Dalla Svezia alla corte di Kim Il Sung: l’incredibile storia del più grande furto mai fatto. Un caso di true crime politico che ha cambiato per sempre i rapporti internazionali.
Nessuno ha mai fatto troppo affidamento sulla moralità dei dittatori, e la Corea del Nord non fa certo eccezione. Delle sue avventure e contorsioni più strane, Boomerissimo vi ha già raccontato. Ma questo è un caso diverso, dove la criminalità politica si avvicina molto alla dimensione del ladro di polli. Di molti polli.

Quella che stiamo per raccontarvi è infatti la storia del più grande furto mai fatto. Una storia di calcolo coreano e, forse, di ingenuità svedese, che si è conclusa con un enorme parco auto mai pagato e un paese che bussa a denari ormai da decenni ma, almeno per ora, senza alcun successo.
Solo una volta, nella mia vita, ho avuto a che fare per ragioni d’affari con una controparte svedese. Devo dire, da italiano, che il suo approccio mi stupì molto. Si trattava dell’acquisto di un appartamento che la sua agenzia immobiliare nascondeva ai potenziali acquirenti, presumibilmente per giocare al ribasso e acquistarlo in seguito sotto costo, attraverso qualche prestanome. Una vera e propria truffa.
Quando riuscii a trovare (sinceramente non ricordo come) il numero dello svedese, per metterlo in guardia, e per manifestargli la mia intenzione di acquistare senza il tramite dell’intermediario truffaldino, del quale gli raccontai le imprese, la sua risposta fu, per me, piuttosto sorprendente.
“Io sono di Svezia. Qui non facciamo queste cose”
–anonimo svedese
Con queste premesse metodologiche, estese ad un intero paese, non c’è da meravigliarsi che l’esito sia stato quello che vi racconteremo.
Il caso delle Volvo scomparse a Pyongyang
Si tratta di una storia che attraversa i decenni, fatta di macchine blu, lettere senza risposta e un debito che nessuno si aspetta più di riscuotere. Qualcosa, insomma di molto simile a quello delll’appartamento artificialmente svalutato.

Siamo nel 1974, quando la Corea del Nord del Caro Leader Kim Il-sung decide che la produzione automobilistica socialista, forse, non risponde ai criteri di affidabilità e decoro del “Presidente Eterno”.
C’è bisogno di auto solide, occidentali, per sfrecciare con stile tra le strade di Pyongyang, una capitale in cui procurarsi il pranzo e la cena è già un’impresa di un certo rilievo. Ma il gusto, nell’elite, c’è e la scelta ricade sulle Volvo 144, considerate il massimo della robustezza, un requisito essenziale considerate le condizioni della rete stradale. Ne vengono ordinate circa mille, e per non lasciare nulla al caso si completa l’ordine con una partita cospicua di macchinari svedesi.
Gli svedesi, con precisione svedese, preparano i documenti, caricano le navi, salutano le auto che lasciano Göteborg convinti di aver concluso un affare notevole che, oltre a portare prestigio all’industria locale, aprirà le porte a futuri rapporti commerciali con uno dei paesi più misteriosi del pianeta. Si tratta di un paese già al bando per questioni di (non) diritti umani. Ma il denaro, come abbiamo già avuto modo di osservare, non ha caratteristiche fastidiose come il colore e l’odore.
Le Volvo arrivano regolarmente in Corea del Nord. Sono blu, fiammanti e affidabili come promesso. Soltanto che – come spesso accade nella storia con la “s” minuscola – qualcosa va storto: il denaro, odoroso o meno, non arriva sui conti svedesi. Passa il tempo, e gli svedesi, che si solito “non fanno queste cose” cominciano ad agitarsi e sollecitari. Ma del pagamento continua non esseci neanche l’ombra.
Il governo di Pyongyang ignora fatture, solleciti mentre, con apparente nonchalance, le auto scivolano con stile sulle sue strade. Inizia così, in quel lontano 1974, circa cinquant’anni fa, la saga infinita della fattura non saldata che, con il passare del tempo e l’accumularsi degli interessi, assume proporzioni gigantesche, mastodontiche e leggendarie: oggi il valore di quel debito ha supera di molte volte il costo iniziale. E gli svedesi, corretti e formali com’è il loro costume, continuano ancora oggi a inviare, due volte all’anno, richieste di saldo, che il governo nordoreano presumibilmente accartoccia e brucia nel caminetto.
Gli svedesi non fanno queste cose
Poteva essere solo una nota a piè di pagina nei libri di storia, ma anno dopo anno, fattura dopo fattura, sollecito dopo sollecito, il caso è diventato un mito. Nel frattempo, anche loro indifferenti al trascorrere del tempo, quelle Volvo blu, dignitose e indistruttibili, continuano a circolare come taxi o auto di servizio. I chilometri percorsi sono probabilmente milioni e, da questo punto di vista, non si può dire che Pyongyang abbia fatto una cattiva scelta.

Quelle Volvo non pagate, ormai leggendarie, sono diventate un pezzo di storia: per i radi visitatori di questo paese misterioso (e anche alquanto pericoloso) infilarsi in una Volvo svedese a Pyongyang equivale a lasciarsi trasportare da un pezzetto, molto solido, di passato che resiste testardamente tra le auto di produzione russa e cinesi. Che non paiono baciate dalla stessa longevità degli indistruttibili prodotti dell’ingegno svedese.
Quelle Volvo, forse anche grazie al conto non soldato, sono status symbol preziosi per i funzionari di alto grado e appaiono spesso nelle fotografie dei pochi fortunati (?) turisti stranieri ammessi in Corea del Nord.
La faccenda ha finito per modellare addirittura i rapporti diplomatici: proprio a causa di quella commessa mai saldata, la Svezia è diventato il primo paese occidentale ad avere una propria ambasciata a Pyongyang, forse nell’illusione che la presenza ravvicinate potesse agire da stimolo sull’importante creditore. La Svezia che bussa a soldi è così diventata un avamposto pionieristico in un mondo completamente chiuso. Ma la sua fama di paese (anche troppo) serio e di mediatore (anche troppo) onesto, non l’ha mai aiutata a riavere indietro nemmeno una piccola parte dei suoi soldi.
Ad oggi il saldo resta a zero. Zero spaccato. L’unica risposta ai solleciti è il silenzio. Nessun politico svedese crede più che il bonifico arriverà davvero, ma nessuno, per principio, chiude la pratica.
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Ci sono cose che gli svedesi non fanno, e probabilmente non faranno mai. Una di queste sarà di sicuro ricevere il pagamento per le loro Volvo, e per i macchinari che completarono quella “favolosa” commessa del 1974.
Antonio Pintér – Boomerissimo.it


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