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Belphegor

Belfagor, paura in TV: perché ci fa tremare ancora

Un libro divenuto sceneggiato e poi monumento. In ogni sua veste, fa davvero paura

Per i (non) pochi lettori che non conoscono Lodi, ridente cittadina nella bassa, da cui un innamorato “con il bavero color zafferano e la marsina color ciclamino veniva a piedi da Lodi a Milano per incontrare la bella Gigogin” sappiate che esiste un monumento alla Resistenza che gli autoctoni chiamano il Belfagor.  

Belphegor
Belfagor – Boomerissimo.it

In realtà rappresenta una donna che alza un bimbo verso il cielo, ma i cittadini hanno da sempre intravisto una certa somiglianza con il fantasma del Louvre, quello della versione televisiva francese, che tanto appassionò anche gli italiani. Ne ero anche io particolarmente ossessionata. Lo disegnavo sempre ed ovunque e mi veniva anche abbastanza bene, io che sono refrattaria a qualsiasi arte grafica e similare. Le suore, da cui andavo a scuola, erano particolarmente preoccupate per la mia monomania, forse pensavano fossi posseduta dall’Anticristo. 

Belfagor, chi era costui?

Nel 1927, un prolifico autore di feuilletton, Arthur Bernède, pubblicò a puntate su Le Petit Parisien Belphégor. In poche parole è la storia di sinistre apparizioni al Louvre (no, non erano i quattro audaci ladri che hanno rubato i gioielli napoleonici). L’inquietante presenza è un fantasma alla ricerca di un antico tesoro maledetto nascosto proprio nel museo.

Arthur Bernède
Arthur Bernède (Di Atelier Nadar – Questa immagine è resa disponibile dalla biblioteca digitale Gallica con il numero identificativo di btv1b53171655k/f1, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=113142261) – Boomerissimo.it

L’ispettore Ménardier, l’investigatore Chantecoq e il giornalista Bellegarde si mettono sulle sue tracce, tra cripte, passaggi segreti e sospetti incrociati. Mentre l’opinione pubblica cede alla superstizione, l’indagine rivela un’organizzazione criminale che sfrutta la leggenda del fantasma. Alla fine, si scoprirà  che dietro la maschera di Belfagor c’è una mente umana pronta a tutto per impadronirsi del tesoro. La storia ha un enorme successo e quello stesso anno l’editore Tallandier esce con la storia in volume. Sulla scia del romanzo, Bernède scrive la sceneggiatura per un serial cinematografico in quattro episodi diretto da Henri Desfontaines, distribuito nelle sale sempre nel 1927. 

L’arrivo in TV

A portare il nero fantasma in televisione fu il regista Claude Barma. Barma è stato tra i pionieri della fiction per la televisione francese. Era abituato a girare per il piccolo schermo e aveva sviluppato un suo stile basato su spazi chiusi, recitazione intensa e uso narrativo dell’illuminazione.​ Aveva fatto del bianco e nero un’arma a suo vantaggio.  L’illuminazione è volutamente espressionista: Aldo Grasso parla di “fotografia espressionista” che ricreava un’atmosfera noir per il piccolo schermo, con ombre tagliate e contrasti violenti che lasciavano percepire l’angoscia dei personaggi.​ Costruiva la suspense con i mezzi che aveva a disposizione: carrellate lente, campi lunghi sui corridoi vuoti, entrate ritardate del fantasma, precedute da passi, porte in movimento, echi nel museo.​

La sigla – Boomerissimo.it

La regia insisteva sui volti più che sull’azione, primi piani del custode terrorizzato, del commissario incredulo, di Andrea tra razionalità e superstizione, facevano sì che la paura passasse prima dallo sguardo e solo dopo dal “mostro”.​ Riuscì in questo modo a tenere insieme giallo poliziesco, horror gotico ed esoterismo.​ Ogni inquadratura poteva confermare tanto la spiegazione razionale quanto quella soprannaturale, ed era questo equilibrio a generare la tensione.​ Nella fiction Andrea Bellegarde era interpretato da Yves Rénier, con lineamenti da eroe romantico. Juliette Gréco era Luciana Borel e la sorella Stéphanie, elegante e fredda. Il commissario Ménardier aveva il fisico e la presenza di René Dary, Belfagor era interpretato dal mimo Isaac Alvarez.

L’arrivo in Italia

Belfagor arrivò in Italia sul Secondo Programma RAI. Non fu messo in onda come programma di punta. Fu trasmesso d’estate, quasi a riempire il palinsesto vacanziero.

Juliette Greco
Juliette Greco in Belfagor (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it

Nessuno si aspettava che il fantasma del Louvre potesse tenere incollati allo schermo milioni di italiani. Il pubblico del Bel Paese, abituato ai varietà e agli sceneggiati rassicuranti, si ritrovò immerso nella  paura. Prima di allora il genere era rimasto relegato al cinema. Gli ascolti diventarono un caso con punte vicine ai 18 milioni di spettatori. Un successo nuovo, non l’allegria del varietà del sabato sera,  ma un rito di inquietudine. La TV spaventava, con ottimi ascolti, il suo pubblico. Le prime puntate andarono in onda sul secondo programma, il canale “minore”, ma ad un certo punto la RAI decise di sovvertire l’ordine: spostare le ultime puntate sul primo canale, la rete principale, per intercettare il pubblico più vasto possibile. Venne anche cambiato il giorno di messa in onda, dal mercoledì al giovedì.  

Il temibile Belfagor – Boomerissimo.it®

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Il successo di Belfagor in Italia generò un vero contagio narrativo. Nel 1971 la RAI produsse Il segno del comando, sceneggiato di Daniele D’Anza con Ugo Pagliai e Carla Gravina, progettato per replicare quella miscela di mistero, esoterismo e paura che aveva affascinato il pubblico anni prima. Al posto del Louvre c’è una Roma notturna fatta di vicoli, palazzi antichi, società segrete; al posto di Belfagor, il fantasma di un pittore e un enigma legato alla massoneria. È l’erede italiano, la prova che Belfagor non fu solo importazione fortunata, ma il punto di partenza per una via europea al thriller psicologico.​ Lo sceneggiato francese ha continuato a tornare. Belfagor venne ritrasmesso più volte dalla RAI. Una fiction che è diventata esempio di sceneggiato europeo capace di unire rigore di scrittura, regia sapiente e fotografia eccezionale. Dopo più di mezzo secolo, Belfagor continua a fare paura, anche quello di Lodi. 

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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