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Il Duomo sopravvissuto

Il segreto del Duomo di Milano: sopravvissuto a 4000 tonnellate di bombe

Se il Duomo di Milano è ancora lì, non è solo merito della Provvidenza. Ma anche di un gruppo di uomini coraggiosi che hanno avuto un’idea per salvarlo dai bombardamenti e dall’eccessivo ottimismo del fascismo.

Vivo intorno al Duomo da sempre, ci andavo a passeggio da bambino con mio papà, nel traffico, perché intorno al Duomo si andava in macchina, e lì è stato piazzato persiuno il primo semaforo italiano. Il Duomo è stato sul tragitto di anni di percorsi di lavoro, specialmente di quelli a piedi. La mattina, quando attraversando quella piazza quadrata ti sentivi veramente a Milano. 

Il Duomo sopravvissuto
Duomo, i bombardamenti – Boomerissimo.it

Il Duomo è stato al centro di esplorazioni e storie che hanno unito la redazione di Boomerissimo. 

Ma tutto questo fa parte di un periodo particolare della mia relazione con quella montagna a forma di etichetta di panettone, quando il Duomo avevo pian piano imparato ad amarlo. Da ragazzo pensavo (come mi aveva insegnato mio padre, un amante dell’arte dalle idiosincrasie molto particolari) che quella montagna rosa, che paraltro al tempo era nera, non fosse nulla di così speciale. Un oggetto pieno di volontà ma troppo cresciuto, piuttosto pacchiano, che mancava della grandezza delle grandi cattedrali gotiche. 

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Che dire? A volte anche i geni riescono a mancare grossolanamente il bersaglio e a non vedere qualcosa che, nel caso del Duomo, non è nemmeno troppo nascosto. 

Quando Milano non andava di fretta

Quando il Duomo cominci ad amarlo, scopri che la sua parte più antica è il retro, quella che punta verso Piazza Fontana. Se la guardi bene, anche da fuori, capisci che le finestre sono un po’ più piccole, un po’ più storte.

Il Duomo sopravvissuto
1943, le statue del Duomo distrutte – Boomerissimo.it

È da quell’abside che tutto è partito nel 1387, quando la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano fondata da Gian Galeazzo Visconti ha cominciato i suoi lavori, che aarebbero durati per secoli, fino all’inaugurazione della facciata nel 1805, quando Napoleone Bonaparte decise che i lavori andavano conclusi e quel cantiere che durava da 419 doveva finalmente diventare una Cattedrale definitiva, con quella facciata che da allora è il simbolo di Milano e del suo panettone, raccontato e ripetuto da innumerevoli caroselli. (delle volte improbabili).

Dopo oltre quattrocento anni la Veneranda Fabbrica del Duomo diventava il motore della conservazione e del restauro. E soprattutto della protezione del Duomo dagli incerti del mestiere, dagli incidenti. Né nel 1387 né nel 1805 si poteva immaginare che un giorno il cielo si sarebbe popolato di creature volanti perfettamente identificate, e tantomeno che i loro sportelli si sarebbero aperti per sganciare esplosivi e incendiari sulla città. Quando questo successe, però, la Veneranda Fabbrica del Duomo era lì, e se il Duomo è ancora tra noi, salvato da una catastrofe possibile, che ha peraltro colpito molte altre parte della città, il merito è di questa istituzione, previdentemente voluta da Gian Galeazzo per proteggere il Duomo ancora lontano dal prendere vita. E persino da pericoli che nessuno poteva ancora immaginare.

La notte più terribile e il suo miracolo

Nella notte tra il 15 e il 16 agosto 1943, Milano bruciava sotto un cielo illuminato dalle esplosioni. I bombardieri alleati avevano preso di mira la città, colpendo con precisione devastante il cuore vitale della metropoli. È una notte che mia mamma ricorda ancora: aveva soltanto due anni, e per molti anni ha continuato a svegliarsi ad ogni minimo rumore, temendo che quel diluvio di bombe stesse tornando. 

