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Nord Corea Kim Jong Nam assassinato Topolino

Il Caro Leader assassinato per colpa di Topolino

Malaysia, 2017. Kim Jong Nam, il fratellastro del dittatore Nordcoreano Kim Jong Un viene assassinato in aeroporto davanti alle telecamere di sorveglianza. Alle spalle dell’omicidio c’è una storia agghiacciante di errori e tradimenti, causati dal troppo amore per Walt Disney di tutta la famiglia. 

Chi come noi ha passato l’infanzia amando ferocemente i fumetti di Topolino, aspettando la consegna settimanale del postino. Chi ha consumato le sue vacanze nell’attesa del ritorno, ansioso di divorare i fumetti che tre mesi di vacanza avevano accumulato nella casella, può capire l’amore smisurato per le storie di Walt Disney e per i suoi personaggi. 

Nord Corea Kim Jong Nam assassinato Topolino
L’incredibile assassinio del fratello dell’attuale leader nordoreano Kim Jong Un – Boomerissimo.com

Un amore a cui tuttavia noi siamo riusciti a sopravvivere, a differenza dello sfortunato fratellastro del dittatore nordcoreano, che per l’amore di Mickey Mouse è finito in carcere, e poi ha perso la vita.

Assassinio in aeroporto

È la mattina del 13 febbraio 2017. L’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur è affollato di viaggiatori che si incrociano, si sbattono addosso con i trolley, alla rincorsa del loro gate e di una coincidenza. Tra loro c’è un uomo in polo blu jeans, diretto verso Macao. Il suo nome è Kim Jong Nam, ed è il fratellastro ormai caduto in disgrazia del Caro Leader nordcoreano, Kim Jong Un. Quell’uomo solo, in fuga, è stato per un breve momento l’erede designato alla guida del misterioso e sanguinario regime orientale. Sa già che non lo diventerà mai, ma non sa ancora di essere agli ultimi istanti di vita.

Le immagini dell’assassinio in aeroporto – Boomerissimo.it

Mentre l’uomo in blu fende a passi veloci la folla che riempie l’aeroporto, due donne gli si avvicinano. E’ un attimo. Con un balzo, una di loro spalma sulla faccia di Kin una sostanza oleosa, mentre l’altra gli copre gli occhi e la bocca. Sono solo pochi secondi di terrore, e Kim è già morto. 

Vaga ancora qualche attimo, crolla su un desk cercando aiuto. Caricato d’urgenza su un’ambulanza, muore durante il tragitto verso l’ospedale. Ad ucciderlo è stato il letale agente nervino VX, in uso ai servizi segreti del suo paese.

Morte in diretta TV

L’attacco e la morte sono ripresi in diretta dalle telecamere a circuito chiuso del terminal, che immortalano i momenti precedenti all’attacco e la fine dello sfortunato leader coreano. Le immagini, acquisite e messe in onda dal canale giapponese Fuji TV, mostrano l’attacco momento per momento, lo ripercorrono alla moviola: l’avvicinamento delle donne, il terrore di Kim, l’agonia rapidissima, il tentativo disperato e senza speranza di trovare aiuto. L’assassinio è pubblico, spettacolare. È un messaggio chiaro del regime Pyongyang, un monito a chiunque sgarri, lasci i ranghi, cerchi di fuggire dalla morsa del terrore.

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È un messaggio come quelli che amano lanciare le grandi organizzazioni criminali: “colpirne uno per educarne cento”. Mostra la spietatezza del regime e la sua volontà di eliminare qualunque minaccia, a qualunque costo, di giorno e di notte, sul suolo nordcoreano o all’estero, poco importa. Non esiste speranza per chi sbaglia.

Le radici disneyane della tragedia

Kim Jong Nam era nato il 10 maggio 1971, dal padre Kim Jong Il, il leggendario primo leader della Repubblica Popolare di Corea e dalla sua amante favorita, Song Hye Rim. In principio, Kim Jong Nam viene allevato per succedere al padre, superando gli eredi più diretti. È il delfino designato, ma ad interrompere la sua ascesa saranno una serie di imbarazzanti incidenti, primo fra tutti il tentativo di visitare Tokyo Disneyland, utilizzando un falso passaporto dominicano. 

