x

Il meglio, il peggio, il curioso degli anni 80 (e oltre)

Sostieni Boomerissimo con una donazione e sottoscrivi la nostra newletter per non perderti nemmeno un aggiornamento


TUTTI GLI ARTICOLI
Boom age / News/ PODCAST / Sport / Style / TV e spettacolo /
Morte Stalin

La morte di Stalin: un’ipotesi sconvolgente

Ion Pacepa è il più alto grado di un servizio segreto del blocco sovietico mai passato all’Occidente. Il suo racconto della morte di Stalin getta una luce nuova e diversa su una vicenda mai chiarita, ricca solo di ombre. 

Per molti la morte di Stalin è un interessante enigma storiografico. Per qualcuno, che non ha ancora accettato del tutto la scomparsa del “Piccolo Padre” resta una ferita semiaperta.

Morte Stalin
La morte di Stalin – Boomerissimo.it

70 anni abbondanti dopo la sua morte, e nonostante un processo piuttosto difficile di destalinizzazione che i partiti comunisti del mondo hanno cercato di portare avanti, se non altro perché era impossibile non farlo, dopo che l’Unione Sovietica stessa aveva deciso di condannare il suo ex-leader, ci si può ancora accapigliare, non tanto sulla sua figura (tutti hanno deciso di essere d’accordo sulla sua portata criminale) ma sui dettagli che dovrebbero formare questo giudizio.

Ma Boomerissimo non fa politica, non ci interessa qui discutere ed eventualmente confutare eminenti nostalgici dalla immensa fortuna popolare. Più modestamente, più vicini alla nostra passione per il True Crime, ci interessa riaprire la discussa pagina della sua morte. 

Stalin e l’enigma della sua morte

Si tratta di una morte che affianca una “verità storiografica” generalmente accettata a molte interessanti ipotesi alternative, ognuna con una sua dignità. A queste si affianca quella avanzata da Ion Pacepa, l’ex comandante dei servizi segreti romeni, un uomo che ha avuto un ruolo decisivo nel formare la storia come l’abbiamo generalmente accettata. Pacepa è stata una figura chiave della Disinformacija sovietica. Un ramo dell’attività della ex grande potenza che nasce dalla storia dell’impero russo, e che ha contributo al “framing”, ovvero al ricollocamento, alla ricostruzione di significato di figure ed eventi storici, con indubbia efficacia. 

Morte Stalin
Stalin e Beria (public domain) – Boomerissimo.it

Pacepa ci ha raccontato l’importanza di questa attività di modellamento della storia e della coscienza che ha toccato, e che continua ad influenzare decenni dopo, la percezione di verità storiche, che sarebbero molto diverse se manone mosse dall’Urss, con la collaborazione cosciente o meno di quelli che oggi chiamiamo “opinion leader”  non avessero deciso a un certo punto della storia di cambiare il suo corso. La Disinformacija è una vecchia attività tipicamente russa, che ha le sue radici nei “villaggi Potemkin”, ed espressioni sfortunatamente fortunatissime (ci si passi l’ossimoro) come “I protocolli dei Savi di Sion”. La Disinformacija ha formato la percezione di leader come Nicolae Ceasescu (amatissimo in occidente per un certo periodo della sua ascesa), Nikita Kruscev, o persino Mikhail Gorbacev, attraverso poderosi azioni di “glasnost”: un termine tradizionale delle operazioni di informazione/disinformazione russa, dai tempi degli zar. Glasnost è un termine che ha assunto un’accezione positiva di “trasparenza”, che è l’opposto del suo reale significato russo, che si potrebbe meglio tradurre con “lucidatura”. Un’operazione di “spin” diremmo in linguaggio anglosassone, che modifica il senso e il significato di un’azione, di una figura storica. 

Stalin è stato forse più di ogni altro al centro di queste operazioni di “lucidatura”, prima per creare una figura di leader quasi sovrannaturale, dalla caratteristiche mistiche, un uomo la cui scomparsa ha creato reali crisi di panico e di isteria. 

E poi per dannarne la memoria. Un’impresa guidata con energia dal suo ex sodale Nikita Kruscev, mentre decideva di accreditare per sé un’immagine distensiva, moderata, quasi democratica, agli antipodi di quella di Stalin.

Di Stalin, il mondo esterno, guidato dalle leve sovietiche della informazione/disinformazione ha dovuto credere tutto e il suo contrario: salvatore dal fascismo, padre dei popoli, eroe del socialismo. E poi assassino, cinico criminale e distruttore dell’ordine socialista, genocida, forse anche un po’ fascista. E a tutto questo il mondo ha creduto, guidato tra l’altro dalle abili mani di Ion Pacepa, che a questo compito ha cominciato a dedicarsi già nei primi anni ‘50, arruolato nella Securitate, e poi man mano salendone la scala, dirigendo organizzazioni all’estero, centri stampa, orientando l’informazione, fino alla defezione del 1978

Non è quindi un caso che intorno alla morte di Stalin il caos storico e la mancanza di punti fermi sia assoluta. A questo hanno contribuito i suoi sodali e successori come Kruscev, le figure messe da parte come il potentissimo Berija (forse ucciso con le sue stesse mani da Kruscev), e infine i successori dei successori che misero da parte Kruscev. Tutti o quasi tutti erano insieme al capezzale di quello Stalin morente. Tutti o quasi tutti hanno contribuito a creare intorno alla sua morte un enigma degno di Agatha Christie e dei suoi delitti nella camera chiusa. Un enigma che la scarsa trasparenza degli archivi sovietici, sempre impegnati nella ricostruzione storica a posteriori, nella riscrittura di documenti, nell’epurazione di fotografie ed enciclopedie, non ha certo contribuito a chiarire.

Le ipotesi

Ne esistono di maggiori, di minori, di alternative, ognuna con il suo fondamento e con i suoi meriti. Cominciamo da quella ufficiale, che il buon senso e la conoscenza dei costumi sovietici dovrebbe indurre a giudicare come la meno credibile, ma che resta quella storicamente più accettata, non si sa se per pigrizia o per la reale impossibilità di confutarla, dopo tanto lavorio di tante mani su carte, documenti e archivi

La verità ufficiale: emorragia cerebrale

È quanto si evince dal certificato di morte, un certificato firmato da un dottore presumiamo terrorizzato, chiamato in ritardo, e bisognoso di offrire una spiegazione che soddisfacesse un circolo alquanto pericoloso, governato da quel Laurenti Berija, capo della polizia segreta, che nei gulag sovietici, nelle cantine e nei processi sommari poco attenti a minuzie come l’habes corpus, aveva già fatto sparire milioni di persone.

Morte Stalin
Stalin e Kruscev in sauna, immaginati da Boomerissimo.it

La verità ufficiale, che trascurava di mettere in evidenza come al capezzale di uno Stalin morente si fosse affannata per un tempo lunghissimo una nomenklatura affamata di potere e terrorizzata dalla svolta che le cose avrebbero potuto prendere da lì a poco, stabilì che la rottura dei vasi cerebrali aveva portato alla morte l’amatissimo leader. Emorragia cerebrale, quindi. Una versione sicuramente comoda ma a dire il vero supportata da alcuni dati. 

Stalin soffriva oggettivemante e documentatamente di una fortissima ipertensione arteriosa che avrebbe ben potuto portare a quell’esito fatale. L’osservazione clinica (ammesso che gli si voglia credere) parlava di una paralisi di tutto il lato destro del corpo e di una pressione di 190/110, quando il dittatore fu trovato a terra, incoscente.

L’autopsia confermò l’incidente vascolare cerebrale e il caso fu chiuso con soddisfazione di tutti, anche degli storici che continuano ad accettarla in maggioranza fino a oggi.

L’avvelenamento

Ma ci sono storici come Vladimir Naumov e Jonathan Brent convinti di una versione completamente diversa da quella ufficiale. Secondo loro, i vasi cerebrali sarebbero esplosi a causa dell’avvelanamento con un anticoagulante, il Warfarin. Il perché e soprattuto il chi resterebbero aperti: i candidati esecutori sono troppi persino per contarli.

A supportare l’ipotesi ci sarebbero vaste emoraggie constatate in tutto il corpo. Altri medici sostengono però che la causa potrebbe essere lo stesso incidente cerebrale, capace di propagarsi a catena anche altrove. 

La mano di Berija

Berija, capo della polizia politica, serial killer dalla spietatezza paragonabile a quella dei casi più atroci che di tanto in tanto Bomerissimo racconta, ma con mezzi infinitamente superiori, è stato spesso sospettato di avere avuto un ruolo nella morte di Stalin. Il movente sarebbe il senso di sopravvivenza: sentiva il suo mandato in scadenza, un passaggio che nell’Urss del tempo si celebrava con arresto, processo e assassinio (i primi due eventi si potevano talvolta saltare, passando direttamente al terzo, come appunto successe a Berija, ma non per mano di Stalin).

Berija selezionava i dottori che curavano Stalin. Aveva sia i mezzi che le capacità, che ovviamente l’attitudine, a falsificare qualsiasi cosa, documento ufficiale o no che fosse. Le testimonianze concordano sul fatto che tardò a chiedere aiuto medico, di fronte al dittatore incosciente a terra.

Qualche alto papavero sovietico ha sostenuto persino che Berija si sia vantato di avere “salvato” la gerarchia sovietica da uno Stalin ormai in paranoia distruttiva a 360 gradi.

Se Berija è stato effettivamente coinvolto il suo segreto è finito nella tomba con lui, in seguito a un’uccisione non meno misteriosa di quella (eventualmente) toccata a Stalin.

Scontro al vertice

C’è chi ha sostenuto invece che Stalin sia effettivamente morto di emorragia, ma in seguito ad una lite violenta avvenuta nella sua dacia, un alterco che avrebbe riguardato la deportazione e la “soluzione finale” per tutti gli ebrei sovietici, nel mirino da qualche tempo del “complotto dei medici”, che colpì nell’ultima fase della vita di Stalin molte figure eminenti del regime di origine ebraica, prima di allargarsi in una autentica e distruttiva campagna antisemita. Un segnale allarmante, quando veniva da qualcuno che aveva già deportato e sterminato intere etnie dell’enorme mosaico del suo impero. 

Si dice che la rabbia e lo stress di Stalin per l’opposizione incontrata dal suo progetto, nel suo circolo ristretto, gli siano state fatali. Personalmente non siamo impressionati dalla verosimiglianza dell’ipotesi. Il circolo ristretto di Stalin non era fatto di personaggi che si segnalassero per etica, umanità, e ancora meno per la volontà di opporsi ai disegni criminali del loro capo.

La manona di Kruscev

È una delle teorie più spericolate, proposta tra gli altri da una figura notissima, anche se non particolarmente autorevole: l’ideologo panrusso Alexander Dugin. Secondo il barbuto pensatore neoimperiale, Kruscev avrebbe assassinato Stalin con le sue mani (una teoria parallela e aggiuntiva a quella secondo cui Kruscev avrebbe poi riservato lo stesso trattamento a Beria strozzandolo di persona, e qualificandosi come serial killer di primo piano).

L’ipotesi si regge oltre che sulla figura di Kruscev, decisamente meno bonaria e più propensa all’assassinio di quanto ci abbia suggerito la vulgata della “distensione” (è noto il suo ruolo nelle persecuzioni ucraine), anche su criptiche dichiarazioni fatte dallo stesso Kruscev, che era però anche un grandissimo pallonaro. A Dugin in ogni caso questa ipotesi è piaciuta, forse perché si incastra nella sua visiona contorta della storia russa, più che per la sua oggettiva probabilità.

La decisione collettiva

L’ultima delle ipotesi alternative accreditate da almeno qualche storico, che si aggiunge e sovrappone alle altre in un puzzle, che ha anche una certa verosimiglianza, è quella di una decisione collettiva dell’elite sovietica presente nella dacia nelle ultime ore di Stalin.

Morte Stalin
Stalin e Kruscev negli anni 30 (public domain) – Boomerissimo.it

Trovato il dittatore rantolante e incosciente a terra, il simpatico gruppetto avrebbe deciso di tenerlo così, fino alle estreme conseguenze. Alcuni racconti, non si sa quanto romanzeschi, parlano anche di un risveglio tardivo di Stalin dall’incoscienza, che avrebbe ghiacciato il sangue nelle vene di quel collettivo che lo aveva lasciato senza cure, ad aspettare la morte. Sia come sia, Stalin riuscì alla fine a morire davvero, con o senza aiuti esterni, chiudendo la questione, mai riaperta in modo convincente dai kafkiani archivi sovietici, alcuni inaccessibili, altri pesantemente “rivisti” da mani successive. 

Semplice e sconvolgente: la verità di Pacepa

Di Ion Pacepa vi abbiamo già detto. Capo della polizia e della disinformazione romena, a stretto contatto con le controparti sovietiche, incaricato tra le altre cose della “glasnost” (nella sua reale accezione), che accreditò Ceausescu come leader, moderno, democratico, aperto, almeno per un lungo periodo, Pacepa non ha mai avuto bisogno di cercare negli archivi le sue verità.

Morte Stalin
Ion Mihai Pacepa (wikimedia commons) – Boomerissimo.it

Le conosceva e in buona parte le creava per noi, creduloni occidentali. Nel suo libro “Disinformation” alla morte di Stalin sono dedicate solo due righe, nelle primissime pagine. Due righe che però scuotono tutto quello che abbiamo creduto di sapere fino a oggi.

Nel marzo 1953 Stalin morì ignominiosamente, mentre cercava di smaltire la sbornia in una sauna rovente dopo una prolungata sessione di bevute con il suo compare Nikita Kruscev
–Ion Mihai Pacepa

Pacepa sapeva abbastanza della vita reale reale degli inner circles comunisti da terrorizzarli: i tentativi di assassinarlo furono numerosi e avventurosi. Un “contratto” fu affidato anche a Gheddafi. Quello che Pacepa raccontò nei suoi libri scosse per anni due paesi: Romania e Ungheria. 

La verità di Pacepa causò l’attentato alla sede di Radio Free Europe ed una serie di inquietanti morti misteriose tra i giornalisti dell’emittente, per fermare l’emorragia, questa volta informativa. Una scia di sangue che non impedì, alla fine, la caduta di Ceausescu.

C’è qualche motivo per prendere sul serio quello che racconta uno come Pacepa. Ma non c’è (nessuno si sorprenderà) alcuna traccia cartacea, documentale o di altro tipo che sia rimasta a confermarlo. 

Se le cose andarono davvero così, con una morte senza onore in una sauna troppo calda, le prove, e forse i testimoni, sparirono. Un lavoro da professionisti, come del resto erano tutti i presenti a quegli enigmatici fatti.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

Rispondi

Comments (

0

)

Translate »

Scopri di più da Boomerissimo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere