E’ una vecchia storia. Da leggere con il bavero del paltò alzato. Fa freddo, fa venire i brividi e non solo perché tutto succede d’inverno. Boomerissimo racconta storie, le spolvera, le ripropone.
Fa freddo quel giorno di fine novembre. Anche se Ricciardi l’ha lasciata, Rina lo sente ancora per telefono. Lui è a Prato, per lavoro le ha detto, il negozio non va più così bene senza di lei.

Chissà cosa pensa Rina quando si ritrova davanti al portone di Via San Gregorio, la casa del suo amante. L’inverno è arrivato, il primo inverno dopo la fine della guerra. La libertà non ha portato via le macerie, i palazzi sono ancora sventrati. Si fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena e riscaldarsi è ancora più difficile. Una cosa non manca nella Milano del 1946, la speranza della rinascita. Il futuro non avrebbe potuto essere così orrido come il recente passato. Forse. Il quadrilatero della moda non c’è ancora, a via della Spiga trovi ancora il verduraio, le signore con le sporte a far la spesa e non a fare shopping. Un fiorire di botteghe, artigiani, di gente che si fa le cose in casa. Le signore comprano le stoffe, le scelgono, le tagliano e, con la macchina da cucire a pedali, sarte e sartine confezionano gli abiti, altro che prêt-à-porter.
Amanti
Caterina Fort, Rina, è arrivata a Milano prima della guerra. Una delle tante ragazze di campagna che vengono prese a servizio da famiglie borghesi. Ha lasciato il suo Friuli dopo un fidanzato morto ed un marito affetto da sifilide che la prima notte di nozze, invece che ricoprirla di attenzioni l’ha ricoperta di botte.

Spazzare, lavare, riordinare sono queste le faccende che le fantesche sono tenute a svolgere. Capita che il padrone di casa, chieda qualche servizio “particolare”, all’insaputa della moglie. Rina è intelligente, da fantesca diventa commessa. E’ brava. Ricciardi è un po’ meno bravo, piccolo commerciante di stoffe, piccolo truffatore. Sono due stranieri a Milano. Lui bloccato dalla guerra al nord, ha moglie e figli in Sicilia. Separato di fatto, libero. Lei alla ricerca di un uomo per sé. Un incontro malato, disperato. Si costruiscono una piccola normalità. Lei gli gestisce il negozio di tessuti, lui si trasferisce da lei, in via Mauro Macchi 89. Ma le notizie non si fanno fermare dalla linea gotica. La moglie viene a sapere, ma il sospetto c’è già. Intanto la guerra finisce e la moglie raggiunge il marito con tanto di prole. Ricciardi non è un principe azzurro, non è bello, non somiglia ad Amedeo Nazzari, non a Fosco Giachetti. Licenzia rapidamente Rina, affitta un piccolo appartamento sopra il negozio di Via Tenca, due stanze e poco altro, per lui e la famiglia. Ingresso da via San Gregorio, al 40. Rina è di nuovo sola nell’appartamento in via Mauro Macchi 89.
L’incontro
Fa freddo quel giorno di fine novembre. Chissà cosa pensa Rina quando si ritrova davanti al portone di Via San Gregorio, la casa del suo amante. Bussa, si fa aprire.

La signora ha in braccio il piccolo di dieci mesi. Sedute al tavolo bevono un bicchierino di kummel, forse parlano. Due donne che si contendono un uomo che non vale la pena, in un appartamento freddo, tanto che bisogna tener su il cappotto. Succede qualcosa, deve essere successo qualcosa, perché compare una spranga di metallo, trenta centimetri. La spranga colpisce ripetutamente la signora Franca, la moglie di Ricciardi. Le rimane in mano una ciocca di capelli neri. Le urla richiamano il più grande dei bambini, Giovanni, sette anni. Anche lui viene colpito. L’attrezzo, ora ricoperto di sangue si abbatte sulla femminuccia, Pinuccia, di sei anni. Gli ultimi colpi sono per il piccolo Antonio, sul seggiolone. Ora Rina è seduta in cantina. Farà meglio a tornare a casa, in via Macchi, il giorno dopo deve lavorare. Ha un nuovo lavoro, commessa in un laboratorio di pasticceria, a confezionare caramelle in via Settala.

E’ lì che la trovano e la portano via i carabinieri. Il delitto è stato scoperto. La colpevole anche. Tutti sono entrati in quella casa, al primo piano, due stanze e poco altro. Dopo quaranta ore di interrogatorio con i vecchi metodi, Rina confessa, ma i bambini no, loro no. Spunta l’ipotesi di un complice, Carmelo.
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Il processo non trova attenuanti, Ricciardi è un marito esecrabile, ma non c’entra. L’attenzione è solo su di lei, la bestia, come la chiamano i giornali. Il Corriere manda Buzzati in tribunale per raccontare. Condannata, ma è solo un atto formale. Ergastolo. Faceva freddo quel giorno di fine novembre. Chissà cosa pensava Rina quando si è trovata davanti al portone di Via San Gregorio.
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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