Se un marziano poteva scendere su Happy Days e rivoltarla come un calzino (cit.) perché non su un campo di Football Americano, per la partita di cartello? Un momento storico dello sport, dello spettacolo e secondo qualcuno anche della storia americana. Ve lo raccontiamo.
Abbiamo amato Robin Williams perché era, lui sì, fuori da qualsiasi schema. Indefinibile, incontenibile. Una forza della natura che con la sua energia spesso metteva a dura prova le abitudini e le zone di comfort dei suoi colleghi e delle sue colleghe.

Del resto aveva cominciato la sua carriera calando dallo spazio in una puntata di Happy Days, un ruolo di contorno minore, in teoria. Una spezia, un cameo un po’ assurdo. Come sappiamo non è finita così. Quel marziano in pigiama, con un costume che sembrava provenire direttamente da un negozio di costumi di carnevale bucò, come si suol dire, lo schermo.
Dalla strada a Marte
Narra la leggenda che la sua presenza fu imposta dal figlio di Garry Marshall, il produttore di Happy Days. Il bimbo innamorato di Star Wars chiese un extraterrestre nella sua serie preferita. Dopo qualche traversia fu accontentato. Era un ruolo di poco conto e per interpretarlo fu trovato, letteralmente sulla strada, uno sconosciuto aspirante attore, di quelli che alla fine della performance raccolgono il cappello pieno di monete. Era Robin Williams, e il resto è storia. A cominciare dal fatto che quel ruolo minore fu talmente impressionante da indurre il network a tentare la via incerta di uno spin-off.

Lo spin off del marziano di Happy Days era cosa sul cui successo pochi avrebbero scommesso. Ma diventò Mork & Mindy, una delle serie più assurde, e di più assurdo successo della storia.
Dei primi incerti passi della nuova serie, rapidamente diventati una galoppata devastante, con il pubblico che travolgeva gli studios dove Williams girava, abbiamo raccontato in questo articolo.
Fu delirio generale. Nella prima stagione, il 1978, Mork & Mindy faceva 60milioni di spettatori a puntata. Una folla spaventosa, se si pensa che una grande serie del giorno d’oggi viene vista, quando va molto bene, da circa un terzo di quel pubblico. L’extraterrestre era finito nell’ iperspazio, ma evidentemente non era ancora abbastanza per un Robin Williams già difficile da arginare in momenti normali, e figuriamoci in piena trance agonistica.
Robin Williams: il primo cheeleader uomo della NFL
Grazie alla follia di Robin Williams, l’111 Novembre del 1979 sarebbe stato un giorno memorabile da molti punti di vista. Nello script del suo show aveva previsto delle scene in cui Mork si trovava a bordo campo di una partita di football NFL, lo sport americano per eccellenza, quello che ferma il paese con le sue finali e col suo monday night football.
“Un tipo incredibile, molto divertente. Una cheerleader naturale”
–Teri Hatcher, cheerleader titolare dei Broncos
—
Normalmente, la cosa si sarebbe risolta con qualche ripresa in costume in studio, qualche metro di scena di repertorio e un po’ di trasparenti. Ma nulla poteva essere normale quando c’era di mezzo Robin Williams.
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L’idea, è il caso di dirlo, spaziale, fu quella di vestirsi da cheerleader, ragazza pon pon diremmo in italiano, e gettarsi in mezzo al team delle ragazze che sostengono i Denver Broncos. E non per qualche ripresa pomeridiana, ma per la partita di cartello della giornata, davanti a 70mila persone, in diretta televisiva nazionale.
Robin Williams, con le sue gambe pelose, il gonnellino, i pon pon, a ballare, saltare e strillettare in mezzo alla ragazze, per il match contro i New England Patriots.
Una giornata epica
Inutile dire che fu una giornata epica, e nulla di meno. Williams dominò lo scena, la partita. I 70mila nel catino di Denver pendevano delle sue moine e dai suoi strilli. La strada da cui era partito era diventata uno stadio, anzi un intero paese fermo davanti ai televisori per la diretta.

Robin Williams era la più cheerleader di tutte, col petto villoso e gli stivali al ginocchio, dimenava la minigonna e la sciarpa arancio come la più consumata delle professioniste.
Sarebbe stato un disastro per chiunque ma per l’uomo venuto da spazio fu un trionfo, che non è eccessivo definire storico. Le ragazze sue colleghe lo adorarono, il pubblico fu catturato al punto che cominciò a gridare “vogliamo Mork” a tutti gli intervalli.
Last but not least, a prendere la carica furono i Denver Broncos che, spinti dalle loro cheerleader potenziate, travolsero i New England Patriots, massacrandoli con un sonoro 45-10
“Un grande momento di storia dello sport, un grande momento di storia americana””
Billy Crystal, attore, amico di Robin Williams
“Vogliamo Mork” gridò la folla quel giorno per tutta la partita. E nessuno avrebbe potuto dargli torto, né allora, né oggi.
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Tutti volevamo Mork, e lo avremmo voluto per sempre. Ma il nemico di Williams era più difficile da battere dei New England Patriots. Mentre rideva fuori, quell’uomo di un altro mondo, giorno dopo giorno, si consumava dentro.
Vogliamo Mork. Purtroppo non lo avremo più.
Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it


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