Che Yoko Ono sia un personaggio divisivo è storia. L’ artista giapponese ha messo bocca non solo nel rapporto di Lennon con i Beatles.
Yoko Ono si porta addosso l’anatema da più di cinquanta anni. E’ lei la “strega” responsabile della divisione dei Fab Four.

Le scuole di pensiero sono diverse. Se all’inizio la colpa la si faceva ricadere tutta sulla compagna di Lennon, con il tempo i tono si sono mitigati. Certo che, nonostante l’aspetto minuto, Yoko aveva la forza e le determinazione di un samurai.
Tanti motivi
Dare la responsabilità dello scioglimento dei Beatles a Ono è troppo semplicistico. I Beatles avevano rivoluzionato la musica e un’epoca, ma i quattro ragazzi di Liverpool erano anche cresciuti, sviluppando interessi diversi che non potevano trovare espressione all’interno della band.

E’ anche vero che John la portava con sé ovunque, anche durante le sessioni di registrazione, suscitando, come rivelò anni più tardi McCartney, un certo malumore tra gli altri componenti del gruppo. Possiamo dire che la sua presenza non servì di certo ad appianare le divergenze che già serpeggiavano nel gruppo. E così, dolorosamente, nel 1970 la band si sciolse.
Ognuno per la sua strada
Liberi e belli, i quattro di Liverpool erano finalmente nella possibilità di sviluppare i propri progetti.
In particolare John, poco dopo lo scioglimento dei Beatles, pubblicò un album con la sua musa “John Lennon/Plastic Ono Band”. E fin qui nulla di strano.

I Beatles sono sempre stati ammiratori di un altro grande della musica, anzi, del rock ‘n’ roll, Chuck Berry, che tra gli anni Cinquanta e Sessanta grazie alle sue canzoni diventò una vera leggenda. Spesso eseguivano cover delle sue canzoni nei concerti e hanno anche inciso “Roll over Beethoven”. Non hanno mai nascosto di dovere moltissimo all’artista di St. Louis. Tuttavia, il suo nome è anche associato a un episodio piuttosto controverso, accaduto durante una esibizione del 1972.
Lesa maestà (di chi?)
Nel 1972 John Lennon e Yoko Ono furono ospiti fissi per una settimana al Mike Douglas show, un popolare talk show americano dell’epoca.
Un’ occasione ghiotta per John, che in quanto “padrone di casa” avrebbe potuto invitare il suo idolo sin da quando era un ragazzo, Chuck Berry appunto. Proprio durante lo show, Lennon disse: “If you tried to give rock and roll another name, you might call it Chuck Berry”. Una vera e propria dichiarazione.
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Una volta sul palco entrambi, si lanciarono nell’esecuzione di Memphis, Tennessee. Una esecuzione da brividi di piacere prima e di terrore poi.
Il latrato di Yoko Ono
Mentre i due condividevano lo stesso microfono per l’esecuzione, si sentì l’urlo strozzato di un’aquila ferita. Berry, visibilmente inorridito, strabuzzò gli occhi cercando di capire la provenienza di quell’urlo pre-mortem.
Si trattava del contributo artistico alla canzone dato da Yoko Ono, la quale, aveva utilizzato il microfono che serviva per le percussioni che stava suonando. Una scelta estemporanea la sua.
Dopo uno stacco pubblicitario, l’esibizione riprese, con Johnny Be Goode. Anche in questa occasione Yoko Ono afferrò d’imperio il microfono per arricchire il mitico brano, ma stavolta non andò oltre l’effetto “pesce”. Il suo microfono era stato spento. Qui il mistero è fitto. Non è chiaro se sia stato Chuck Berry a chiederlo o se sia stata un decisione della regia e del tecnico del suono. In televisione non si udì più nulla, ma testimoni dell’epoca riferiscono che gli astanti beneficiarono dell’esibizione di avant-garde di Yoko Ono sino alla fine.
Antonietta Terraglia – Copyright Boomerissimo.it®


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