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Larry Bird il contadino NBA

Larry Bird, parlare male, tirare alla grande: il contadino che ha cambiato l’NBA

Alcuni di noi hanno passato molte notti degli anni ‘80 guardando le prime partite NBA trasmesse dalle TV private. Era un basket esaltante, e forse qualcosa di più. Guardavamo Larry Bird, e non sapevamo che senza di lui quella magia non sarebbe esistita mai.

Personalmente non sono mai stato un grande sportivo, nemmeno all’italiana, ovvero televisivo. Gli sport che guardo (calcio a parte, dove la mia negazione è sempre stata evidente) sono anche quelli che pratico oppure ho praticato, seppur a livelli infimi. 

Larry Bird il contadino NBA
Larry Bird Il contadino NBA, by Boomerissimo.it

Il ciclismo, ispirato da Eddy Merckx. Ma ancora di più il basket, l’unico sport di squadra che mi abbia mai divertito davvero, stando dentro un campo. 

Uno sport fatto per lungagnoni come me. Su un serio campo di basket i miei 191cm di inettitudine mi qualificano come un “piccolo”. Ma sui campetti di scuola superiore le cose erano diverse. Il mio vero modello era Gallinari padre (detto tra noi tifosi del Billy “Gallo mano quadra”): un eroe che riusciva a contare sul campo pur essendo privo di qualsiasi dote cestistica ovvia: non sapeva tirare e ne prendeva uno su 52, ma era tignoso come pochi e coach Mike D’Antoni non mancava mai di schierarlo quando il gioco si faceva duro davvero.

Vittorio Gallinari, – Boomerissimo.it

“Gallo Mano Quadra” era il mio vero riferimento. Ma nei sogni alimentati da visioni notturne di partite NBA, le prime che si vedessero in Italia, la fantasia poteva volare ancora più in alto. Ero un tifoso dei Lakers di Jabbar. Ma tra i miei eroi c’erano anche avversari fantastici come Doctor J e soprattutto Larry Bird: l’esplosivo biondino baffuto che per quanto mi riguardava giocava da sempre in quella NBA che per me era Disneyland. Non sapevo che se quella NBA esisteva, ed era arrivata sul piccolo schermo da 5” in cui l’ammiravo la notte e nelle mie settimane in collegio, il merito era anche, se non soprattutto, proprio di Larry Bird.

Un contadino dalla pelle dura

Larry Bird non era certo nato con la palla in mano. Non veniva da una famiglia prestigiosa, di quelle che hanno mezzi per avviare il rampollo verso l’elite dello sport, sin da quando partono i primi vagiti. 

Il piccolo (si fa per dire) Larry era un contadino (a quel tempo non lo sapevo, ma per me che studiavo da perito agrario avrebbe potuto essere una notizia interessante). Laggiù nel sonnacchioso Indiana, la palla da basket era un lusso che la sua famiglia poteva a malapena permettersi. Tantomeno poteva permettersi un’auto, quasi un’eresia per una famiglia americana, e certamente per una dispersa nel nulla di French Lick. Ma il piccolo Larry che si sarebbe per sempre definito un “contadinotto di French Lick” aveva dentro qualcosa di più forte dei limiti sociodemografici e della piccolezza di essere venuto alla luce in una comunità più simile a quella di Walnut Grove che a quelle in cui erano e sarebbero cresciute molte stelle del basket professionistico. 

A scuola scoprì la palla da basket, che la sua famiglia non poteva permettersi, e la palla da basket dopo i primi successi lo trascinò verso quei vivai di sport che in America sono le Università.

Il passaggio non fu facile. All’Indiana University si sentì subito fuori posto. Il grande campus e la folla lo mettevano a disagio: dopo meno di un mese decise di mollare tutto e tornarsene a casa. Per un po’ lavorò anche come netturbino. Ma il destino aveva in serbo per lui qualcosa di più grande.

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Il richiamo del parquet era irresistibile e lo spinse verso un’altra università, un po’ più maneggevole e meno prestigiosa: l’’Indiana State University. Sarebbe stato lui a renderla grande, dal campo.

Il duello che ha fatto la storia: Bird vs Magic

Nel 1979, Bird guidò l’Indiana State a un record impressionante di 33 vittorie, con una sola sconfitta. La squadra, molto meno titolata di altre, arrivò sorprendentemente fino alla finale del campionato NCAA. Il “piccolo” Larry Bird era già un personaggio da epopea quando si trovò di fronte la Michigan State guidata da un altro tipo di un certo rilievo: Magic Johnson

Larry Bird e Magic Johnson in un classico duello NBA – Boomerissimo.it

Quella partita è rimasta nella storia del basket universitario. Non solo e non tanto per il livello di gioco, molto al di sotto delle attese (come spesso succede agli eventi sportivi annunciati come storici) ma soprattutto perché sul campo si scontravano due personaggi che avevano già addosso il mantello degli eroi: ancora oggi è la finale NCAA più vista di sempre. Non fu la partita più felice della sua carriera, però. Bird giocò un buon match, segnando 19 punti e prendendo 13 rimbalzi. Sarebbe stato buono per quasi chiunque, ma non per lui. E non fu abbastanza per battere Michigan e Magic Johnson. 

“So com’è finita”
–Larry Bird

Una sconfitta dura da digerire, tanto che fino a oggi il “contadinotto di French Lick” rimane uno dei pochi americani a non averla mai voluta vedere in registrata.

Il ragazzo che ha (ri)creato l’NBA

Nel 1979 i Boston Celtics se lo accaparrarono, scegliendolo al primo giro, ma lasciandolo in panchina a maturare e a terminare il suo anno universitario. Una buona scelta per entrambi, perché una volta sceso in campo, non solo i Boston Celtics si sarebbero trasformati, ma tutta l’NBA non sarebbe più stata la stessa

Larry Bird il contadino NBA
Larry Bird e Magic Johnson, immaginati da Boomerissimo.it

Prima dell’arrivo di Larry Bird e Magic Johnson, la NBA stava sprofondando nel declino. Le finali erano talmente poco attese che venivano trasmesse in differita a tarda notte. Lo stipendio medio di un giocatore era di “appena” 200.000 dollari all’anno. Buono per un contadinotto ma piuttosto lontano dai compensi stellari che sarebbero arrivati dopo, insieme all’attenzione planetaria del pubblico (di cui io ero parte inconsapevole ed entusiasta, grazie anche ai commenti di Dan Peterson, uno spettacolo a parte). 

La scintilla della finale NCAA che tutta l’America aveva voluto vedere diede fuoco anche al campionato professionistico. I Celtics di Bird diventarono una delle stelle più luminose, con 32 vittorie più dell’anno precedente. I Lakers di Magic passarono da un record negativo alla dominazione della Lega. I due avevano toccato le loro squadre con la bacchetta magica, trasformando tutto il campionato.

Gli ascolti TV schizzarono, le arene iniziarono a riempirsi all’inverosimile ovunque giocassero Lakers e Celtics, e non solo.I Celtics di Bird, tignosi e determinati, erano il duro lavoro, i Lakers di Magic splendevano di talento e spettacolo puro

I giocatori di oggi dovrebbero ringraziare Bird e Magic per i loro stipendi. Quello di Bird fece subito sensazione: 3,25 milioni di dollari per 4 anni, un contratto record per un rookie.nNei suoi anni con i Celtics, Bird se li guadagnò fino all’ultimo centesimo: guidò la squadra a tre titoli NBA (1981, 1984, 1986). Vinse tre MVP consecutivi dal 1984 al 1986, diventando il primo giocatore non centro a riuscirci. 

La noia di essere il più forte

Bird non era solo un grande giocatore, era anche un personaggio favoloso.. Era famoso per il suo trash-talking, il “parlar male” con cui provocava gli avversari spingendoli spesso oltre la crisi di nervi. Era talmente grande da poterselo permettere e da ammantare la sua grandezza di capacità divinatorie, che facevano impazzire giocatori appena più normali. Una volta disse a Xavier McDaniel esattamente dove avrebbe segnato il tiro della vittoria, e poi lo fece davvero. Ti diceva quanti punti avrebbe segnato sulla tua faccia durante una partita e, senza che nessuno si sorprendesse, poi lo faceva davvero.

Una volta,, contro i Portland Trail Blazers, giocò un’intera partita usando solo la mano sinistra perché era “annoiato” di vincere con la mano destra: segnò comunque 47 punti, prendendo 14 rimbalzi e facendo 11 assist. 

“Mi sto risparmiando la mano destra per i Lakers”
–Larry Bird

Fu una delle molte “triple doppie” (ovvero doppia cifra in tutte le statistiche) della sua carriera. Ai giornalisti attoniti che gli chiesero perché avesse giocato la partita con la mano “sbagliata”, diede una delle sue tipiche risposte da Larry Bird, quelle di un giocatore che conosceva l’importanza di essere anche personaggio. 

Vincere anche dopo

Larry Bird annunciò il suo ritiro il 9 agosto 1992, subito dopo aver conquistato l’ennesimo titolo:  la medaglia d’oro olimpica con il Dream Team alle Olimpiadi di Barcellona, sempre più tormentato da problemi alla schiena. Nella sua ultima stagione, quella 1991-1992, spesso le immagini TV lo mostravano disteso a terra per cercare di scacciare il dolore. 

Quando cedette, a 36 anni, si lasciò dietro statistiche impressionanti: una media di 24 punti, 10 rimbalzi e 6 assist a partita.In suo onore, i Boston Celtics ritirarono la maglia numero 33. Era piuttosto ovvio che un altro Larry Bird non ci sarebbe stato mai

Uscito dal campo dalla porta principale, il “contadinotto” è rientrato e non proprio dalla finestra: è stato allenatore degli Indiana Pacers dal 1997 al 2000, vincendo il premio di Allenatore dell’Anno al suo primo anno. Dopo il campo si è scoperto anche doti da manager: dal 2003 al 2012, è stato presidente delle operazioni di basket sempre per i Pacers. 

Alla fine, come spesso succede a chi è nato in mezzo ai campi, anche Larry Bird è tornato a casa, in Indiana. Nei Pacers non ha incarichi ufficiali ma mette a disposizione  l’esperienza maturata, come si suol dire, sul campo. Un’esperienza piutttosto unica: È l’unica persona nella storia della NBA ad aver vinto i premi di MVP (giocatore più prezioso), Coach of the Year ed Executive of the Year.

E scusate se è poco. E’ comunque troppo presto per ritirarsi sotto il portico, con la pipa e la sedia a dondolo, ad ammirare l’erba che cresce.

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La NBA, il torneo che lui ha trascinato fuori dall’ombra e trasformato in un circo miliardario, con le sue giocate e le sue sparate, ha ancora bisogno di Larry Bird.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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