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Johny Cash e Stalin

Johnny Cash e la morte di Stalin: un mistero al centro della Storia

Molti sono i talenti che sono stati riconosciuti a Johnny Cash. Ma pochi sono al corrente del suo ruolo di decodificatore dell’Aeronautica Americana. È proprio così che Cash è stato protagonista del momento più drammatico della Guerra Fredda.

Per molti di noi, che hanno vissuto in Europa questi decenni, sotto l’ombrello della Nato (che rassicurava pure una figura chiave del comunismo italiano come Enrico Berlinguer), la figura di Stalin è qualcosa di sbiadito e lontana nel tempo, tipo Gengis Khan. 

Johny Cash e Stalin
Johnny Cash e Josef Stalin – Boomerissimo.it

Qualcuno che ha qualche memoria di decenni ormai abbastanza lontani, ricorda ancora la sua baffuta figura incorniciata e appesa con orgoglio nelle sedi del Grande Partito della Sinistra Italiana, e non solo. Per qualche tempo, come spesso succede in Italia, almeno fino alla sua morte (che coincide con la sua caduta di immagine), Stalin fu una figura sicuramente temuta, ma anche ampiamente rispettata, persino dagli avversari. Pietro Nenni fu a lungo indeciso tra l’ammirazione e la distanza, e restituì il Premio Stalin solo dopo i fatti d’Ungheria del 1956. Stalin è stato per molti un santino, una specie di Padre rassicurante, per altri un alter ego. Per chi, come mio padre, nel regno di Stalin ci ha vissuto, fuggendone appunto in quel 1956, le cose erano meno avvolte nell’aura del mito. Il terribile georgiano non era una figura delle favole, né rassicuranti né spaventose, era una figura drammaticamente reale, e sanguinosamente influente nella propria vita. 

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All’altro capo del mondo, ad una distanza siderale e non solo geograficamente da quella martoriata Europa Centrale, c’era il mondo di Johnny Cash, ragazzo dell’Arkansas. Non era un mondo facile quello del profondo sud americano, anche se dall’Europa di oltre cortina rappresentava il sogno di una vita diversa e della libertà. Eppure un giorno le strade del baffuto despota sovietico e quelle dello schitarratore squattrinato, si sarebbero incrociate in modo imprevedibile. 

1953: Johnny Cash incrocia la Storia

Nel marzo del 1953, un sergente ventunenne dell’aeronautica statunitense di stanza in Germania Ovest stava svolgendo il suo turno di routine come intercettatore di comunicazioni sovietiche. Quel giovane soldato si chiamava Johnny Cash e sarebbe diventato una delle più grandi leggende della musica country. Ma quella notte quel ragazzo ancora lontano dalle luci della ribalta potrebbe aver giocato un ruolo cruciale in uno degli eventi più importanti della Guerra Fredda: la morte di Joseph Stalin.

Johny Cash e Stalin
Chi era Josef Stalin (wikimedia commons) – Boomerissimo.it

Johnny Cash si era arruolato nell’aeronautica nel 1950, all’età di 18 anni. Dopo l’addestramento di base, venne assegnato alla 12a Squadriglia Radio Mobile del Servizio di Sicurezza dell’Aeronautica a Landsberg, in Germania Ovest.

Qualche anno dopo, Cash sarebbe diventato noto come uno degli artisti più poliedrici della scena musicale americana. Un uomo capace di scalare tutte le chart: dal country, al rock, al pop, fino al gospel, vendendo oltre 90 milioni di dischi. 

Ma in quel momento il suo compito era uno solo: intercettare e trascrivere le comunicazioni sovietiche in codice morse. Servivano orecchie fine, più che la sua magnetica voce baritonale. Ma Cash si rivelò una piccola star anche in questo lavoro. La sua capacità di distinguere segnali e toni importanti in mezzo a comunicazioni confuse e nascoste gli valse rapidamente una reputazione come uno dei migliori operatori della base Un’ abilità che forse gli è tornata utile anni dopo, quando stava trovando quel suono unico che avrebbe parlato al cuore dell’America.

Il primo uomo sulla notizia del secolo

La sera del 5 marzo 1953, Cash era di turno alla sua postazione quando intercettò quello che apparì subito come un messaggio storico, proveniente dall’Unione Sovietica. Secondo il racconto dello stesso Cash nella sua autobiografia, fu lui a “copiare la prima notizia della morte di Stalin”.

Joseph Stalin, il temuto dittatore sovietico, era in gravi condizioni di salute da alcuni giorni. La sua morte avrebbe avuto enormi ripercussioni sugli equilibri della Guerra Fredda. Se Cash fosse stato davvero il primo americano a venirne a conoscenza, si sarebbe trovato al centro di uno dei momenti più cruciali del XX secolo.

La morte di Stalin, curiosamente, causò reazioni devastate e drammatiche nel mondo comunista occidentale, molto più di quante ne accese tra quelli che avrebbero dovuto essere i seguaci più ortodossi, laggiù all’est. In quel mondo di socialismo “realizzato” si accesero speranze che sarebbero ben presto state travolte, e si innescarono meccanismi rugginosi e contradditori che avrebbero portato alla nascita, per esempio della Trabant. 

Molte cose sarebbero successe negli anni successivi a quel fatale 1953. Ma resta il fatto che il primo a saperlo fu quel sergente decrittatore ventunenne che il mondo avrebbe conosciuto da lì a poco come Johnny Cash.

Verità o leggenda?

La storia di Cash che intercetta la notizia della morte di Stalin è diventata parte della sua leggenda personale. Fa parte della sua autobiografia e ha molti indizi che ne supportano la veridicità. C’è anche probabilmente, almeno una parte di leggenda, che alcuni storici e veterani dell’epoca hanno tenuto a sottolineare. 

Johny Cash e Stalin
Johhny Cash (Wikimedia Commons) – Boomerissimo.it

Alcuni suoi ex colleghi hanno fatto notare che Cash non conosceva il russo e che i messaggi in codice non potevano essere decifrati direttamente dagli operatori. È un  po’ come scoprire l’acqua calda. Ovviamente quel sergente ventunenne non lavorava da solo al desk di intercettazione e decritaggio del fronte più importante dalla Guerra Fredda. Certamente Cash faceva parte di una squadra importante che lavorava sui  messaggi sovietici. 

Può darsi che il suo ruolo sia stato un po’ meno centrale di quanto emerge dalla sua autobiografia. Ma è molto probabilmente vero (o quantomeno nessuno è riuscito fino a oggi a provare che non lo sia), che quel cablo, che celava una notizia che avrebbe sconvolto il mondo, sia passato per le sue mani, prima che per molte altre.

Molto più importante di Stalin

Eppure, per quel giovanotto americano ventunenne, momentaneamente in forza in Germania ( come presto sarebbe successo anche a Elvis Presley) Stalin era solo lavoro. O ancora meno: solo servizio militare.

Col tempo sarebbe diventato un aneddoto importante ma per il momento ben altre cose lo interessavano. Per Johnny Cash, il periodo trascorso in Germania fu cruciale per la sua formazione personale e artistica. Fu lì che comprò la sua prima chitarra e formò la sua prima band, i Landsberg Barbarians.

L’esperienza come intercettatore di codici affinò, forse, la sua capacità di cogliere ritmi e toni nascosti. Da un altro punto di vista,  le lunghe ore trascorse in isolamento ad ascoltare segnali radio hanno forse contribuito a quel senso di solitudine e malinconia che avrebbe dato vita a molte delle sue canzoni più famose.

La storia di Johnny Cash, il futuro “Man in Black”, è cambiata per questo, più che per un dispaccio su cui era tracciata, per punti e per linee, la notizia più importante del secolo. Eppure, senza quegli anni in Germania, con la cuffia alle orecchie e la matita in mano, l’uomo che ci ha lasciato “Ring of Fire” non sarebbe stato lo stesso. E forse avremmo dovuto tutti vivere senza alcune delle più belle canzoni che il songbook americano abbia prodotto negli ultimi decenni del secolo. Anche questa è storia.

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Come Cash stesso cantava, “Sometimes I am two people”. Forse in quella notte del marzo 1953, il giovane sergente dell’aeronautica e il futuro re del country si sono trovati, per un momento, a essere la stessa persona al centro della Storia.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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