Dietro la divisa impeccabile di un ammiraglio tedesco si nascondeva forse la più grande talpa della storia. Una spia che ancora non ha finito di stupire
Da qualche anno si parla molto di guerre ibride. Insieme alle operazioni di disinformazione, al lavoro per influenzare l’opinione pubblica attraverso mezzi che le spie del passato non conoscevano (come una rete di account TikTok) tornano in pieno di moda anche i doppi agenti.

Agenti segreti, spie, controspie, che però non è chiaro da che parte lavorino. Se tutto è chiaro guardando un film di James Bond (forse l’unica spia della storia che tutti, amici e nemici, conoscevano perfettamente), lo stesso non si può dire per molti personaggi dell’intelligence contemporanea (pensiamo a Ian Pacepa, di cui abbiamo scritto in questo articolo).
Consoliamoci, se la confusione è grande sotto al cielo in questi tempi di cyber-guerriglia, lo stesso è valso anche in tempi per così dire più “classici”, per esempio nel conflitto più sanguinoso della storia contemporanea, quello che ha finito per dare forma al mondo come lo conosciamo oggi.
C’è un personaggio che negli anni bui della Seconda Guerra Mondiale ha fatto della guerra ibrida una specialità tutta sua, un ammiraglio che di giorno stringeva la mano al Führer e di notte, forse, passava i suoi segreti agli inglesi. Se così fosse (e le reagioni per pensarlo sono molte) si tratterebbe di un James Bond al contrario, che invece di infiltrarsi tra nemici pericolosi era lui stesso – almeno in apparenza – uno dei capi della Spectre della Spectre del suo tempo.
Parliamo dell’Ammiraglio Wilhelm Canaris, capo dell’Abwehr, i servizi segreti militari tedeschi dal 1935 al 1944. Un uomo che si muoveva nell’ombra. Così nell’ombra che ancora oggi, a distanza di quasi ottant’anni dalla sua morte, il mistero sulla sua figura non è stato diradato. Canaris continua a far discutere storici e appassionati di spionaggio. Era un traditore? Un eroe? O semplicemente un uomo che aveva capito prima di tutti in che direzione soffiava il vento della storia?
L’uomo che sussurrava all’orecchio di Hitler (e forse anche a quello di Churchill)
Nato il primo gennaio 1887 ad Aplerbeck, Wilhelm Canaris aveva già dimostrato la stoffa del perfetto agente segreto durante la Prima Guerra Mondiale. Nel 1915, dopo che la sua nave fu affondata dai britannici, riuscì a evadere dall’internamento in Cile, attraversò le Ande con documenti falsi e tornò in Germania come se nulla fosse successo. Una prestazione di livello, che gli garantì una rapida ascesa nei ranghi dello spionaggio militare.

Inizialmente, come molti appartenenti all’aristocrazia militare provata dalla sconfitta e ancor più dagli accordi di pace, Canaris era un sostenitore di Hitler. Ma qualcosa cambiò quando vide con i suoi occhi le atrocità commesse in Polonia. Una volta raccontò di aver visto le SS costringere 200 ebrei in una sinagoga prima di darle fuoco. Non erano spettacoli rari sul fronte orientale, che fu teatro dei massacri più disumani. Non fu nemmeno un caso unico di risveglio della coscienza. Erano casi rari, ma qualcuno ci fu, e spesso pagò con il processo militare e talvolta con la vita. Canaris, che era una spia, forse riuscì a essere più accorto. Nessuno si accorse che era passato dalla parte della resistenza silenziosa al regime hitleriano.
In pubblico Canaris si comportava come il perfetto ufficiale tedesco: rigoroso, preciso, ligio al dovere. Una maschera che gli permise di mantenere il suo ruolo di capo dell’Abwehr, i servizi segreti militari tedeschi con circa 18.000 ufficiali e agenti sparsi in tutto il mondo. Per esseere un membro della resistenza a Hitler era una posizione decisamente privilegiata, che gli permetteva di sapere tutto su tutti; un po’ come essere a capo della CIA, dell’NSA e dell’FBI, per capirci.
Dietro quella maschera di lealtà si nascondeva però un uomo del tutto diverso. Secondo documenti recentemente declassificati, l’intelligence britannica aveva messo gli occhi su Canaris già dal 1936, molto prima quindi persino dello scoppio della guerra.
Il doppio gioco dell’Ammiraglio: guerra ibrida al tempo di Hitler
La storia di Canaris e del suo presunto doppio gioco è un libro di spionaggio, un groviglio che forse non sarà mai dipanato fino in fondo (come è logico per una storia che vede affollarsi spie e controspie di tutti gli schieramenti). Il collegamento principale tra Canaris e gli Alleati era una donna polacca, Halina Szymańska, che faceva la spola tra Svizzera e Italia per incontrare l’ammiraglio e raccogliere informazioni preziose.

