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Ilse Koch

Ilse Koch, Buchenwald: l’aggravante di essere donna

Una donna carnefice, esecrabile da ogni punto di vista, ma con una fama ancora peggiore

Sui social io non esisto. Esiste Boomerissimo, che è, per una buona parte, la mia creatura. Parla di me, di quello che mi piace, mi interessa. Sono io, per chi ha voglia di leggere tra le righe.

Ilse Koch – Boomerissimo.it

I social non li amo. Non mi interesso dei fatti altrui e sento un brivido lungo la schiena al solo pensiero che un qualsiasi sconosciuto possa inciampare nei fatti miei.

Considero una sconfitta per l’umanità tutta, la perdita del senso del pudore. Poco mi importa vedere un centimetro di pelle (in genere ritoccata) in più o in meno, ma mi sconvolge l’assoluta mancanza di pudore dei sentimenti. Foto con didascalie avventate, del genere “io e te per sempre”, sono foriere di pericolose smentite e di cause di divorzio. O foto di pargoli e virgulti che dicono la prima cosa incomprensibile, mangiano la prima volta dal cucchiaino ricurvo o fanno la prima pisciata nel vasino, li trovo addirittura pornografici.

Le emozioni dovrebbe restare circoscritte alla sfera dei più intimi, sempre che una sfera privata ancora esista.

Invece siamo nell’era in cui anche le morti e relative condoglianze devi comunicarle via social o messaggio. Altrimenti non è accaduto.

C’è un circo dietro, in cui chicchessia si sente in diritto di esporre la propria teoria/certezza su un argomento di cui fondamentalmente non sa niente. Ma bisogna dire la propria, altrimenti la nostra esistenza non è provata. Quelle persone, che il mio illustre socio, il buon Pintér, definisce “l’appuntacaxxi”.

Avvisati tutti, con questa lunga premessa, che l’argomento che sto per affrontare sarà divisivo, mi accingo a spiegare.

Donne criminali

Le donne non sono meno degli uomini. Ormai è un dato incontrovertibile. In molti casi sono le donne che si sottostimano.

Per amore di uguaglianza, le esponenti del “gentil sesso”, possono essere estremamente poco gentili percorrendo i sentieri della criminalità e crudeltà.

Da Lucrezia Borgia, alla saponificatrice di Correggio, passando per Rina Fort, fino ad arrivare ad Aileen Wournos, nessuno si sarebbe sentito al sicuro con queste donne.

Lucrezia Borgia – Boomerissimo.it

Per alcuni, complice l’ancestrale retaggio culturale, le donne che commettono crimini violenti sono ancora più colpevoli degli uomini, in quanto hanno in qualche modo tradito il loro compito di dare la vita, di accudire. Quello sacro (per costoro) di moglie e madre.

In virtù di questo tradimento, meritano pene più severe, nessuna condiscendenza, nessuna attenuante, nessun perdono.

Ilse Koch

Ilse Koch appartiene alla categoria di donne crudeli e spietate. 

La sue opere malvagie sono legate al nazismo, il regime autore di un genocidio pianificato e codificato in dettaglio, anche se lei, nel regime non ebbe mai un ruolo ufficiale.

Ilse e il marito Otto – Boomerissimo.it

Margarete Ilse Köhler Koch, meglio conosciuta come “la strega di Buchenwald”, rappresenta una delle figure più controverse e odiate del Terzo Reich. Moglie di Karl Otto Koch, comandante del campo di concentramento di Buchenwald, Ilse divenne un simbolo dell’atrocità nazista, sebbene le ricerche storiche più recenti abbiano rivelato che molte delle accuse più sensazionali contro di lei erano quantomeno non provate.

Ilse Koch nacque a 1906 a Dresda, in una famiglia operaia di modesta estrazione sociale. Suo padre era un agricoltore riciclatosi per necessità caporeparto in una fabbrica. Ilse era una bambina serena, allegra e cortese. Come la gran parte delle famiglie tedesche, nel primo dopoguerra, anche la sua si trovò a combattere contro la povertà. 

A quindici anni abbandonò la scuola dopo aver completato gli studi di contabilità. Guadagnare, rendersi indipendente, sfuggire alle restrizioni era un imperativo. Lavorò prima in fabbrica, poi come bibliotecaria e infine come segretaria in un’azienda di sigarette. Durante questo periodo, la giovane iniziò a interessarsi al nuovo movimento in ascesa, il nazismo, diventando membro del partito il  1° maggio 1932 con il numero di tessera 1130836.

Nel 1934, Ilse incontrò Karl Otto Koch, un ufficiale delle SS di quasi dieci anni più grande. Anche Karl aveva dovuto affrontare un difficoltà economiche nel suo passato. In più era stato condannato per appropriazione indebita e falsificazione. Nonostante questo, era riuscito a scalare rapidamente i ranghi del partito nazista e delle SS.

La loro relazione fiorì durante il periodo in cui Karl era comandante del campo di concentramento di Sachsenhausen. I due si sposarono il 25 maggio 1937 con una cerimonia semi-pagana presso il municipio di Oranienburg, seguita da un rituale notturno con torce in un bosco di querce. Affettuosamente, lei lo chiamava “Karli” e lui la chiamava “Pimpf”.

Prima del matrimonio con Ilse, Karl era già stato sposato. Koch si sposò nel 1924 con Käte Müller, dalla quale ebbe il figlio  Manfred. Il matrimonio terminò con il divorzio nel 1931 “per colpa esclusiva del marito” a causa della sua infedeltà.

Il matrimonio tra Karli e Pimpf era quello che oggi definiremmo, anche con un termine desueto, aperto. 

Entrambi i coniugi avevano numerose relazioni extraconiugali, di cui erano a conoscenza. In più Ilse condivideva le sue pratiche sessuali con le mogli degli altri ufficiali SS.

Nel luglio 1937, Koch fu trasferito come comandante del campo di concentramento di Buchenwald. Fu qui che Ilse iniziò a manifestare la sua crudeltà. Pur non avendo mai una posizione ufficiale nel campo, la sua influenza come moglie del comandante le conferiva un considerevole potere.

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I sopravvissuti raccontarono come Ilse cavalcasse per il campo vestita in modo provocante, salvo poi ordinare punizioni severe per chi osasse alzare gli occhi e guardarla. A volte le punizioni le eseguiva lei stessa con la sua frusta dalla punta metallica. Qualcuno ha anche raccontato che aizzasse il suo cane contro le prigioniere incinte.

Ilse Koch, una donna esecrabile – Boomerissimo.it

La signora Koch aveva un debole per i tatuaggi. Non le piacevano tanto da averne sulla sua pelle, ma ricercava prigionieri che ne avessero per appropriarsene. E c’era un solo modo per farlo, ucciderli. Una testimonianza diretta viene da un ex prigioniero,  Herbert Froeboeß che testimoniò:

Era una giornata calda, e abbiamo lavorato con la parte superiore del corpo esposta. Avevamo un giovane francese o belga di nome Jean Collinette. Era conosciuto in tutto il campo per i suoi tatuaggi. Particolarmente vistosi erano un serpente cobra colorato arrotolato intorno al suo braccio sinistro fino in cima, e un veliero a quattro alberi particolarmente ben tatuato sul petto. Ilse Koch passò a cavallo, tenne il suo cavallo davanti a Jean, guardò i tatuaggi e scrisse il suo numero. Quella sera Jean fu chiamato al cancello e non lo vedemmo più. Sei mesi dopo,nel dipartimento di patologia del campo, ho riconosciuto un pezzo di pelle con il veliero di Jean. Più tardi ho visto la stessa nave in un album di foto dei Koch

A causa del suo comportamento, per così dire sportivo, Karl Koch contrasse la sifilide. Il medico del campo Dr. Walter Krämer curò il suo comandante, ma non per questo ne ottenne gratitudine. Nel timore che la sua malattia venisse scoperta, ordinò l’assassinio del medico e di altri membri del personale sanitario che lo avevano curato.

Nel 1943, Karl e Ilse furono arrestati dalla Gestapo con l’accusa di malversazione e appropriazione indebita. Karl fu condannato a morte per corruzione e omicidio in merito all’assassinio del medico. Fu giustiziato il 5 aprile 1945 a Buchenwald. Ilse fu invece assolta per mancanza di prove sufficienti.

Gli altri arresti e i processi

Alla fine della guerra, Ilse fu arrestata dagli Alleati e processata insieme ad altri trenta imputati davanti al tribunale militare americano di Dachau nell’aprile 1947. Fu accusata di “partecipazione a un piano criminale per aiutare, favorire e partecipare agli omicidi di Buchenwald”. 

Koch a processo – Boomerissimo.it

Qui accadde il colpo di scena. Durante il processo, la donna annunciò di essere incinta di otto mesi, dopo i tre avuti dal marito, evitando in questo modo la condanna a morte. Il padre del bambino è rimasto ignoto. Fu condannata all’ergastolo per “violazione delle leggi e dei costumi di guerra”.

Durante la sua prigionia, Ilse ebbe il quarto figlio, Uwe. Il bambino fu dato in adozione e scoprì l’identità della madre solo all’età di diciannove anni.

Dopo un anno, il Generale Lucius Clay, governatore militare della zona americana in Germania, commutò la pena di Ilse da ergastolo a quattro anni di reclusione, motivando la decisione con la “mancanza di prove convincenti”. Questa decisione scatenò proteste pubbliche negli Stati Uniti, manifestazioni di strada e persino un’interrogazione al Senato americano.

Ilse fu comunque liberata solo per essere immediatamente arrestata dalle autorità tedesche. Il processo davanti al tribunale di Augsburg ebbe luogo nel 1950. Nel 1951, fu nuovamente condannata all’ergastolo per istigazione all’omicidio, tentato omicidio e istigazione all’aggressione aggravata. La sentenza fu motivata da un documento di oltre cento pagine.

La donna trascorse i suoi ultimi anni nel carcere di Aichach in Baviera, dove fu spesso tenuta in isolamento. La sua salute mentale peggiorò progressivamente. Le sue domande di grazia furono ripetutamente respinte. Il 1° settembre 1967, dopo quasi 24 anni di prigionia, si suicidò impiccandosi con un lenzuolo. Lasciò un breve messaggio al figlio Uwe: “Non c’è altra via. Per me la morte è una liberazione”.

Donna, ancora più colpevole

Una delle accuse più sensazionali contro Ilse Koch riguardava la presunta collezione di paralumi e altri oggetti realizzati con pelle umana tatuata. Tuttavia, le ricerche storiche moderne hanno dimostrato che queste accuse non furono mai provate. Il professor Tomaz Jardim, nel suo libro “Ilse Koch on Trial” (2023), sottolinea che “mentre Koch era colpevole di crimini atroci, le accuse più sensazionali contro di lei erano apocrife o non provate”.

La ricerca storica contemporanea ha evidenziato come le percezioni di genere abbiano influenzato pesantemente il giudizio sulla donna. Mentre migliaia di criminali di guerra maschi responsabili di crimini maggiori spesso sfuggirono alla punizione o ricevettero sentenze più lievi, Koch fu perseguita con zelo particolare perché vista come una donna che aveva violato le norme di genere tradizionali.

Secondo gli storici moderni, Ilse Koch divenne un capro espiatorio conveniente per una società tedesca ansiosa di prendere le distanze da uno scomodo passato. La sua condanna servì a preservare l’immagine delle “buone” donne tedesche che presumibilmente erano emerse dalla guerra moralmente intatte.

Crudele e criminale, tanto quanto altri, veri nazisti, tornati ad una vita normale.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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