Quante volte siete saliti sul Duomo di Milano? Noi di Boomerissimo l’abbiamo fatto molto recentemente. Ma se non avessimo saputo, non lo avremmo mai scoperto.
Il Duomo di Milano è una di quelle cose che sembrano lì da sempre. Una montagna di marmo che si sia costruita da sola. Per gli appassionati della materia, è un’enciclopedia infinita di storie, di allegorie e di misteri.

Proporzioni magiche, simbologie arcane. La delizia dei cercatori di misteri, uno dei quali era l’editore di una famosa rivista di fotografia, che divoravo agli inizi del mio hobby.
Dopo un centocinquanta pagine dedicata al confronto tra un obiettivo e l’altro o alla prova su strada della ultima reflex o compattina giapponese (dei cinesi allora non si parlava ancora), venivano una decina di pagine dedicate ad astrusi misteri medioevali. Guardando qualche iscrizione o il modo in cui si girava qualche statuetta avremmo dovuto capire chiaramente l’influenza del demonio o degli alieni. Era tutto evidentissimo. Ma se non fosse balzato agli occhi con sufficiente chiarezza, immagini e diagrammi che svelavano invisibili arcani erano tutti stampati lì, nelle ultime ineffabili pagine di “Fotografare”. E ti mettevano anche una certa inquietudine.
Una foresta di pietra piena di sorprese
Noi di Boomerissimo siamo gente più razionale. Il Duomo di Milano lo abbiamo sempre ammirato con la gioia innocente dei turisti in casa propria. Lo guardiamo e ci vediamo le storie di una Milano in bianco e nero, dei suoi travagli semaforici, dei suoi improbabili testimonial di panettone.

Io nordico e milanese quasi purosangue, non proprio scandinava la Fondatrice, abbiamo sempre rivissuto con divertimento la scenetta di Totò, che aveva molto di vero, e ne abbiamo pure scritto. Come turisti, sul Duomo siamo anche saliti, un giorno. Come turisti, abbiamo ammirato quel bosco di statue, e ci è sfuggito l’essenziale.
Il Duomo di Milano non è solo una cattedrale, è un vero e proprio museo a cielo aperto. Se non ci sali non puoi capire la folla di marmi, che ricorda quella del Natale in Corso Vittorio Emanuele. Le sue terrazze ospitano una foresta di pietra fatta di 135 guglie e ben 3400 statue.
Per quando il Duomo sia diventato un simbolo quasi laico, si tratta pur sempre di una chiesa, e sarebbe normale pensare che le statue, a parte qualche animale mitologico o rappresentazione fantasiosa, forse sfuggita per questioni di grandi numeri ai severi custodi della morale della Fabbrica del Duomo, siano appunto statue religiose. Santi, vescovi, madonne, figure storiche della Bibbia.
Non è proprio così. Ma per accorgersene oggi occorre non solo una vista aguzza, ma anche lo spirito dei grandi detective che ogni tanto amiamo raccontare.
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Tra le sculture del Duomo ce n’è almeno una che si distingue per la sua particolarità e la sua storia travagliata. Una statua che sarebbe stato meglio non mettere mai lì, e che dopo nessuno ha avuto il coraggio di eliminare.
Quello che è rimasto è una soluzione molto all’italiana, molto alla Totò e Peppino, diciamo così.
La politica sul tetto di Milano
Il Duomo è una creatura che non finirà mai di essere costruita e restaurata. Il lavorio è quotidiano, ma alcuni periodi sono più attivi di altri. Uno furono i grandi restauri degli anni ‘20 e ‘30. Un periodo in cui il regime fascista aveva deciso di dare al centro di Milano un volto più moderno, contemporaneo, ottimista, facendo piazza pulita di molta della città medievale che sorgeva intorno alla cattedrale, con il suo fascino, le sue puzze e i suoi oscuri vizi.

Era il modo antico di dare luce, per contrasto, alla purezza della Cattedrale. Il regime fascista decise di completare il lavoro che Milano aveva già cominciato a fine ‘800 e di spianare tutto o quasi intorno al Duomo, per fare emergere la montagna biancorosata dagli spazi immensi della piazza e dei suoi dintorni.
Chiesa e Stato italiano, da poco riappacificati nel Concordato, sotto gli auspici del Capo del Governo, Cav Mussolini Benito decisero anche, già che erano lì a lavorare, di celebrare l’evento collocando sul Duomo una statua di Papa Pio XII (e fin qui…) insieme a una di Mussolini.
Nella sua millenaria esperienza la Chiesa ha spesso capito (altre volte un po’ meno) che è bene separare i propri destini, che tendono alla lunghissima durata, dalle fiammate abbaglianti della politica. Ma talvolta resistere alla tentazione diventa così difficile che ti ritrovi con una imbarazzante statua di dittatore proprio lassù, sulla falconatura del Duomo.
Una statua che, esaurita la stagione tutto sommato breve, ma immensamente drammatica del fascismo, diventò un grave imbarazzo per la Chiesa milanese e non solo. Perché sarà pur vero che nel migliaio abbondante di statue del Duomo c’è un po’ di tutto, dagli scarponi da montagna ad un Primo Carnera. Ma una statua di Mussolini sulla cima del Duomo tende a dare un po’ nell’occhio.
Abbatterla, come è successo alle statue di Stalin, di Saddam e di mille altri dittatori sarebbe stata la via più breve. Ma una città cambia giunta e colore politico e può fare quello che le pare. Più difficile il problema per la Chiesa che, abbattendo una statua si troverebbe anche a dover spiegare perché l’aveva messa lì, il che in certi casi diventa imbarazzante.
Nella sua infinita saggezza, l’Istituzione per eccellenza, scelse una via diversa. Che spiega perché distratti visitatori come la redazione di Boomerissimo non abbiano mai notato la statua a Mussolini, pur essendo stati a brevissima distanza da lei. E nessuno apparentemente riesca a fotografarla.
Mussolini camuffato
Se per fuggire da Milano e al suo destino, che lo avrebbe raggiunto a Dongo, Mussolini si infilò in un cappottone tedesco, lassù in cima alle guglie del Duomo fu trovata una soluzione più raffinata.

Invece di rimuovere la statua, si decise di trasformarla. Una soluzione geniale: nessuno l’ha mai messa, nessuno l’ha mai tolta. Carta vince, carta perde, e l’imbarazzante monumento non c’è più. Totò e Peppino al loro meglio, ma stavolta sul tetto della Basilica.
Come per magia, il volto di Mussolini si ritrovò coperto da un turbante e una folta barba. Un camuffamento di pietra, solo apparentemente ingenuo e a livello festicciola di carnevale. In realtà efficacissimo, tanto che solo un esperto conoscitore della materia sa che lassù, nel luogo più “alto” di Milano, c’è ancora una statua di Mussolini, una delle pochissime ancora in piedi in Italia. Una statua nascosta in piena vista, e che perciò è riuscita a passare indenne attraverso le traversie politiche che hanno travolto invece il modello originale.
L’astuzia millenaria che ha attraversato cambiamenti e rivoluzioni, regimi politici che si credevano eterni e che sono malamente caduti, ha trovato una soluzione improbabile ma estremamente concreta.
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Forse non il massimo della trasparenza, ma efficace, che in certi casi e in certi momenti è la cosa che conta. Il turbantone e il barbone hanno funzionato meglio del cappottone.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®


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