Canaris ci dà qualche motivo per credere alla sua “conversione” polacca perché già nel 1939 si era preso qualche rischio personale per aiutare la Szymańska e i suoi figli a fuggire dalla Polonia che i nazisti stavano occupando. L’altra faccia della sfinge Canaris è il fatto che con questa operazione creando con la donna polacca un debito di gratitudine e un legame che si sarebbe trasformato in una delle più straordinarie operazioni di spionaggio della guerra. Una guerra che era deciso a giocare su tutti i tavoli possibili.
Attraverso Szymańska, Canaris passò, e questo è un fatto accertato, agli Alleati informazioni di valore inestimabile. Nell’aprile 1940 fece sapere dell’imminente attacco tedesco in Francia e nei paesi del Benelux. A giugno 1941, rivelò i piani dell’Operazione Barbarossa, l’invasione dell’Unione Sovietica. Se l’invasione non fu fermata fu grazie a un doppio passo falso dell’ MI6 e di Stalin, che si rifiutarono di credere alle loro fonti, dimostrando ancora una volta che la raccolta di informazioni serve a poco quando la loro analisi è viziata da errori politici.
Né gli inglesi, né i sovietici (che in quel momento erano su due fronti opposti, con l’Urss a fianco della Germania) vollero credere all’enormità del passo tedesco. Canaris aveva fornito il biglietto vincente della lotteria, Londra lo lasciò cadere nel classico tombino.
Canaris non si fermò al passaggio di informazioni al nemico: quasi certamente omise di informare i suoi superiori tedeschi su dettagli cruciali dell’Operazione Torch, permettendo l’invasione alleata del Nord Africa nel novembre 1942. Nel gennaio 1944, colpi in Italia: disinformò il feldmaresciallo Kesselring dicendogli che non c’era da temere uno sbarco alleato, proprio quando le forze alleate si preparavano ad atterrare ad Anzio.
Il capo dello spionaggio militare tedesco ebbe un ruolo di primo piano, ma contrario alle sue funzioni, anche in occasione del D-Day. Secondo il colonnello americano James O. Curtis, Canaris fornì “sostanzialmente l’ordine di battaglia completo dell’esercito tedesco, insieme ai piani che avevano elaborato per fronteggiare l’invasione”. Se lo sbarco in Normandia riuscì, fu insomma anche merito di Canaris.
Con Canaris a capo delle operazioni di Intelligence era la Germania stava giocando al poker della guerra mostrando le sue carte agli avversari. Perché lo faceva? Forse non per ragioni di interesse personale. Come molti congiurati militari Canaris voleva sconfiggere Hitler per salvare la Germania.
l’MI6 aveva trovato in Canaris il perfetto “cavallo di Troia” per entrare nella fortezza dell’Abwehr. L’uomo che sapeva tutto sui piani di guerra di Hitler stava giocando per l’altra squadra, o almeno così sembra.
L’ultimo messaggio di Canaris
L’arresto di Canaris arrivò dopo il fallito attentato contro Hitler del 20 luglio 1944. Un momento in cui divenne chiaro in Germania che c’era qualcuno tra i vertici militari che aveva deciso di giocare una partita completamente diversa.

Canaris non era direttamente coinvolto nella bomba, ma aveva legami con molti dei cospiratori che servivano nell’Abwehr sotto la sua protezione. Il 23 luglio 1944, Walter Schellenberg, che aveva sostituito Canaris come capo dell’Abwehr nel febbraio dello stesso anno, arrivò a casa dell’ammiraglio a Berlino per arrestarlo.
Dopo mesi di interrogatori e torture, Canaris fu trasferito nel campo di concentramento di Flossenbürg. Il 9 aprile 1945, poche settimane prima della resa della Germania, Wilhelm Canaris fu impiccato nudo, strangolato con un filo di pianoforte. Le sue ultime parole, battute sul muro per un compagno di prigionia, furono: “Naso rotto durante ultimo interrogatorio. La mia ora è giunta. Non ero un traditore. Ho fatto il mio dovere di tedesco. Se sopravvivi, ricordami a mia moglie”. Aveva 58 anni.
Se molte delle azioni di Canaris restano tutt’oggi misteriose, quest’ultimo messaggio chiarisce il loro senso. Della sua figura discussa e discutibile resta un’ombra che si proietta su tutti i conflitti moderni, perché quello che Canaris faceva, usare l’informazione come arma, manipolare la percezione, creare confusione nel nemico, è esattamente ciò che caratterizza maggiormente i conflitti moderni.
In qualche modo, il doppio gioco e la disinformacija di Canaris ci hanno lasciato un manuale di istruzioni per interpretare molti conflitti moderni, tra minacce, fake news, isterie collettive e false flags.
È un manuale prezioso, purtroppo non così perfetto da interpretare completamente lui. Un gigante della storia che non sappiamo ancora bene da che parte abbia giocato e resta tutt’oggi avvolto nel mistero.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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