Nord Corea Kim Jong Nam assassinato Topolino
Il piccolo aspirante dittatore con la sua mamma – Boomerissimo.it

La rivoluzione tradita per Mickey Mouse, un tentativo finito malissimo che il regime non è in grado di nascondere e che porterà al suo esilio e alla salita del fratellastro Kim Jong Un, al ruolo di erede designato della dinastia rossa.

Esiliato, disconosciuto, umiliato, King Jong Nam sarà costretto a vivere tra Macao, Pechino e Singapore, in una libertà molto relativa e sempre sorvegliata. Una situazione paradossale di principe al bando, che lo condurrà a credere, erroneamente, di essere davvero libero, di poter criticare il regime, ridicolizzare il fratellastro che ha preso il suo posto, invocare riforme. È un erede ormai allontanato, ma forse troppo vicino al potere cinese. Una situazione pericolosa per il Caro Leader in carica, che diventerà mortale per il cadetto in esilio.

L’incidente di Disneyland

Tutto comincia nel maggio del 2001, quando Kim Jong Nam viene arrestato in un altro aeroporto, quello di Tokyo, mentre cerca di entrare in Giappone con un passaporto falso della Repubblica Dominicana. È accompagnato da due donne un ragazzo, probabilmente suo figlio. 

Disneyland Tokyo – Boomerissimo.it

Interrogato dalle autorità giapponesi, incredule di una visita così assurda e inaspettata, Kim Jong Nam rivela una storia ancora più assurda: è lì per visitare Disneyland Tokyo. Un sogno che non si realizzerà mai. Nell’imbarazzo più assoluto per il regime comunista, il giovane viene espulso dal Giappone e ripara in Cina. Tornato in Corea del Nord, scopre di essere ormai un paria. La sua carriera di leader è finita. Il padre non può più farsi vedere con lui. Per gli standard dello spietato regime orientale finisce persino bene, con una semplice condanna all’esilio. Un avvertimento che King Jom Nam, per sua sfortuna non prende abbastanza sul serio, continuando a peggiorare la sua situazione, con interviste e prese di posizioni tanto comprensibili quanto imprudenti, e alla fine letali. 

La sorprendente Disneyland connection della famiglia Kim

La storia di questa fine tanto grottesca quanto rocambolesca potrebbe sembrare assurda. Ma ancora più assurdo è che lo sfortunato futuro leader assassinato non è stato il primo a mostrare la sua passione per i personaggi di Disney, fino al punto di assumere una falsa identità per incontrarlo.

Nord Corea Kim Jong Nam assassinato Topolino
I falsi passaporti brasiliani di Kim Jong Un e Kim Jong-Chu – Boomerissimo.it

Dieci anni prima del suo arresto, nel maggio 1991, erano stati proprio i suoi fratellastri  Kim Jong Un e Kim Jong-Chul a tentare la sorte del parco a tema di Topolino, Paperino e Pippo

Ma stavolta con falsi passaporti brasiliani, una spedizione di regime in piena regola, con l’accompagnamento di numerose guardie del corpo, si dice persino una decina. Una comitiva di brasiliani dall’aspetto piuttosto improbabile , che tuttavia per quella volta non attrassero l’interesse dei giapponesi, solitamente attenti a questo tipo di cose.

A Disneyland Tokyo i fratelli Kim (tra cui il futuro paffuto leader) si erano divertiti un mondo, nel corso di un lungo soggiorno che li aveva visti tornare più e più volte sui luoghi incantati di quello che per il durissimo regime paranoico-rivoluzionario della NordCorea resta comunque un imbarazzante luogo di peccato edonista capitalista.  Ma nessuno li aveva scoperti: la loro copertura, due passaporti rilasciati dall’ambasciata brasiliana di Praga, a nome “Josef Pwag” e “Ljong Tchoi” aveva retto.

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In qualsiasi regime retto da un’ossessiva polizia della morale peccare è sempre lecito, purché i panni sporchi non finiscano in piazza. Come avrebbe scoperto lo sfortunato e maldestro Kim Jong Nam, ucciso molti anni dopo, a causa del troppo amore per Topolino e di un passaporto falso fatto  male.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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