Il Duomo sopravvissuto
Com’era dopo il bombardamento e com’è (Photo ABS – Boomerissimo.it

Tra macerie, fuoco, e purtroppo tantissimi morti, il Duomo di Milano, il simbolo della città e della sua storia, nonché il bersaglio più massiccio, quello che era difficile evitare con i meccanismi di puntamento rudimentali dell’epoca, rimase in piedi, ferito ma non abbattuto. Come riuscì questa cattedrale gotica a sopravvivere a una furia distruttiva che non risparmiò quasi nulla? Potremmo definirlo miracolo, ma un miracolo molto milanese, fatto di lavoro, di pazienza, di attenzione ai particolari e di volontà di non cedere.

Con l’avvicinarsi della Seconda Guerra Mondiale, la Veneranda Fabbrica aveva messo in atto un piano straordinario per proteggere il Duomo. Non era facile ammettere in pieno regime fascista, segnato dall’ottimismo per una facile vittoria, che il cuore di Milano poteva essere in pericolo, e persino distrutto. Non era il messaggio che Mussolini intendeva trasmettere (Mussolini che, peraltro, è ancora incredibilemente ancora presente in Duomo, anche se attentamente camuffato come abbiamo raccontato in questo articolo).

Incubo in Duomo
Un Mussolini camuffato ma riconoscibile – Boomerissimo.it

Ma la Veneranda Fabbrica riuscì comunque a rispolverare le astuzie già messe in campo durante la Prima Guerra Mondiale, quando le vetrate furono smontate e nascoste per evitare danni. Era solo eccesso di prudenza, ovviamente, si diceva, ma le preziose vetrate della cattedrale furono smontate di nuovo e trasferite in luoghi sicuri.

Oltre alle vetrate, si decise di proteggere la struttur slanciata e delicata con sacchi di sabbia, poisizionati attorno agli elementi più vulnerabili, come le porte delle sacrestie e le decorazioni di marmo che fanno sembrare la Cattedrale un delicato lavoro all’uncinetto. Interventi preventivi che a conti fatti si sarebbero rivelati provvidenziali

Qella notte, quando le bombe iniziarono a cadere, il Duomo non fu risparmiato. Anche se i bombardieri alleati avessero voluto farlo non sarebbe stato facile, in un’epoca in cui nessuno aveva ancora inventato le bombe a guida laser che possono demolire il piano di un palezzo, ma non il piano di sopra, né il caseggiato accanto.

Bombe sul Duomo, com’è sopravvissuto? – Boomerissimo.it®

Allora si inquadrava la città in un canocchiale, si calcolava la direzione del vento, la velocità dell’aereo, e si aprivano i portelli delle bombe quando più o meno si poteva sperare che sarebbero cadute, quantomeno in parte, sul quartiere desiderato. 

Milano è purtroppo piena anche di ospedali bombardati in questa pioggia di esplosivi e spezzoni incendiari che risparmiava ben poco. Anche il Duomo fu colpito: le esplosioni danneggiarono gravemente la facciata sud e altre parti della cattedrale. All’interno, fu l’organo a subire i danni peggiori ealcune aree furono completamente devastate. Eppure, grazie alle precauzioni prese dalla Fabbrica, le vetrate rimosse rimasero intatte e al sicuro e le decorazioni marmoree perlopiù si salvarono. 

Le immagini dell’epoca mostrano un sagrato coperto di macerie e una cattedrale colpita, ferita ma ancora orgogliosamente in piedi. La forza e la testardaggine del Duomo diventarono un esempio e una speranza anche per i milanesi.

La ricostruzione

Dopo la guerra, iniziò un lungo processo di ricostruzione e la Veneranda Fabbrica si trovò per un po’ in nuova giovinezza. Non c’era solo da fare manutenzione, ma le bombe avevano dato anche un bel po’ di lavoro per ricostruire le aree danneggiate. Infine, le vetrate furono reinstallate al loro posto originario, e il Duomo riprese a svettare sull’ampio spazio al centro della città, come se niente fosse successo. 

Il resto della città ci ha messo forse un po’ di più. Qualcuno, come mia mamma, ha continuato a urlare nella notte. Qualcuno ha preso le ferite peggiori e le ha trasformate in un simbolo della nuova città. Col tempo sarebbero arrivate anche Via Montenapoleone, il centro della vita sociale del dopoguerra, il Grattacielo Pirelli e l’Alfa Romeo.

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E un po’ di altre cose di cui forse c’è da essere meno orgogliosi, ma che sono successe, e che ogni tanto occorre tornare a raccontare. Noi di Boomerissimo siamo qui per questo. 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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