x

Il meglio, il peggio, il curioso degli anni 80 (e oltre)

Pubblica un Guest Post sponsorizzato con Boomerissimo.it®


TUTTI GLI ARTICOLI
Boom age / News/ PODCAST / Sport / Style / TV e spettacolo /
Agostini e la due ruote sbagliata

Giacomo Agostini, la due ruote sbagliata: campione per errore

Giacomo Agostini, l’uomo motocicletta, in realtà non avrebbe mai dovuto correre. A darci il più grande campione di tutti i tempi è stato un errore 

Chi scrive non è mai stato un grande appassionato di motociclette. Anzi per dire la verità non ha mai posseduto (forse una volta ha guidato) un motorino.

Agostini e la due ruote sbagliata
Giacomo Agostini e la due ruote sbagliata – Boomerissimo.it

Io amavo la bicicletta, amavo i ciclisti come Eddy Merckx eppure persino io avevo conoscevo almeno un campione di moto: Giacomo Agostini. Vinceva sempre, lo conoscevano tutti. Ma chissà che la ragione per cui lo conoscevo persino io avesse qualcosa a che fare con la ragione, o meglio l’incidente, che gli aveva permesso di correre, nonostante la fiera e assoluta opposizione paterna.

Io non firmo la morte di mio figlio
–Aurelio Agostini

 Giacomo Agostini iniziò la sua carriera grazie a una firma “distratta” che doveva permettergli di correre, ma non in motocicletta. Quando si parla di moto, gli incidenti sono quasi sempre drammatici. Questo, invece, ci ha regalato una leggenda.

Giacomo Agostini, scontro in famiglia

La passione di Giacomo Agostini per le moto nacque presto, tra le gimcane domenicali nella bergamasca, con un aquilotto Bianchi, che il ragazzo dimostrò subito di guidare assai meglio di chiunque altro.

Un Giacomo Agostini eroico – Boomerissimo.it

Tra quelle fettucce e in quelle corse improvvisate Agostini vinceva già tutto. Ma quando fu il momento di fare il salto nelle competizioni vere, la sua passione trovò un ostacolo significativo, assai più insuperabile dei concorrenti in pista: il padre Aurelio. Segretario comunale e imprenditore, il signor Aurelio aveva la testa sulla spalle, al contrario del figlio, che l’aveva già consegnata alle due ruote e sognava di essere Nuvolari.

Il signor Aurelio era preoccupato (con una certa ragione) per i rischi delle corse motociclistiche e sperava che il figlio seguisse una strada più sicura. Testardi entrambi, padre e figlio si confrontavano quasi quotidianamente. Giacomo aveva bisogno di una firma per la licenza di corridore. Il padre aveva sempre la stessa risposta: no. Era sicuro che col tempo il figlio si sarebbe stancato di chiedere l’impossibile e magari sarebbe diventato finalmente avvocato, mettendo fine alla manfrina. 

Mio padre a suo tempo aveva scelto una via diversa. Credo che portassi ancora il grembiulino nero delle elementari quando mi comunicò che mai, a nessuna età e per nessuna ragione mi avrebbe comprato, o permesso di guidare un motorino. Era un uomo che le sue barriere le metteva in modo chiaro, e non c’era nessuna illusione di superarle. D’altronde a me non importava: mi piacevano il ciclismo e le biciclette. La due ruote che sognavo era piuttosto una snella purosangue da corsa. Modificavo la mia, compravo manubri, rimuovevo pezzi e peso inutile,  per cercare di arrivare a qualcosa di simile alle bici del Giro d’Italia. Non ci sono mai arrivato nemmeno nei paraggi. 

Giacomo Agostini ciclista mancato – Boomerissimo.it

Giacomo invece alla bici non era interessato e cominciò a partecipare clandestinamente a gare locali in cui spesso riusciva a battere gli specialisti della provincia, coltivando il sogno di diventare professionista, se mai fosse riuscito a superare il muro opposto da suo padre.

Ti piace Boomerissimo? Sostienilo con una piccola offerta a questo link

Nel 1961, quando Agostini figlio compiva 18 anni, le cose erano ormai a un punto morto, e il salto rischiava ormai di sfuggire del tutto. Ad aiutare il futuro campionissimo furono un pizzico di fortuna e una leggera disabilità

La due ruote sbagliata

Aurelio Agostini era un imprenditore con numerosi affari in città, la sua cerchia di conoscenze era piuttosto ampia e variegata. Il giovane (ma niente affatto tenero) Giacomo non era meno testardo del padre e non perdeva occasione per fare pressione su amici e semplici conoscenti perché mettessero una buona parola per lui e convincessero suo padre a mettere la sospirata firma.

Il no alla Ferrari – Boomerissimo.it

La svolta arrivò grazie al notaio di famiglia, un uomo che sul padre aveva un certo ascendente, e aveva un ruolo importante negli affari di casa, ma era anche parzialmente sordo. Quando Giacomo gli parlò dei suoi progetti interpretò “motociclette” come “biciclette”. 

Si convinse a intercedere con il padre che, stretto tra figlio e notaio si decise a mettere la sospirata firma sull’autorizzazione. Quando l’equivoco fu chiarito, ormai era troppo tardi per fermare quello che sarebbe diventato l’astro più luminoso della storia del motociclismo mondiale. 

Dopo aver superato le difficoltà iniziali e vinto il suo primo titolo italiano nel 1963 con la Morini 175cc, Agostini entrò nel Campionato Mondiale nel 1964. La sua carriera decollò rapidamente, inesorabilmente: nel 1965 fu ingaggiato dalla MV Agusta e iniziò a dominare le categorie 350cc e 500cc. Nel 1968 e 1969 riuscì a vincere praticamente tutti i Gran Premi a cui partecipava, sia in 350cc che in 500cc. Un’impresa che sospetto non abbia eguali nella storia, né probabilmente lo avrà mai. 

Con 15 titoli mondiali e 122 vittorie nei Gran Premi, Agostini è ancora oggi il pilota più titolato nella storia del Motomondiale. 

Un genio così totale che lo conoscevo persino io, che la moto non l’ho mai vista e alla motocicletta ho preferito la bicicletta. E non solo perché non ho mai avuto un notaio compiacente a disposizione. 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

PUBBLICA UN GUEST POST SU BOOMERISSIMO.IT®

Rispondi

Comments (

0

)

Translate »

Scopri di più da Boomerissimo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere