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Morte Fausto Coppi

La morte di Coppi: un mistero in bianco


Quando l’Italia preferì il silenzio alla verità: il sistema medico, la stampa e la morale pubblica del 1960 cancellarono la morte di Fausto Coppi per paura dello scandalo.  Nasceva un mito, morivano due persone.

Almeno dai tempi dei Guelfi e dei Ghibellini, l’Italia è un paese che ama dividersi. La mia infanzia di ciclista a rotelle, ma munito di bilie da sabbia, è stata segnata dal dualismo tra Merckx, il mio idolo, e Gimondi, un orgoglio nazionale che per me era solo uno sbiadito disturbo.

Morte Fausto Coppi
Fausto Coppi e Giulia Occhini – Boomerissimo.it®

Ai tempi delle prime sgambate serie eravamo divisi tra moseristi (io) e saronniani (gli altri). Era appassionante, ma sapevamo anche di essere epigoni del vero, grande, indimenticato dualismo, quello tra Fausto Coppi e Gino Bartali. Una storia che conosco perché l’ho studiata nei documentari e sui libri, ma che aveva appassionato la generazione di mia mamma. Donna civile, ordinata, un po’ prussiana. Ma che pure, in preda alla passione, pare un giorno sia caduta vittima di incontenibili impulsi trasgressivi, che la condussero a scrivere con un pezzo di carbone, o non so bene con che diavolo d’altro “Viva Coppi” su un muro bianco, da cui doveva passare il Giro d’Italia.  Non so se siamo noi, che con il passare degli anni siamo diventati più smaliziati, oppure è davvero lo sport che ha perso con il tempo il suo fuoco e la sua capacità di coinvolgere passioni profonde. Pare che sia difficile gettare il cuore per atleti e per squadre che sono diventati Spa, o forse -appunto- è un’illusione ottica di noi boomerissimi, convinti di avere vissuto in un mondo più ruspante e tutto sommato più vero. È difficile oggi, comunque, immaginare il fenomeno e l’isteria collettiva che un intero paese provò per Fausto Coppi, e l’intreccio di passioni, di vergogne, di orrore e di scandalo che circondò la sua morte.

Tortona, 2 gennaio 1960

Sono le 8:45 del mattino, quando l’Italia perde l’eroe che la entusiasma e la divide. È un momento tragico, lontano dalla ribalta, dai diciannove milioni di spettatori che avevano imparato a riconoscere il suo profilo aguzzo e il suo volo di airone sui tornanti del Giro. Coppi muore in una camera d’ospedale a Tortona, nel buio, con accanto una donna, Giulia Occhini, la “Dama Bianca” che l’Italia non lo perdonerà mai di aver amato. Coppi muore in silenzio, circondato da un silenzio e da un imbarazzo che nemmeno i decenni riusciranno a dissolvere del tutto. Il Campionissimo, l’uomo che aveva vinto il Giro e il Tour nello stesso anno, muore a soli 40 anni, senza una vera spiegazione. La risposta ufficiale è malaria. Ma la storia vera quella che racconta perché nessuno ha potuto o voluto salvarlo è molto più complicata, e molto più angosciante.

Passione che uccide

Il 17 dicembre 1959, solo due settimane prima, era Coppi atterrato a Ouagadougou, capitale africana che pochi di noi saprebbero indicare sulla mappa a colpo sicuro. Con lui c’è Raphaël Géminiani, gregario di classe, amico fraterno e, come Fausto, appassionato di caccia.

