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Robin Williams bicicletta

Robin Williams, due ruote di felicità: l’amore che non è stato abbastanza

L’amore per la bicicletta può essere folle e per Robin Williams lo era di sicuro. Era tanto, tantissimo, ma non è stato abbastanza.

Per noi, ragazzi con un po’ di esperienza, Robin Williams era una specie di amico. Era (probabilmente) uno di quei rarissimi personaggi dello spettacolo che di trasmettevano dallo schermo esattamente quello che erano: capaci di recitare, di inventare, di intrattenere, di farti morire dal ridere. Ma incapaci di mentire. 

Robin Williams bicicletta
Robin Williams e la bicicletta: un amore appassionato – Boomerissimo.it

Lo abbiamo visto nascere nel nostro telefilm da ragazzini, Happy Days. E’ cresciuto accanto alla Casa nella Prateria. È quasi diventato un personaggio da NFL. Appariva felice, regalava gioia a tutti, anche lontano dai riflettori. Forse non sapevamo, o non volevamo sapere che, come molti di noi, anche quel pazzo e divertentissimo geniaccio, aveva un buco dentro. E questo forse non è una notizia per chi ha imparato che quasi sempre c’è qualcosa di disperato sotto la maschera del clown. Meno noto è che per tutta la vita Robin Williams si è preso cura di quel buco proprio come facciamo noi, comuni mortali: andando in bicicletta.

Il pazzo amore per la bicicletta

Crescendo, mi rendo conto che amo ricordare più di tutto momenti e sensazioni che ho scoperto e provato prima che l’età adulta o quasi adulta arrivasse a rendere tutto più ragionevole (non dico peggiore, solo più ragionevole). Molti di questi momenti sono a cavallo di una bicicletta e sono incredibilmente vivaci, ci sono attimi che sono ancora lì, come lo erano nel momento in cui alzavo gli occhi, piegavo per prendere una curva al massimo della velocità possibile, alzavo gli occhi su un campo di papaveri, allargavo il raggio della mia libertà sempre più lontano.

Robin Williams e Lance Armstrong – Boomerissimo.it

La bicicletta è un additivo potente, ti fa pensare, ti fa godere la vita. Specialmente quando sei un po’ giù, quando la vita ti si para davanti e ti fa paura, la bici è un aiuto possente. 

In età decisamente più cresciutella, quando la bicicletta l’ho riscoperta, molte delle mie riflessioni più acute me le sono fatto da solo pedalando, ragionamenti di potenza e geometria cartesiana che producono argomentazioni inoppugnabili. O almeno questo è quello di cui sei convinto, finché smonti dalla tua bici e torni ad affrontare la vita normale, quella da bipede senza ruote.

Era sicuramente vero anche per Robin Williams, che della bicicletta è stato un appassionato vero e poi, dopo il successo, anche un collezionista bulimico (altr fenomeno che conosco benissimo). Mork, chiamiamolo così, di biciclette ne aveva tante Troppe per contarle”, rispondeva a chi gli chiedeva quante biciclette possedesse, e non era un’esagerazione: si parla di una collezione che superava le cento unità, con modelli che spaziavano dalle bici da corsa italiane (per cui aveva una vera passione, oltre che una competenza specialistica) alle mountain bike, fino a pezzi unici e buffi, come la bici da cross che presumibilmente veniva dalla sua infanzia. 

Il pazzo è incontenibile artista diventava un tecnico serissimo (o quasi) quando si parlava di bici: era capace di parlare di telai, rapporti e geometrie con la stessa verve con cui improvvisava battute sul palco. 

Il ciclismo per Williams era terapia, evasione, gioco. Amava pedalare per le strade a volte in compagnia dei sui amici (tra cui uno che per altri appassionati di ciclismo resterà per sempre un personaggio oscuro, ma non lo era per Williams), altre volte da solo, in quei momenti introspettivi-atletici che noi ciclisti per passione conosciamo fin troppo bene. In sella, Robin trovava una libertà che la fama non poteva dargli, un modo per “lasciare a terra” le preoccupazioni e ritrovare se stesso.

Passione e generosità a due ruote

Tra i ciclisti era famoso per il suo spirito generoso e la sua capacità di sorprendere. E non solo con corse di beneficienza, che sostenevano atketi “speciali” o in difficoltà. Un episodio raccontato da Conan O’Brien, un suo collega che ha conosciuto alti e bassi,  durante un periodo difficile, O’Brien ricevette una telefonata inaspettata da Williams. Non si trattava di lavoro o di una idea di show: Robin, gli annunciava di volergli regalare una bicicletta e non una bici qualsiasi, ma una Colnago personalizzata, con cambio elettronico e una livrea arancione e verde ricoperta di trifogli, in omaggio alle origini irlandesi di O’Brien. 

Robin Williams, collezionista senza fondo – Boomerissimo.it

“Era la bici più assurda che avessi mai visto”, racconta O’Brien, “e Robin era entusiasta all’idea che io potessi sembrare ridicolo pedalando su quella bici. Quando lo chiamai per ringraziarlo, il folle autore del dono si accertò che tutto avesse funzionato secondo i piani.

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“Sembri davvero stupido sopra quella bici?” O’ Brien rispose che sì, sembrava completamete fuori di testa. “Bene, allora va benissimo così”: Missione compiuta, sorriso restituito. Un perfetto esempio di Williams style.

In fatto di biciclette, Robin Williams sapeva scegliere il meglio: aveva un debole per i telai italiani fatti a mano, quelli che hanno fatto la storia del ciclismo e portato al traguardo gente come Eddy Merckx, il mio modello di pre-gioventù.

Nel 2008, Williams incontrò Dario Pegoretti, il guru della bici da corsa, che in tempi di telai al carbonio era rimasto la Lamborghini della bici, con i suoi modelli sofisticatissimi, costosissimi, velocissimi, e dai colori pazzi, che hanno fatto scuola. Un mix che non poteva che sedurre un elemento come il Nostro.

I due finirono per conoscersi, a una fiera ciclistica in Oregon. Pegoretti era riluttante, in uno dei momenti più bassi della grave malattia di cui già soffriva. Ma ebbe l’ispirazione di seguire le preghiere dei suoi importatori, prendere un aereo, attraversare l’oceano. Gli avevano promesso una grande sorpresa, e ci fu. Robin Williams si presentò allo stand del telaista trentino e lo invitò a cena. Cenarono insieme, e fu il solito show: confidenze e riflessioni, Williams fece ridere Pegoretti della sua malattia. Ne fece un pezzo comico, fino alla lacrime. Era fatto così, sentiva la sofferenza degli altri e la curava con il buon umore.

Non è stato abbastanza 

Ma anche  Williams, in quel periodo iniziava a sentire il peso della sofferenza. Non era più un male oscuro, ma gestibile. Non era più la faccia triste dell’uomo che faceva ridere anche i sassi. 

Dario Pegoretti – Boomerissimo.it

Era un buco nero che lo stava divorando, e che in poco tempo avrebbe finito per rubargli tutto. La demenza a corpi di Lewy, una malattia neurodegenerativa rara e feroce. Un mostro che provoca ansia, paranoia, confusione, perdita di memoria, difficoltà motorie e, nei casi più gravi, allucinazioni e perdita dell’identità.

Da lì a poco Williams avrebbe iiniziato a perdere il controllo della voce, soffriva di insonnia, attacchi di panico, problemi di vista e memoria. Sul set del suo ultimo film, “Notte al museo – Il segreto del faraone”, confessò di “non essere più se stesso. 

La malattia lo aveva privato della sua arma più potente: la mente brillante e la capacità di improvvisare. La bicicletta lo aveva aiutato per tanto tempo, e lui aveva aiutato un artista della bici a ritrovare la voglia di vivere.

Pegoretti non riuscì ad aiutare lui. Dopo la notizia del suicidio, il grande telaista italiano si interrogò a lungo.

 “Perché non mi ha fatto un colpo di telefono? Forse questa volta lo avrei potuto aiutare io”
–Dario Pegoretti

Dopo la morte del, i figli Zak, Zelda e Cody hanno deciso di mettere all’asta 87 biciclette della sua collezione e di donare il ricavato alla Challenged Athletes Foundation e alla Christopher & Dana Reeve Foundation.

Cercarono anche di farlo con un sorriso, come papà avrebbe voluto.

“Anche se i pantaloncini elasticizzati di Lycra rimangono uno degli outfit più imbarazzanti da vedere regolarmente indossati da tuo padre, quando stai crescendo, lo sport del ciclismo e le persone avranno sempre un posto speciale nei cuori della nostra famiglia. Speriamo che queste biciclette portino ai nuovi proprietari tanta gioia quanta ne ha portata a Robin possederle e aiutare queste cause”
 – Zak, Zelda e Cody Williams

Non è il caso di chiudere un articolo su Robin Williams su una nota triste. Pensiamo alle spendide bici di Mork, ai capolavori meravigliosi e folli di Pegoretti, alle bici giocattolo e persino al monociclo da circo che stanno correndo ancora.

Robin Williams non c’è più, ma il suo sorriso continua a pedalare. Come facciamo noi, nel nostro piccolo, ogni volta che ci rimettiamo quei buffi pantaloncini, montiamo sul nostro telaio orgogliosamente italiano e metallico, e torniamo a gustare il sapore inebriante della libertà, col vento nei capelli (che per un dono del destino continuano a crescere sempre più ingovernabili nonostante l’età boomerissima).

È sempre bello aver qualcosa da dividere con uno come Robin Williams

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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