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CHiPs

CHiPs, “quel figlio di p…”: la rivalità che li ha distrutti

Una serie in sella alle moto, inseguimenti spettacolari e un’amicizia che sullo schermo sembra indissolubile, ma che dietro le telecamere nasconde una storia di ombre e debiti mai saldati

Non ho mai capito la tardiva passione per la moto. Orde di miei coetanei, raggiunta la pensione o quasi decidono di tramutarsi in Easy Rider. Io che da piccola sognavo di andare in giro per il mondo in libertà, non ho mai avuto neanche il motorino. Anche solo chiederlo a mia madre poteva causare un’eruzione degna di Pompei.

CHiPs
Ponch e Jon – Boomerissimo.it ®

Col tempo le priorità cambiano o semplicemente te le fa cambiare il mondo. Oggi di certo non prenderei un chopper per andare in giro, vuoi la schiena malandata, qualche punto in cui l’artrosi si fa sentire, penso che il solo doverci salire mi condurrebbe al traumatologico. In più ricordo, qualche anno fa, una comitiva di rider francesi âgé che, fermatisi per fare rifornimento, ci hanno messo un buon dieci minuti ciascuno per mettere benzina alle Harley. Penosi. Uno dei motivi per cui ci sono in giro tanti novelli Marlon Brando incanutiti è che solo chi ha una buona disponibilità di denaro per beni non di primissima necessità può permettersele. 

CHiPs

Forse guardavo CHiPs per soddisfare in effigie il mio sogno infranto, o forse solo perché mi piaceva Larry Wilcox. Non mi è mai piaciuto invece Erik Estrada. Gli spacconi, i lat(r)in lover autocentrati non hanno mai avuto attrattiva per me, nonostante la muscolatura curata. Mi piaceva di più il contesto,  le freeway californiane, il posto dove io avrei voluto vivere dopo aver messo via il mio primo milione di dollari.

I protagonisti di CHiPs – Boomerissimo.it ®

Per quei pochissimi che non sanno cosa sia CHiPs, trattasi di telefilm con protagonisti  due agenti del California Highway Patrol in sella alle loro moto Kawasaki (prima la KZ900-C2 e la Z1-P per la prima e seconda stagione e la KZ1000-C1 per tutte le altre). I fascinosi poliziotti rombavano e  risolvevano guai a suon di inseguimenti e battute. Dal 1977 al 1983, per sei stagioni e 139 episodi (più un film reunion nel ’98), la NBC ci ha elargito le avventure di Francis “Ponch” Poncherello (Erik Estrada) e Jonathan “Jon” Baker (Larry Wilcox). Niente sparatorie, zero sangue, solo inseguimenti spettacolari e “pile–up”, tamponamenti a catena epici, con decine di auto una sull’altra, conditi con una comicità leggera e quel fascino un po’ naïf della California anni Settanta. In Italia arrivò nel 1981 sulle tv locali private e poi diventò un appuntamento fisso su Italia 1. 

ChIPs, la rivalità – Boomerissimo.it®

Il successo fu roba da record. Dopo una prima stagione zoppicante (ascolti definiti “disastrosi” dalla stampa dell’epoca), lo show esplose quando fu spostato al sabato sera. Raggiunse il suo apice nella quinta stagione. Fu venduta in tutto il mondo, dall’Europa all’Australia, il merchandising era richiestissimo. Il pubblico adorava soprattutto la chimica tra Ponch e Jon, il latino focoso e il cowboy taciturno. Un mix perfetto. Solo in video, però. Dietro le telecamere la storia era un’altra. E’ stato proprio Larry Wilcox, in interviste video e podcast recenti, ad aprire una finestra sulla vicenda.  

Amicizia? Non proprio

Wilcox, che di mestiere faceva l’attore ma prima era stato marine in Vietnam, ha descritto più volte un rapporto fatto di ego, gelosie e piccole guerre di posizione. Nel podcast “Still Here Hollywood” con Steve Kmetko, e già nell’intervista del 2018 su Rediscoverthe80s, è stato chiaro: «Jon Baker era molto vicino a Larry Wilcox, Ponch era molto vicino a Erik Estrada nella vita reale».

