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I crimini delle truppe americane

Incubo americano: Seconda Guerra Mondiale, gli orrori dei giusti

Spacciata per “guerra buona” del bene contro il male, la Seconda Guerra Mondiale a stelle e strisce ha avuto molti punti oscuri

Scherziamo sovente sull’aspetto generazionale, i boomer contro la generazione X, Y, o Z. Ognuno di noi ritiene di avere avuto l’infanzia migliore, con la televisione migliore, il cibo più buono.

I crimini delle truppe americane
Gli orrori dei giusti – Boomerissimo.it

Si tratta di un problema di percezione, il passato si mescola con la nostalgia e smussa gli angoli, ammanta di nebbia i ricordi più amari. Ma sappiamo perfettamente che non è mai esistita l’età dell’oro.

The Greatest Generation

Non esistono guerre “buone”. Lo stesso concetto di guerra porta con sé orrore e morte. Forse, non essendo io pacifista tout court, ritengo esistano guerre difficilmente evitabili.  Viviamo, tra le altre cose, un tempo in cui difettano statisti degni di questo nome, capaci di mediare, comprendere, proporre. Si potrebbe dire che manca la statura morale, la necessaria formazione politica. 

The Greatest Generation – Boomerissimo.it

L’uno vale uno non può e non deve valere per persone che hanno in mano le redini di un paese. Ci vuole conoscenza ed esperienza, saper cosa dire e in quale momento. Ma viviamo l’epoca dei social, anche l’analfabeta ottuso può avere il suo momento di celebrità e anche di più se diventa influencer. Lo stesso dicasi per il politico malevolo e incompetente. Archiviata l’idea che le varie guerre del golfo e quella in Afghanistan fossero guerre giuste, per portare “la democrazia” in quei paesi e considerando le cosiddette guerre di religione una contraddizione in termini, l’ultima guerra che continua a ergersi ammantata di giustizia è la Seconda Guerra Mondiale. Soprattutto da parte degli Stati Uniti è stata venduta come una sorta di guerra del bene contro il male, la culla della libertà contro il male assoluto del nazismo e dell’imperialismo giapponese. Un mito che persiste ancora oggi, come quello degli “eroi” che a quel conflitto hanno partecipato, gli uomini della Greatest Generation.

Gli orrori dei giusti

Sebbene lo stupro sia di per sé un crimine abominevole, è stato largamente usato durante i conflitti come forma di controllo e umiliazione. Fin qui nulla di nuovo. Quello che è strano, invece, è che Le Nazioni Unite lo abbiano dichiarato crimine di guerra che costituisce atto di genocidio solo nel 2008. Questo vuol dire che quelli commessi prima sono, per così dire, passati in cavalleria.

Vittime delle cosiddette marocchinate – Boomerissimo.it

La storia del secondo conflitto mondiale è infarcita di stupri di massa. E la maggior parte sono da imputare alle truppe dei “liberatori”. In Italia sono ben noti quelli commessi dalle truppe coloniali francesi, che in mancanza di donne, usavano violenza anche sui ragazzini e uomini. Eventi resi mirabilmente nel film La ciociara. Violenze che furono minimizzate dai francesi, che in molti casi affermarono che la provocazione era giunta dalle stesse donne italiane. Che simili comportamenti siano stati messi in atto dai liberatori a stelle e strisce, che i documentari mostrano entrare nelle città europee distribuendo barrette di cioccolato è un po’ meno noto. Mio nonno qualche sentore lo aveva avuto. Nel 1943, quando arrivarono a Foggia gli americani, il papà di mia madre, che aveva sette figlie, emise uno dei suoi editti irrevocabili: “Levatevi le scarpe”. Scarpe requisite e messe sotto chiave per le ragazze nate tra il 1922 e il 1931. Avevano il permesso di uscire solo in compagnia di fratelli (maschi) e padre. Uno studio documentato sul fenomeno è stato stilato da un sociologo americano, Robert Lily, nei primi anni del Duemila. Un libro che ha fatto fatica ad essere pubblicato. Nessuna di quelle brave persone che mettono la bandiera sul portico e si dicono tanto fieri dei loro ideali di libertà e dell’american way of life ha voglia di leggere nero su bianco che i propri padri, i propri nonni, sono stati stupratori e assassini. Perdinci, noi siamo i buoni!

Secondo le  ricerche di Lily, tra il 1942 e il 1945 gli americani hanno violentato un numero di donne compreso tra le quattordicimila e le diciassettemila in Francia, Germania e Gran Bretagna. Per gli altri paesi non esistono dati.  Nel 2006, quando il Regno Unito ha desecretato i documenti sui crimini di guerra è emerso un quadro atroce. Le truppe statunitensi, tra il 1942 e il 1945, si sono sono rese colpevoli, su suolo britannico, di ventisei omicidi, trentuno omicidi colposi, ventidue tentati omicidi, centoventisei stupri e altre centinaia di reati sessuali. Alla Francia andò anche peggio. La propaganda militare, per rendere appetibile il reclutamento, prospettò ai giovani delle facili avventure in terra europea. La loro percezione era che la Francia fosse terra di conquiste femminili, abitata da gente che si dedicava al raggiungimento del piacere. L’incidenza delle violenze raggiunse punte tali che le autorità francesi chiesero con insistenza la possibilità di aprire dei bordelli. Ma nella migliore delle tradizioni di quel Paese i bravi cristiani d’oltreoceano rifiutarono. Meglio violentare.

Gli orrori dei giusti – Boomerissimo.it®

Le donne tedesche pagarono un prezzo ancora più alto. Quattrocentomila donne teutoniche subirono violenze dalle truppe alleate. Di costoro, quasi la metà indossavano l’uniforme statunitense.

Il fronte del Pacifico

Il fronte del Pacifico fu ancora più crudo e selvaggio. Fu una guerra di culture esacerbata dall’idea di razza. 

Soldati statunitensi mostrano alcuni souvenir – Boomerissimo.it

Gli americani non fecero molti prigionieri tra i giapponesi. Molti venivano radunati e fucilati sul posto, altri cadevano “accidentalmente” dagli aerei durante il trasporto. C’è da dire che anche i giapponesi non erano teneri con i prigionieri americani. Ma, ricordiamo l’assunto, gli americani erano “i buoni”.

Era costume e fin qui esecrabile, ma non ancora completamente criminale, tornare a casa con un trofeo, l’arma del nemico, un oggetto trovato in battaglia. Quando ero piccola, trovai in un cassetto bloccato di una vecchia scrivania, dei proiettili. Dopo enormi insistenze mi venne detto che erano degli americani, avuti non si sa bene come.Ma nel Pacifico, gli americani  non si fermarono agli oggetti. Mutilavano i morti per portarsi a casa un “ricordo”. Cosa che rendeva quegli uomini molto simili a Ed Gein. La rivista Life pubblicò la foto di una donna con il teschio di un giapponese. Era il regalo che il fidanzato le aveva inviato dal fronte.

Teschio di prigioniero giapponese
Ragazza con teschio, foto pubblicata da Life (screenshot YouTube) – Boomerissimo.it

Lo stesso Presidente Roosevelt ebbe in regalo un tagliacarte ricavato dall’osso del braccio di una vittima giapponese. Roosevelt, che aveva discernimento, ordinò di seppellire degnamente quelli che erano i resti di una persona. A volte non si limitavano a mutilare i morti. Nel suo libro With the old breed in cui racconta la sua vita da marine durante la guerra, E. B. Sledge non lesina racconti di puro orrore.

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Narra, tra le altre cose, che al termine di un combattimento con i giapponesi, vide un marine trascinare un soldato del Sol Levante. L’autore pensava fosse un cadavere. Così non era. Il marine era intenzionato a prendere al prigioniero i denti d’oro, usando il suo coltello da combattimento. Puntava alla base del dente e dava colpi con il palmo della mano. Non riuscì ad essere preciso, finendo con aprirgli uno squarcio fino alle orecchie. A quel punto un altro marine decise di dare il colpo di grazia al prigioniero. Il fenomeno finì con il preoccupare lo Stato Maggiore che diede precisi ordini agli ispettori doganali di confiscare armi e parti del corpo al personale militare che rientrava in patria. Trofei del genere destavano curiosità e interesse e non orrore, come avrebbero dovuto.  Man mano che i veterani passano a miglior vita, questi macabri souvenir tornano alla luce dopo essere stati occultati in soffitte e cantine. Alcuni vengono gettati in laghi e fiumi, o seppelliti in giardino. Altri, più coscienziosamente, vengono consegnati alle autorità che ne predispongono il rimpatrio. Non più trofei, ma persone. Non esistono guerre “buone”.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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