Morte Fausto Coppi
Raphaël Géminiani – Boomerissimo.it®

È una specie di viaggio ufficiale, di quelli che i grandi atleti fanno ancora oggi in giro per il mondo, non solo per diletto, ma per firmare contratti, esaltare i fan, allargare il proprio cerchio di PR. Coppi è un precursore anche in questo. I due campioni viaggiano con una carovana di sponsor, organizzatori, per approfittare delle grandi celebrazioni del giovane stato africano dell’Alto Volta (oggi Burkina Faso) che celebra la sua indipendenza. Sono due guest stars, due principi scesi dall’Europa e dalla leggenda dello sport. L’accoglienza è all’altezza, tra party, eventi, celebrazioni. Ma la sua prima notte è un inferno, aggravata dal fatto che decide di dormire senza zanzariere. O meglio, non dormire, “Martoriato dai moustiques” – come ricorderà Géminiani anni dopo. Il 27 dicembre, con sollievo, Coppi è di nuovo a casa a Castellania. Il viaggio faticoso è alle spalle, ma la febbre arriva di colpo. Brividi, nausea, il termometro sembra impazzito, va su e giù senza una logica. Con lui c’è Giulia Occhini – la “Dama Bianca”, la donna che non può sposare, in quell’Italia ancora lontana dal divorzio, e che l’Italia ha imparato a disprezzare. Lei vede il pericolo, ma il medico di famiglia sostiene che non è niente: una comune influenza, forse bronchite, al massimo una polmonite. Certo non malaria. Non qui. Non in Italia.

La chiamata che nessuno ascolta

Eppure ci sarebbero tutte le ragioni per preoccuparsi perché nel frattempo, a Parigi, Géminiani è in coma, esattamente con gli stessi sintomi. Ma a Parigi i medici non la prendono sottogamba, fanno un esame del sangue urgente e trovano il plasmodio: un indicatore infallibile della malattia tropicale. Géminiani viene riempito immediatamente di chinino e salvato.

I giornali del 2 gennaio – Boomerissimo.it®

Mentre i medici si affannano al capezzale dell’amico, la moglie di Raphaël telefona in Italia. “È malaria”, avverte. “Dategli chinino. Abbiamo appena salvato mio marito con il chinino.” Ma è una voce straniera, e per di più la voce di una donna, quella che urla attraverso i fili del telefono. Nessuno dei medici la ascolta. I medici continuano a somministrare cortisone e antibiotici. Continuano a trattare la polmonite emorragica, che Coppi non ha. Le cure sono sbagliate ma il 30 dicembre Fausto sembra migliorare. L’Italia, che segue con angoscia, respira. Il crollo avviene immediatamente dopo e Coppi deve essere ricoverato a Tortona il 1 gennaio. Come spesso succede agli italiani, le feste di fine d’anno si concludono in ospedale. A qualcuno sembra di buon auspicio I giornali cominciano a titolare “Coppi si sta riprendendo”. I medici rilasciano interviste rassicuranti, finché il 2 gennaio, alle 8:45, a sorpresa, improvvisamente, proprio come succederà pochi mesi dopo a Mario Riva, una comunicazione fredda, burocratica, senza nessuna spiegazione logica: il Campionissimo è morto. 

Il mistero che rimane

La malaria uccide in 9-14 giorni, se non curata. Coppi muore in 6. L’errore diagnostico è evidente – così evidente che sembra quasi impossibile che sia stato un errore. Un uomo che aveva già avuto la malaria, nel 1943 in Africa, che l’aveva superata con il chinino. Una moglie che lo veglia. Una telefonata che avvertiva. Eppure i medici italiani non ascoltano.​ Il vero mistero non è come sia morto Coppi. Il mistero è perché nessuno abbia mai cercato davvero di capire il perché. Perché non ci sia stata inchiesta, processo, mai individuata nessuna responsabilità. La Rai che sarà così silenziosa sulla morte di Mario Riva inaugura con la scomparsa di Coppi la sua politica del silenzio.

La morte di Coppi – Boomerissimo.it®

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E Giulia Occhini, la Dama Bianca?  La donna che aveva amato il Campionissimo, rimane a Novi Ligure con un figlio di 4 anni – Angelo Fausto – nato in Argentina da un matrimonio che l’Italia non riconosceva. Rimane lì per trentatré anni, fino al 6 gennaio 1993, quando muore anche lei, portando con sé i segreti di quei 15 giorni, e il racconto di una morte che non sarebbe mai dovuta accadere, e che una voce straniera che gridava “chinino” non riuscì a fermare. 

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it®

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Comments (

1

)

  1. The Old Bertie

    Fausto Coppi, l’airone: “Un uomo solo al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi” – sono visibilmente commosso.

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