Larry Wilcox CHiPs
Larry Wilcox durante l’intervista (screenshot YouTube)Boomerissimo.it ®

Estrada era «sempre sopra le righe in tutto», amava essere al centro dell’attenzione, circondato da belle donne e ottenere il massimo dal suo personaggio. «Brillava quando entrava in una stanza con donne o telecamere». Wilcox lo trovava simpatico al 99,9%, con quel suo “Latin sexy bravado” perfetto per il ruolo. Ma c’erano anche manovre sotto traccia che logoravano il rapporto. «I manager e gli avvocati di Erik lavoravano per rimuovere o danneggiare me», ha detto senza giri di parole. La tensione arrivò al culmine tra il 1979 e il 1982. Durante una scena di inseguimento, su un tratto di autostrada chiuso al traffico, il coordinatore degli stunt dovette mollare tutto all’ultimo minuto per motivi personali. Al suo posto misero un tizio del reparto trasporti, uno che non aveva le conoscenze e le abilità per fare quel tipo di lavoro. L’avventizio posizionò male il camion con la telecamera. Estrada arrivò troppo veloce. Quando si accorse che il camion non era al posto concordato, premette entrambe le leve dei freni e di colpo. Su una moto pesante come la Kawasaki non è la cosa più giusta da fare. Si dovrebbero dosare i freni con calma, altrimenti la ruota posteriore slitta, la moto si abbassa di scatto e poi si rialza come un cavallo imbizzarrito, scaraventando via il malcapitato pilota. Esattamente quello che successe.

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La moto si ribaltò, Estrada volò, colpì il camion e la Kawasaki gli finì dritta sul petto. Risultato: sterno fratturato, costole rotte, polmoni perforati e il timore di una lesione all’aorta. Sembrava morto. Wilcox corse, gli fece il massaggio cardiaco  (manovra imparata grazie al suo addestramento da marine) e gli salvò letteralmente la vita. Estrada si riprese, ma l’evento ebbe delle conseguenze imprevedibili al momento. Ci fu anche un secondo incidente. Stava girando una scena e rovesciò la Kawasaki sull’erba. Non fu un disastro tragico come il primo, ma bastò per portarlo di nuovo in ospedale. Wilcox racconta che Estrada, mentre lo caricavano in ambulanza, gli fece pure l’occhiolino («he kind of winked at me»). L’attore citò in giudizio la produzione per le scarse condizioni di sicurezza. Secondo quanto Wilcox seppe poi dal suo agente, Estrada minacciava di mollare tutto se non gli avessero dato percentuali sui profitti futuri. Decisero quindi di assecondarlo.

La ricompensa per avergli salvato la vita

Salvare una vita dovrebbe stabilire un legame imperituro, inossidabile, una sorta di fratellanza. I giapponesi, ad esempio, hanno il concetto di On (恩). Un debito di gratitudine enorme e quasi impossibile da ripagare completamente. Crea un obbligo morale di lealtà, servizio e ricompensa continua. Non solo i fondamentalisti del Sol Levante hanno una cultura di questo tipo. Tra gli antichi Romani il salvatore di una vita veniva trattato come un “secondo padre”, con un obbligo di lealtà filiale, riconoscimento pubblico e sottomissione gerarchica da parte del salvato (inclusa una forma di restituzione simbolica o di servizio). Purtroppo Estrada non doveva essere ferrato in storia. Come risultato del suo gesto Wilcox fu scaricato. Il suo agente lo chiamò e gli disse che la NBC lo apprezzava, ma non sarebbe stato richiamato per la sesta stagione. Erik lo aveva fatto licenziare. Wilcox rimase di sasso. «Al tempo mi sembrava di lavorare con il più grande egocentrico figlio di p… che avessi mai incontrato». Non si parlarono più per anni. Estrada rimase per tutta la sesta stagione, mentre al posto di Wilcox arrivò Tom Reilly. Ma niente fu più lo stesso. Gli ascolti crollarono e la serie chiuse i battenti il 1° maggio 1983. Senza la coppia originale, CHiPs aveva perso la scintilla. 

Larry oggi – Boomerissimo.it ®

Wilcox non ha mai negato il talento di Estrada: «Era la persona giusta per Ponch». Ma la sua visione era diversa: «Io credo che le squadre vincano, non gli individui». Wilcox si sentì tradito da colui a cui aveva salvato la vita. Con il passare degli anni, però, Larry è riuscito a perdonarlo. Oggi i due si rivedono alle convention, si abbracciano davanti ai fan e parlano di riconciliazione. Wilcox ha costruito una vita dopo CHiPs, produttore, imprenditore, padre di famiglia, senza rinnegare il ruolo che lo ha reso famoso. Estrada ha continuato a cavalcare l’onda di Ponch, ripetendo all’infinito quello che è stato, replicando l’immagine da sex symbol latino. Ponch ha usato l’incidente come un golden ticket per silurare l’amico, come gli eredi fuori tempo del “Selvaggio” sperano di riacchiappare la gioventù in moto.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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