x

Il meglio, il peggio, il curioso degli anni 80 (e oltre)

Pubblica un Guest Post sponsorizzato con Boomerissimo.it®


TUTTI GLI ARTICOLI
Boom age / News/ PODCAST / Sport / Style / TV e spettacolo /
Dalì e la vw

Il maggiolino “verde” di Salvador Dalì: un capolavoro surreale

Il maggiolino è stato fonte di ispirazione e una forma d’arte. Da Bill Bernbach a Salvador Dalì in tanti ne hanno declinato le infinite possibilità

Il maggiolino Volkswagen è un recurring actor, un ospite ricorrente sulle pagine di Boomerissimo. La sua lunghissima vita, il suo aspetto, l’essere stato posseduto pressoché da tutti, ivi compresi personaggi famosi, lo ha reso protagonista di aneddoti e storie, da quelle che fanno sorridere, a quelle più fashion.

Dalì e la vw
Dalì e il suo maggiolino – Boomerissimo.it

Oggi parliamo di una versione particolare del beetle, a metà tra arte ed ecologia in tempi non sospetti. Una versione ideata e messa in atto non da un ingegnere o designer, ma da Salvador Dalì.

Dalì dai tanti volti

Mentre il mondo lo ricorda principalmente per gli orologi molli de “La persistenza della memoria” e i suoi baffi, la sua creatività si è espressa in modi sorprendenti e spesso bizzarri. Ha collaborato con Luis Buñuel per creare il film surrealista Un Chien Andalou nel 1929, ha lavorato con Alfred Hitchcock realizzando scene oniriche per il film Io ti salverò, e ha persino collaborato con Walt Disney per il cortometraggio Destino.

La sua esuberante personalità lo ha portato a sperimentare con la scultura, creando oggetti come il “Telefono aragosta” del 1936 e il “Divano – labbra di Mae West” del 1937. Ha disegnato gioielli complessi come “The Royal Heart”, ha collaborato con stilisti come Christian Dior ed Elsa Schiaparelli, e ha persino creato il logo del Chupa Chups.

The Royal Heart, un gioiellino discreto – Boomerissimo.it

Quello che rendeva Dalí speciale era la sua capacità di fondere arte e scienza. Si interessava appassionatamente di matematica e scienze naturali.

Dalí è stato un maestro della comunicazione mediatica. La sua personalità teatrale, i suoi baffi e il suo modo di vestire erano parte integrante della sua arte: ogni apparizione pubblica era una performance.

L’artista spagnolo voleva trasformare ogni medium in un’estensione della sua visione surrealista. Dalle sue incursioni nella letteratura con romanzi come “Volti nascosti”, alle illustrazioni per “La Divina Commedia” di Dante, fino alle collaborazioni fotografiche, ogni progetto portava il suo inconfondibile marchio di stravaganza.

Dalì e il maggiolino

Date le premesse, non c’è nulla da stupirsi che l’artista si interessasse alle automobili. Interessarsi alla sua maniera, ovviamente. 

Dalí si approcciava alle automobili in modo filosofico. Nel Manifesto Giallo del 1928, scritto insieme a Lluís Montanyà e Sebastià Gasch, celebra l’automobile come simbolo di modernità e dinamismo. Le automobili erano per lui la “poesia violenta” del progresso, un tema che esplorò in opere come Rainy Taxi (1938), una Cadillac decappottabile truccata in modo da simulare una pioggia perenne all’interno dell’abitacolo.

The rainy taxi – Boomerissimo.it

Ed è in questo percorso che si colloca il suo particolare maggiolino. 

Nel 1970 Dalì da’ vita ad una versione particolare del Maggiolino Volkswagen, verde erba, ma dove l’erba era vera e lo ricopriva interamente. Si trattava di una scultura vivente, che fondeva la forma meccanica di un Maggiolino Volkswagen Tipo 1 con un lussureggiante tappeto d’erba naturale. Le motivazioni esatte e i dettagli tecnici del progetto sono avvolti nella mistica dell’artista. 

Salvador Dalì e un Maggiolino molto Green – Boomerissimo.it

Dalì non aveva la patente, ma sono numerose le fotografie dell’artista che innaffia la sua auto per le vie di Parigi. 

Quelli che sanno hanno interpretato quest’opera come la volontà di Dalì di costringere chi guardava a cogliere il conflitto tra progresso tecnologico e decadimento naturale. 

La scelta del Maggiolino Volkswagen non fu casuale. Era un’auto sinonimo di produzione di massa del dopoguerra scelta per amplificare al massimo questo contrasto.

La sfida tecnica

Il Maggiolino d’erba fu costruito su un telaio Volkswagen Tipo 1 standard, probabilmente un modello della fine degli anni Sessanta. Il  cofano e i parafanghi arrotondati fornivano una superficie senza soluzione di continuità per l’installazione dell’erba, mentre le dimensioni compatte dell’auto assicuravano che la vegetazione rimanesse visivamente dominante.

Il rigoglioso maggiolino – Boomerissimo.it

La sfida fu quella di usare erba vera. Il pratino verde richiedeva un’irrigazione quotidiana. Lui o i suoi assistenti innaffiavano la macchina nelle strade parigine, trasformando l’atto di manutenzione in una performance pubblica. Questa scelta introduceva sfide pratiche: le radici dell’erba faticavano ad ancorarsi alla carrozzeria metallica dell’auto e il peso del terreno saturo d’acqua rischiava di danneggiare il telaio. Tuttavia, Dalí accolse queste imperfezioni come parte della “temporalità organica” dell’opera, accettando che l’erba alla fine sarebbe appassita e avrebbe dovuto essere sostituita.

L’esecuzione dell’ardito progetto fu affidata ad artigiani di cui però non si conosce il nome. I documenti storici suggeriscono che Dalí abbia collaborato con giardinieri paesaggisti e meccanici parigini per progettare una sottostruttura che potesse sostenere il terreno e l’erba senza compromettere l’integrità strutturale del Maggiolino. Il processo probabilmente prevedeva la stesura di rivestimenti impermeabili sulla carrozzeria dell’auto, seguiti da una griglia a rete per tenere il terreno in posizione. Questa ingegnosità tecnica ha permesso all’erba di crescere, almeno temporaneamente, su un veicolo in movimento.

Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola doinazione a questo link

Dopo la vetrina iniziale, il Maggiolino d’erba sparì dalla vista del pubblico. A differenza del Rainy Taxi, che è tuttora esposto al Teatro-Museo Dalí di Figueres, in Spagna, il destino del Maggiolino non è chiaro. Le speculazioni, le dietrologie, naturalmente, abbondano. Secondo alcuni l’erba potrebbe aver danneggiato irrimediabilmente la carrozzeria dell’auto, portandola alla rottamazione. Altre ipotesi vedono l’auto rigogliosa in qualche collezione. Non mancano le speculazioni filosofiche. Alcuni studiosi sostengono che l’auto sia sempre stata concepita come un’installazione temporanea e che la sua scomparsa faccia parte del commento di Dalí sull’impermanenza. 

E mentre si mettono d’accordo è d’uopo dire “campa cavallo che l’erba cresce”.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

PUBBLICA UN GUEST POST SU BOOMERISSIMO.IT®

Rispondi

Comments (

0

)

Translate »

Scopri di più da Boomerissimo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere