Niente consegna alla leggenda un personaggio più di una morte violenta, nel caso di John Lennon c’è anche un corollario che riguarda il suo orologio.
John Lennon è stato l’emblema di un modo di pensare. Il pacifismo, la libertà, le sostanze, un uomo che le idee non solo le ha predicate, ma anche impersonate, come si direbbe in modo più diretto ci ha messo la faccia.

Non è poi così scontato. Viviamo tempi strani, in cui molti indossano l’armatura di eroi senza macchia e senza paura per difendere valori sanciti e cristallizzati da secoli di tradizione, senza però coltivarli in casa propria.
Il mito di John Lennon
John Lennon non era un santo e sentirsi tramutare in un santino, probabilmente non gli piacerebbe. Era un uomo con tante contraddizioni, con qualche lato oscuro (vedi come si comportò con la prima moglie e il figlio Julian). Chissà cosa penserebbe oggi, del mondo che viviamo, se riterrebbe di aver sprecato tempo cantando “Give peace a chance”. Forse ora sarebbe un influencer e farebbe i suoi happening sui social media. Gli anni cambiano le persone, non solo fisicamente.

Ma John Lennon non ha potuto cambiare. E’ stato consegnato alla storia un giorno di dicembre del 1980. Non ha potuto vivere gli anni dell’opulenza e dell’eccesso, gli anni Ottanta. Avrebbe cavalcato l’onda? Sarebbe diventato più pop? Avrebbe collaborato con tanti altri artisti come il suo ex compare dei Beatles, Paul McCartney? Diatribe inutili, speculazioni. Tutto finì per mano di un folle, un fan che dopo avergli chiesto un autografo sotto casa, tornò alla sera per sparargli. Di questo tragico episodio sappiamo tutto, tutto è stato analizzato e raccontato. Ma quel giorno cominciò un altro mistero, minore, non di vitale importanza, ma comunque un mistero.
Il mistero dell’orologio
Il 9 ottobre, due mesi prima dell’attentato, per il suo compleanno John aveva ricevuto in dono dalla moglie, Yoko Ono, un orologio. Un segnatempo raro e di pregio, si trattava di un cronografo con calendario perpetuo Patek Philippe ref. 2499 della quarta e ultima serie, sul cui retro, la musa di Lennon fece incidere “Over”. Il cronografo con cassa in oro e cinturino in pelle fu prodotto in soli 349 esemplari, il che lo ha reso sin dal suo esordio sul mercato un oggetto da collezione.
Dalla morte di John le tracce dell’orologio diventano confuse. Secondo alcune voci, fu trafugato dall’autista di Yoko (insieme ad altri oggetti appartenuti all’ex Beatle) e rivenduto in Turchia. Per anni è stato inghiottito dalle nebbie del tempo prima di ricomparire, come per incanto, nel 2023. Una casa d’aste tedesca era entrata in possesso degli oggetti, ma prima di poterne allestire la vendita era finita in bancarotta. Il prezioso segnatempo non era però tra gli oggetti presenti nel suo magazzino. Era stato nel frattempo venduto privatamente ad un collezionista italiano per seicentomila franchi svizzeri.
Nel frattempo il valore dell’oggetto, già all’origine prezioso, è lievitato. Si stima che possa valere tra i cinque e i dieci milioni di euro, ma una volta messo all’asta potrebbe arrivare ad essere battuto a cifre ben superiori.
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Alla notizia della ricomparsa dell’orologio perduto, si è aperta la battaglia legale tra il collezionista che lo ha acquistato e quella che ne dovrebbe essere la legittima proprietaria in quanto erede di Lennon, Yoko Ono. Il tribunale chiamato a dirimere la questione ha deciso in favore della vedova, ma non c’è da stupirsi che colui che se ne trova attualmente in possesso abbia deciso di fare ricorso. Un intrigo degno di un romanzo giallo e finirà per costare, in avvocati, una cifra vicina al valore dell’oggetto. Cui prodest?
Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®


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