente mortale, pratica che secondo Fasanella era ben conosciuta al KGB, anche quando si trattava di colpire leader “fratelli”-
  • Testimonianze e Documenti: Fasanella cita testimonianze e documenti che suggeriscono un coinvolgimento dei servizi segreti. Emanuele Macaluso, un collaboratore di Berlinguer, rivelò nel 1991 che Berlinguer stesso sospettava di essere stato vittima di un attentato. Inoltre, la vedova di Berlinguer confermò che il marito le aveva manifestato i suoi sospetti.
  • Indagini e Rivelazioni Successive: Le indagini condotte da Fasanella e Incerti a Sofia nel 1991 portarono alla luce una serie di indizi e testimonianze che supportano l’ipotesi dell’attentato. Tra questi, le foto dell’incidente e le dichiarazioni di funzionari del Partito Comunista Bulgaro. La rivelazione che mi ha colpito di più, personalmente è quella secondo cui Berlinguer tentò per mesi di rimandare una visita per cui i bulgari insistevano, finché alla fine si trovò costretto a cedere. Non è una prova, ma insieme ad altri documenti e indizi autorizza a pensare che Berlinguer temesse per la sua vita. 

Non è stato un attentato, una deduzione logica

A negare la possibilità di un attentato, in un duello ormai di lungo corso è Vladimiro Satta. Che al contrario di Fasanella non è un giornalista ma uno storico e autore di numerosi saggi. Un uomo che ha ottenuto notevoli risultati applicando alle fonti gli strumenti della logica e della deduzione.

Attentato a Enrico Berlinguer
La Cajka super blindata su cui viaggiava Enrico Berlinguer, e le foto dell’incidente (da “Berlinguer deve morire, di Fasanella e Incerti) – Boomerissimo.it

Va detto che anche la sua convinzione politica è piuttosto diversa da quella di Fasanella. Per Satta, anzitutto, lo “strappo” del PCI non aveva nulla di così drammatico all’interno della dialettica del mondo comunista. Ceausescu aveva spinto le cose molto più in là, rifiutando di inviare le sue truppe in Cecoslovacchia e nessuno lo aveva toccato. Secondo Satta, innanzitutto, a mancare è quindi il movente. E l’incidente ha più le caratteristiche della disgrazia che dell’attentato, anche per una serie di ragioni collaterali. 

Perché secondo Satta non è stato un attentato

  • Mancanza di Prove Conclusive: Satta (che qui è in perfetto accordo con Fasanella) sottolinea che non esistono prove concrete che dimostrino il coinvolgimento del KGB o dei servizi segreti bulgari nell’incidente.Ma aggiunge che  le ricerche negli archivi del Partito Comunista Bulgaro non hanno prodotto alcun documento che supporti l’ipotesi dell’attentato. Una circostanza abbastanza strana, considerato che altri attentati come quello di Markov (il famoso “ombrello bulgaro”) hanno almeno lasciato qualche minima traccia.
  • Dinamica dell’Incidente: Secondo Satta, l’incidente fu causato dalla negligenza e dall’incoscienza di due soldati bulgari che si rincorrevano a bordo di camion militari. Questa spiegazione è supportata da testimonianze che descrivono l’incidente come un tragico errore umano piuttosto che un atto deliberato. In modo ancora più convincente, Satta illustra come la macchina superblindata (il top della produzione sovietica) non fosse certamente l’ideale per eliminare il segretario italiano con un incidente stradale. Se l’intenzione fosse stata quella di ucciderlo, sarebbe stato molto più logico farlo viaggiare su una macchina più normale
  • Tempistica e Preparazione: Satta (in contrasto con Fasanella, su questo punto) argomenta che organizzare un attentato di tale portata in così poco tempo sarebbe stato estremamente difficile. Berlinguer partì improvvisamente da Sofia il 3 ottobre 1973, senza lasciare ai servizi segreti il tempo di organizzare un finto incidente
  • Mancanza di testimonianze: Satta ha esaminato i diari di stretti collaboratori di Berlinguer, oltre a quello di Berlinguer stesso e della moglie. Tra i collaboratori di Berlinguer c’era un minuzioso annotatore come Luciano Barca. Eppure nulla è emerso, nessun pensiero, nessun sospetto. Il partito bulgaro ha continuato a essere ospite d’onore delle liturgie comuniste italiane. Tutti indizi che non fanno pensare che esistesse nessun sospetto, e tantomeno il risentimento, che un attentato avrebbe reso più che giustificato. Alla fine dei conti, l’unico ad avere mai parlato dell’attentato è stato Emanuele Macaluso, 18 anni dopo. E, secondo Satta, dando la netta impressione di voler tagliare corto con un argomento scomodissimo come i finanziamenti, distraendo il suo intervistatore con una “bomba”. Un’operazione perfettamente riuscita, visto che l’intervista effettivamente deragliò e Fasanella finì per scrivere non uno ma due libri sull’argomento.

Il verdetto di Boomerissimo

Non è possibile leggere tesi così radicalmente distanti senza formarsi una propria opinione. La nostra, come vi abbiamo raccontato in apertura è anche influenzata dalla storia familiare e dalla convinzione personale: non siamo mai riusciti a vedere nelle prese di distanza di Berlinguer nulla di così definitivo e devastante per Mosca. Ci furono distinzioni sfumate, cardinalizie, che non toccavano i temi roventi per la politica sovietica, né affrontavano di petto il problema della mancanza di libertà e della repressione di massa nei paesi del blocco sovietico. Siamo abbastanza convinti che il grande coraggio che Fasanella vede nelle posizioni del PCI sia un po’ troppo generoso, e forse influenzato dalla simpatia per la causa, che rendeva scandaloso anche quello che scandaloso oggettivamente non era, anzi stava molto al di sotto del minimo sindacale. Anche secondo noi il movente non esiste. Ma a convincerci di più sono state le altre argomentazioni di Satta: la situazione meno che ideale, la mancanza totale di qualsiasi riferimento anche nei circoli più ristretti e più vicini a Berlinguer di un fatto che avrebbe dovuto essere esplosivo. 

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Insomma, secondo gli strumenti logici di cui pure noi siamo stati dotati, la tesi dell’attentato non appare poi così verosimile. L’Italia ha una storia piena di misteri, ma forse l’attentato a Berlinguer non è uno di questi. A voi la vostra sentenza.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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