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Keith HAring

Keith Haring, follie a motore: auto e moto diventano arte

Una Land Rover militare piena di omini danzanti, una mini‑Ferrari da bambini che corre a Le Mans, una BMW Z1 rossa che sembra uscita da un fumetto: Keith Haring, coi motori, non si è proprio accontentato dei muri

Come le persone che i vent’anni li hanno in forma multipla, ho vissuto molte vite. Non tutte felici, ma neanche tutte nel buio assoluto. Sono stata una bambina prevalentemente felice, ma anche tanto impaurita. Ero piena di divieti e conseguenti scenate.

Keith HAring
Keith Haring e il Land Rover – Boomerissimo.it®

Sono cresciuta cercando di fare meno errori possibili, per evitare le sfuriate. Da adolescente che faceva fatica a crescere ho vissuto un periodo difficile. Io ero sempre babbiona, ma il mio corpo cambiava e qualcuno se ne avvedeva. Come si chiama oggi? Catcalling? Allora te le tenevi e basta. Oppure in qualche caso (l’ho fatto), inseguivi il malcapitato e se lo raggiungevi “lo coprivi di mazzate”. A tuo rischio e pericolo, certo. Il tempo mette giudizio e corazza. Una delle mie vite più piacevoli l’ho vissuta da studentessa di un piccolo master a Pisa, un po’ di tempo fa. Per qualche mese sono stata in un posto che adoravo di cui gli amici mi facevano scoprire i segreti. E’ lì che ho conosciuto per la prima volta Keith Haring.

Keith Haring

Mia sorella, che è l’artista di famiglia, mi aveva parlato di questo artista che faceva “pupazzetti”. Mi piaceva abbastanza, ma io mai ho capito d’arte. Mi piace il bello, ma come diceva Nino Frassica: non è bello ciò che è bello, ma che bello, che bello, che bello. Uno degli amici suddetti, decise di portarmi oltre che in chiese, monumenti e vestigia del passato, a vedere Tuttomondo di Keith Haring.

Tuttomondo – Boomerissimo.it

Fu stupefacente, lo ricordo come uno dei momenti più appaganti di quella mia vita. La storia di quel murales è fatta di occasioni e incontri. Uno studente pisano incontra Haring fortunosamente a New York, lo riconosce, si fa coraggio e gli parla. Gli chiede di realizzare qualcosa in Italia. La cosa più straordinaria è che Haring lo invita nel suo studio. Piergiorgio Castellani, questo il nome del ragazzo, aiutato dal padre, si da’ da fare per portare a termine quello che non è più un sogno, ma un progetto. La location desiderata è Firenze, ma grazie allo snobismo di alcuni fiorentini, non se ne fa niente. L’amministrazione del tempo gli offre solo un muro in periferia. Arriva l’aiuto di un assessore del comune di Pisa, tale Lorenzo Bani. Gli viene quindi offerto un muro di 180 metri quadrati vicino la stazione. Quel muro è la parete esterna della chiesa del convento di Sant’Antonio. Il suo è un testamento artistico e spirituale. Morirà poco dopo. 

La Flotta Haring

Haring aveva dipinto ovunque, non intendo nel mondo, ma su supporti di ogni genere. In origine erano i muri: metropolitana di New York, facciate di edifici, campi da gioco, grandi pareti come Crack is Wack ad Harlem o Tuttomondo a Pisa. Ma i muri, per quanto vasti, non erano abbastanza.  Il suo tratto comparve su teloni in vinile, tele tradizionali, carta, plastica di recupero e veicoli a motori.

Keith Haring
Keith Haring al lavoro sul Land Rover (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it®

A un certo punto degli anni Ottanta, il ragazzo della subway newyorkese cominciò a usare anche le carrozzerie come  muri. Ne venne fuori una piccola flotta di cinque veicoli. E in mezzo a questa piccola flotta c’è una protagonista assoluta: una vecchia Land Rover verde militare, trasformata in manifesto ambulante per il Montreux Jazz Festival del 1983. Montreux è già un tempio del jazz e quell’anno invitò il giovane artista newyorkese. Keith Haring fu l’autore del poster ufficiale, anzi di tre versioni del poster. Nel clima di quel festival successe la cosa più “Haring” possibile: una Land Rover Series III 109, verde militare, diventò la sua nuova tela. Si trattava di un mezzo da lavoro, niente glamour, con targa svizzera. Non era qualcosa di preventivato, l’auto era vera, usata che lui decise di ricoprire con le sue figure.

Keith Haring e i motori – Boomerissimo.it®

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Haring dipinse direttamente sulla carrozzeria, a mano libera, no bozzetto o cartone preparatorio. Corpi stilizzati, linee che vibrano, un caos controllato che passa dal cofano, alle fiancate, al portellone. Le grandi campiture, il tratto deciso, l’assenza di esitazioni fanno pensare a una performance concentrata in un giorno solo o poco più. Una Land Rover militare trasformata in manifesto pop contro la seriosità del mondo adulto, parcheggiata e fotografata in mezzo ai palazzi e al lago, come se il jazz fosse esploso direttamente sulla carrozzeria. Oggi la macchina è stata donata al Petersen Automotive Museum di Los Angeles. 

L’auto per bambini – Boomerissimo.it®

Ma quello che sembrava solo un episodico esperimento viene replicato con una mini‑Ferrari. Nel 1984 Haring prese parte a un evento collaterale alla 24 Ore di Le Mans, un concorso di disegno e performance che ruotava intorno alla gara dei bambini, la “Little Big Mans”. Si imbatté in una SCAF/Mortarini Ferrari 330 P2, una piccola auto a motore per bambini, replica di una prototipo anni Sessanta, completa di cofano lungo e coda bassa. Haring la ricoprì di figure e simboli, trasformando un giocattolo di lusso in una scultura pop che corse in pista durante la gara junior. L’opera non venne messa subito al sicuro, ma usata, consumata, esposta a rischi e graffi. Oggi la mini‑Ferrari appartiene a una collezione privata francese ed è spesso in prestito per le mostre. 

La Buick – Boomerissimo.it®

Ma anche in patria usò carrozzerie come tela. A New York, a metà degli anni Ottanta, una Buick Special del 1963, coupé americana che più americana non si può, diventa la base di un’opera d’arte. L’auto era bianca, ma dopo il passaggio del pennello il corpo dell’auto si trasformò in un intreccio di linee blu e rosse, figure stilizzate, sagome danzanti.  Nel 1987 toccò a una due ruote. Una Honda CBR1000F Hurricane, sportiva rossa, finì sotto i pennelli di Haring per una galleria del New Jersey. La moto, sinonimo di velocità, vede amplificato il dinamismo  con linee che corrono lungo serbatoio e carene, figure compatte incastrate negli spigoli, il tratto nero che enfatizza il rosso.

Keith Haring
Keith Haring al lavoro sulla Honda e la BMW (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it®

A chiudere la lista di questa flotta sui generisi è la BMW Z1, la roadster con porte a scomparsa presentata alla fine degli anni Ottanta. Haring la dipinse nel 1990 per la galleria Hans Mayer di Düsseldorf. La base è rossa, sopra si stende il solito formicolare di sagome nere e linee di energia.  La geometria spigolosa della Z1 si offrì al gioco. Fu una delle sue ultime incursioni nel mondo dei motori, l’artista morì l’anno successivo. Alla fine restano superfici piene. Il vuoto ce lo abbiamo messo noi.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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