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Fanta, la storia segreta: un sapore che fa ancora paura

Una bibita nata in Germania, perfezionata a Napoli, naturalizzata americana

Un elemento comune a gran parte di noi nati negli anni Sessanta sono le mamme un tantino rigide. La mia aveva la fissazione per le maglie intime di lana (che pizzicavano a morte) e che ho bandito dal mio guardaroba appena ho potuto. Un’altra cosa che aborriva erano i cibi pronti presi al bar e similari. Ricordo ancora oggi con invidia gli altri bambini che sulla spiaggia di un oscuro posto in Abruzzo potevano mangiare la “pizzetta” del bar.

fanta
La bibita germanica – Boomerissimo.it

Per la mia mamma era una sorta di anticristo, vade retro Satana. A me in spiaggia era permesso mangiare solo frutta, qualche volta il gelato (il camillino per chi lo ricorda, a metà con mia sorella), perché altrimenti mi sarei rovinata l’appetito per pranzo/cena e poi perché “chissà che schifezze ci mettono dentro”.

Per ottenere qualche bibita, che non fosse acqua frizzante, bisognava chiamare direttamente l’esorcista. Un tratto che ho scoperto avere in comune con il socio fondatore di Boomerissimo, il buon Pintér. Quelle rarissime volte in cui capitava di aver accesso al graal delle bevande era per opera dei padri, un po’ distratti, un po’ incoscienti e un po’ complici. Per dirla tutta, alla fine le bibite in voga non mi facevano impazzire, la Coca-Cola mi ha sempre fatto schifo con il suo retrogusto di detersivo, le uniche che bevevo con parsimonia erano quelle che sapevano di agrume, tra cui la Fanta. Probabilmente se ne avessi conosciuto la storia avrei bandito anche quella.

Fanta

Coca-Cola, dopo il successo in patria, cominciò la conquista dell’Europa negli anni Venti. Nel 1929 fondò la Coca-Cola GmbH in Germania che, sotto la guida di Ray Powers e poi di Max Keith si affermò velocemente.

Max Keith
Max Keith (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it

Alla fine degli anni Trenta, la Germania era il secondo mercato di Coca-Cola, a ruota della madrepatria, con milioni di bottiglie vendute ogni anno. Allora come oggi, uno dei punti di forza del marchio era il marketing aggressivo. L’azienda sponsorizzò le Olimpiadi di Berlino del 1936, rafforzando la sua presenza nella cultura popolare tedesca, anche a dispetto di un clima politico non incoraggiante.

Le cose divennero complicate allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, quando gli Stati Uniti e gli alleati imposero un embargo commerciale alla Germania. Oltre a bloccare le forniture di minerali strategici, carburanti, prodotti agricoli, tessuti, prodotti per l’igiene e materiale bellico, le sanzioni tagliarono la fornitura dello sciroppo Coca-Cola da Atlanta. Fu così impossibile per la filiale tedesca produrre la bevanda. Max Keith, che aveva assunto la direzione dopo la morte di Powers, era però determinato a mantenere in vita l’azienda.

Gli è esplosa in mano – Boomerissimo.it

Keith doveva muoversi in un clima in cui le aziende erano costrette ad allinearsi con le politiche del regime o perire. Il suo intento era evitare la nazionalizzazione.

Senza lo sciroppo per fare la Coca-Cola e ovviamente privi della ricetta segreta, Keith ordinò al suo team di creare una nuova bevanda. La sfida era quella di utilizzare solo ingredienti reperibili in Germania e per di più in piena guerra. Il risultato fu una bevanda la cui ricetta a noi fa accapponare la pelle: polpa di mela (residuo della produzione di sidro), siero di latte (sottoprodotto della lavorazione del formaggio) e zucchero di barbabietola. La bevanda non era aromatizzata all’arancia come oggi, aveva un colore chiaro (no, non era il whisky di Michele) e un sapore leggermente fruttato.

Fatta la bevanda, bisognava trovarle un nome. Keith, durante un brainstorming con il suo team, sollecitò tutti ad usare “Fantasie” (immaginazione in tedesco) per trovarlo. Il venditore Joe Knipp suggerì “Fanta”. Detto e approvato.

La bibita divenne subito popolare in Germania dove ebbe molteplici usi. Non era solo una bevanda ricreativa per trovare un momento di pausa in quell’immenso orrore, ma fu usata anche come sostituto dello zucchero in cucina, ingrediente razionato. Nel 1943, gli stabilimenti Coca-Cola tedeschi vendevano milioni di casse di Fanta. In quegli anni, anche la filiale olandese della Coca-Cola si trovò nelle stesse difficoltà di quella tedesca. Max Keith fu nominato amministratore anche in Olanda e mise a disposizione il marchio Fanta per la produzione locale. La versione olandese era diversa da quella tedesca, la ricetta prevedeva come ingrediente principale le bacche di sambuco (elderberries) che erano facilmente reperibili sul territorio. 

Il successo di Fanta, però,  era legato a doppio filo con il regime. La bibita veniva presentata come un prodotto patriottico tedesco creato con risorse e manodopera disponibili nella Germania in guerra. Alcuni stabilimenti utilizzarono anche lavoro forzato, una realtà drammatica di quell’epoca, anche se non ci sono prove che Max Keith fosse un simpatizzante nazista.

La Fanta tedesca – Boomerissimo.it

La sede americana di Coca-Cola ebbe pochi contatti con la filiale tedesca durante la guerra. Al termine del conflitto Keith consegnò la ricetta e il marchio Fanta alla casa madre ottenendo sperticati elogi per aver preservato gli asset aziendali in un momento così difficile.

Fanta nel dopoguerra

Dopo la guerra, la ricetta originale di Fanta fu fortunatamente abbandonata. Coca-Cola reintrodusse la bibita in Europa negli anni Cinquanta. La svolta nella storia di Fanta avvenne proprio da noi, in Italia, a Napoli. Nel 1955, nello stabilimento della SNIBEG (Società Napoletana Imbottigliamento Bevande Gassate), grazie all’imprenditore napoletano conte Ermelino Matarazzo di Licosa, venne prodotta una nuova versione della Fanta, questa volta con l’aggiunta di succo di arance. 

La bottiglia di Fanta che ricordiamo noi – Boomerissimo.it

Fu allora che Fanta guadagnò il suo caratteristico colore arancione e un gusto molto più gradevole rispetto all’originale. La nuova Fanta ebbe subito grande successo in Italia e all’estero. Il legame con il territorio era evidente: la Fanta “napoletana” veniva prodotta con succo di arance 100% italiane, provenienti soprattutto da Sicilia e Calabria, e ancora oggi questa scelta è parte dell’identità del prodotto in Italia.

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Nel 1960 la Coca-Cola iniziò a distribuire Fanta in tutto il mondo, facendo della versione all’arancia nata a Napoli la base della bibita moderna. Oggi, Fanta è uno dei marchi più venduti della multinazionale  a livello mondiale.

L’inciampo

Per veicolare il messaggio di Fanta come bevanda giovane, divertente e scanzonata, Coca-Cola ha nascosto sotto il tappeto le sue origini naziste. Il suo coinvolgimento diretto con un regime di assassini cozzava con le strategie di marketing dell’azienda. Chi ne era a conoscenza ha sempre criticato l’operato della multinazionale, ma è stata proprio Coca-Cola a offrire il fianco alle critiche più feroci.

Nel 2015 per il 75° anniversario di Fanta fu girato uno spot che celebrava la bibita in contemporanea con una riedizione della vecchia ricetta, Fanta Klassik. Nello spot veniva raccontata, in stile vintage, la nascita della bevanda. Spiegavano come i tecnici tedeschi della Coca-Cola avevano dovuto inventare qualcosa di nuovo perché non era più possibile produrre la Coca-Cola originale. La pubblicità, molto curata e colorata, ometteva di spiegare che questa alzata di ingegno era dovuta agli embarghi imposti dagli Alleati contro il regime nazista.

Lo spot dello shitstorm – Boomerissimo.it

In particolare, la frase che innescò lo shitstorm fu: “Per celebrare Fanta, vogliamo restituirvi la sensazione dei bei vecchi tempi”
Il riferimento ai “bei vecchi tempi” fu percepito come nostalgia verso gli anni del regime nazista, periodo in cui milioni di persone furono vittime dell’Olocausto. Lo spot non menzionava mai esplicitamente la guerra, il nazismo o le ragioni storiche dell’embargo, ma tentava di evocare “ricordi d’infanzia positivi” legati a Fanta.

A seguito delle proteste e delle critiche sui social e sui media, Coca-Cola ritirò lo spot e si scusò pubblicamente, precisando che l’intenzione era solo quella di evocare memorie piacevoli. La linea di difesa fu che Fanta, pur essendo nata in Germania durante la guerra, “non aveva alcuna associazione con Hitler o il Partito Nazista”. La bevanda Fanta Klassik rimase in commercio, ma la campagna pubblicitaria fu cancellata. Non conosciamo le sorti di colui che inventò la genialata.

In fin dei conti, forse, aveva ragione la mia mamma, certe bibite sono venefiche.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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