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Renato Bialetti

La caffettiera coi baffi: com’è nata, guai a chi ce la toglie

Uno dei più grandi piaceri della vita ha un design impeccabile e inimitabile

Appartengo a quella nutrita schiera di esseri umani che possono dire di essere vivi solo dopo aver sorseggiato il primo caffè del mattino; tutto ciò che avviene prima è avvolto dalla nebbia. Una sorta di esperienza pre-vita.

Renato Bialetti
L’omino con i baffi, il signor Bialetti – Boomerissimo.it

È un lungo momento quello del caffè, preferisco prenderlo in silenzio, senza nessuno che mi parli o pretenda risposte da me. Non ne sono in grado e non voglio. La conversazione richiederebbe l’impiego di neuroni al momento trasferiti nei recettori dell’aroma e del gusto del caffè.

Il caffè 

Non so se sia qualcosa scritto nel mio codice genetico o appreso, fatto sta che l’odore del caffè mi è sempre stato gradito. Anche da piccolina, quando ancora non mi era permesso berlo, godevo della sua preparazione.

A casa mia, con nonno della provincia di Salerno, per lungo tempo si è usata la cuccuma. Fare il caffè cominciava dalla macinazione dei grani nel macinino a mano, un’operazione che adoravo anche perché mi era permesso esprimere tutta la mia forza. L’odore che sprigionavano i grani frantumati e riscaldati dal movimento della macina è qualcosa di impossibile da descrivere.

Il caffè non è cosa tua – Boomerissimo.it

Come mi è capitato più volte di raccontare, mio nonno era un tipo facile, ma all’ira. Le cose dovevano andare secondo i suoi desideri ancora prima che lui li avesse espressi. Insomma era come avere a che fare con Cerbero, una delle teste era sicuramente inc….ata con te. Lui pretendeva il caffè appena fatto e quindi quello che avanzava dalla cuccuma era destinato ai peones della famiglia. E poi bisognava girare la napoletana al momento giusto, aspettare che colasse, ma fino a un certo punto…insomma la percentuale che gli andasse bene era piuttosto bassa. Altro che Natale in casa Cupiello.

In casa di caffettiera ce n’era un’altra, dalla forma magnifica, regolare, che aveva un’omino con i baffi stampigliato su un lato. Quella era appannaggio di mio papà. Lui si alzava all’alba per andare al lavoro e mentre si faceva la barba metteva su il caffè e ascoltava alla radio il bollettino del mare. Strano per uno che era in aeronautica…

Quella caffettiera è rimasta la mia preferita, la Moka del signor Bialetti.

La caffettiera con i baffi

La mia amata compagna di tutte le mattine è stata inventata da Alfonso Bialetti. Alfonso era un ingegnere che dopo aver trascorso un periodo della sua vita lavorando in Francia nell’industria dell’alluminio, decise di tornare in patria, ricco dell’esperienza fatta.

Alfonso Bialetti
Il fondatore, Alfonso Bialetti immaginato da Boomerissimo – Boomerissimo.it

In Piemonte, a Crusinallo, fondò la sua officina per la lavorazione dei metalli, la premiata ditta “Alfonso Bialetti & C. Fonderia in Conchiglia”. In principio si occupava della produzione di semilavorati in alluminio.

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Secondo la storia più diffusa, l’ispirazione venne ad Alfonso Bialetti nel 1933 mentre osservava sua moglie fare il bucato con l’antenata della lavatrice, la lisciveuse. Il sistema di lavaggio consisteva in un secchio coperto con un tappo dotato di un tubo: l’acqua saponata nel secchio veniva portata a ebollizione, creando pressione e spingendo l’acqua su attraverso il tubo. Il classico eureka. Con l’aiuto di Luigi De Ponti, Bialetti sviluppò un dispositivo di infusione che funzionava essenzialmente allo stesso modo. 

La scelta del design ottagonale è a metà tra scienza e leggenda. Le ipotesi sono tre. Secondo alcuni ancora una volta fu la moglie a ispirare Bialetti. La figura elegante della donna avrebbe influenzato il design. Un’altra teoria suggerisce che la forma ottagonale sia stata ispirata dalle gonne che le donne indossavano negli anni ’30. Forse, però, è una ragione tecnica ad aver fatto propendere per quel design. La forma ad ottagono permetteva una distribuzione uniforme del calore durante la preparazione del caffè, garantendo che ogni tazza fosse perfetta come l’ultima.

Quella vera ha i baffi – Boomerissimo.it

L’uso dell’alluminio per costruire il corpo della caffettiera era un concetto industriale relativamente nuovo. Negli anni Trenta Mussolini aveva messo l’embargo sull’acciaio e quindi Bialetti dovette ripiegare sull’alluminio, materiale di cui l’Italia disponeva. All’inizio la Moka Express non ebbe il successo sperato. Alfonso Bialetti era un ottimo ingegnere, ma non un abile venditore. 

La svolta arrivò nel 1946 quando Renato Bialetti, figlio di Alfonso, entrò nell’azienda dopo essere tornato dalla guerra. Renato aumentò la produzione e investì in pubblicità. Dal 1953, ogni caffettiera Moka presenta “L’omino coi baffi”, che assomiglia deliberatamente a Renato Bialetti. Questo creò un’identità di marca e un alto grado di riconoscibilità.

 Lo slogan “In casa un espresso come al bar” divenne un detto comune. Renato iniziò anche a servirsi di Carosello. Oggi la Moka è esposta al MoMa a New York.

Oggi l’invenzione del signor Bialetti soffre la concorrenza di macchinette con cialde, capsule e altri ammennicoli. Personalmente non mi sono fatta sedurre. L’espresso lo preferisco al bar (fatto bene,  magari). A casa nessuno potrà togliermi il piacere della mia vecchia moka e di guardare l’omino con i baffi. Di tanto in tanto cambio il filtro o la guarnizione e tutto torna a posto. Un’ottica di risparmio e riuso ben prima della cialde compostabili.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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