x

Il meglio, il peggio, il curioso degli anni 80 (e oltre)

Pubblica un Guest Post sponsorizzato con Boomerissimo.it®


TUTTI GLI ARTICOLI
Boom age / News/ PODCAST / Sport / Style / TV e spettacolo /
Salvador Dalì e Yoko Ono

Yoko Ono e Salvador Dalì: un amore non corrisposto costato diecimila dollari

Il grande pittore e l’artista musa di John Lennon si sono sfidati in una singolare tenzone. Ma il maestro del surrealismo ha vinto, da par suo.

Non scomodiamo Cetto La Qualunque dal suo mondo, ma è pur vero che in certi casi l’elemento pilifero è stato al centro di storie celebrate, favole e contese.

Salvador Dalì e Yoko Ono
Salvador Dalì aveva paura di lei – Boomerissimo.it

A cominciare da Sansone che perdeva la sua celeberrima forza a causa di un taglio di capelli (narrazione che oggi non sarebbe possibile, pena l’insorgere di stuoli di portatori sani di calvizie), alle terribili favole di Raperonzolo e della sua treccia e di Pelle d’asino e dei suoi capelli biondi (entrambe politicamente scorrette), i capelli e i loro derivati hanno rivestito un ruolo importante per gli esseri umani. Un ruolo magico che in tempi più recenti viene celebrato da pubblicità con rimedi miracolosi per avere una chioma più bella, più lunga, più liscia, più riccia (ma non crespa!) del reame. Quella che raccontiamo oggi però non è una storia di folta e lucente chioma, ma di un pelo di baffo, ma che baffo.

Un baffo surrealista

Non parleremo della sua arte se non marginalmente, ma ci preme parlare di Dalì come artista popolare, un artista che era immediatamente riconoscibile anche ai non cultori d’arte per via di un suo particolare estetico, i baffi appunto.

Dalì e la sua musa, Amanda Lear – Boomerissimo.it

L’origine della loro forma è controversa, anche per le diverse versioni che il loro possessore ha fornito negli anni. Il pittore la fa risalire a Marcel Proust, ma altri cultori della sua persona vedono un rimando a Diego Velázquez, un altro grande pittore spagnolo del XVII secolo. Poi ci sono critici ed interpreti del pensiero e delle azioni daliniane che hanno visto in quella caratteristica forma all’insù la rappresentazione delle corna di un rinoceronte, simbolo del subconscio nell’opera di Dalí. Quello che è certo è che sono diventati il suo segno distintivo, lui si considerava una sorta di brand e il baffo era il suo logo. Tra le altre cose Dalì è stato anche l’inventore del logo di una famosa marca di lollipops, dalla forma molto simile a quella preferita da Kojak, per intenderci, immagine usata ancora oggi. L’artista aveva estrema cura del suo elemento tricotico sottonasale. Per dargli la forma caratteristica (e mantenerla) usava la pomata ungherese Pinaud dedicando tre minuti per la loro messa in piega. Sui suoi baffi pubblicò, nel 1954, un libello ironico con l’aiuto dell’amico fotografo Philippe Halsman. Entrambi dedicarono l’opera alle rispettive consorti con motivazioni opposte:

To Gala who is the guardian angel of my mustache also.  Salvador Dalí

To Yvonne for whom I shave daily. Philippe Halsman

Dalì e l’incantesimo di Yoko Ono

In un momento imprecisato della seconda metà degli anni Sessanta, Yoko Ono, musa di John Lennon e artista in prima persona, seppur non cantante dotata, come abbiamo raccontato qui, affascinata da Salvador Dalì, dall’eccentricità del pittore e in particolare della sua immagine, arrivò ad offrirgli la consistente cifra di diecimila dollari dell’epoca per un pelo dei suoi baffi.

Yokoe John – Boomerissimo.it

Cosa ci volesse farne non è dato saperlo, invece è certo che l’attrazione e la fascinazione della giapponese per l’artista di Figueres non era affatto reciproca. In un accesso di superstizione Dalì si era convinto che la moglie di Lennon fosse una fattucchiera, una strega e che quel feticcio servisse per fare un incantesimo, una “fattura” su di lui. Decise quindi che mai e poi mai avrebbe permesso alla temuta donna di entrare in possesso di qualcosa di suo. Ordì un piano ben congegnato per non offendere Yoko Ono, che pure considerava una strega, ma nello stesso tempo proteggersi da eventuali poteri occulti. Chiese alla sua musa del momento, Amanda Lear, di andare in giardino e raccogliere a casaccio un filo d’erba secca. Il filo d’erba, ben confezionato, fu inviato a Yoko e spacciato per pelo di baffo. Entusiasta, la donna pagò i diecimila dollari credendo di entrare in possesso di una reliquia dell’eccentrico artista. Amanda rivelò in seguito che Dalì provava un immenso piacere nell’ordire queste piccole burle. Una burla che è diventata essa stessa un’opera d’arte. Valore, diecimila dollari.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it® 

PUBBLICA UN GUEST POST SU BOOMERISSIMO.IT®

Rispondi

Comments (

0

)

Translate »

Scopri di più da Boomerissimo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere