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Al Capone e il suo Patek

Al Capone e il suo Patek Philippe: un gioiello dal gusto criminale

Un orologio con 90 diamanti che formano le sue iniziali. Nessuno conosce il gioielliere che lo personalizzò. La storia del Patek Philippe sparito per 80 anni 

Esiste un legame inusitato tra uno dei marchi più raffinati dell’orologeria mondiale, Patek Philippe e uno dei più “tamarri” gangster dell’epoca d’oro, Al Capone.

Al Capone e il suo Patek
Al Capone e il suo orologio da tasca – Boomerissimo.it

Il pericolo pubblico numero uno non si limitò a possederne uno, ma lo volle adeguato al suo gusto personale.

The Fat Boy from Brooklyn

Alphonse Gabriel Capone non era nato gangster. Vide la luce a Brooklyn, nel 1899. Era uno dei tanti figli di immigrati italiani sbarcati a Ellis Island. Suo padre Gabriele era un barbiere, sua madre Teresa una sarta. Vivevano nel quartiere di Navy Yard, in un appartamento senza bagno e senza acqua calda. Ma il giovane Al aveva altri progetti per il suo futuro. Diceva “I’m no Italian…I’m from Brooklyn”. Si presentava come  “Fat Boy from Brooklyn”.

Al e Teresa Capone
Al Capone e la sua mamma – Boomerissimo.it

La Brooklyn degli anni ’10 del Novecento pullulava di bande giovanili e piccola criminalità. Capone iniziò con le piccole gang di quartiere, i Junior Forty Thieves, i Brooklyn Rippers, prima di entrare nella più importante Five Points Gang di Manhattan. Fu lì che incontrò Johnny Torrio e Frankie Yale, i mentori che gli avrebbero insegnato il “mestiere”. Non era ancora Scarface, ma in breve tempo le tre cicatrici sulla guancia sinistra, inferte dal coltello di Frank Galluccio (Al aveva fatto un complimento pesante alla sorella: “Honey, you have a nice ass, I mean that as a compliment”), sarebbero diventate il suo tratto distintivo.  A 19 anni, sposò Mae Coughlin, irlandese e cattolica, un matrimonio che superò le rivalità etniche dell’epoca. Tre settimane prima delle nozze era nato il loro unico figlio, Albert Francis detto “Sonny”. Johnny Torrio, trasferitosi a Chicago per lavorare con “Big Jim” Colosimo, nel 1920 convocò il suo protetto. Il Proibizionismo era appena entrato in vigore e aveva trasformato il contrabbando in un’industria da centinaia di milioni di dollari. Nel 1925 Torrio sopravvisse miracolosamente a un agguato della North Side Gang e decise di ritirarsi. Le redini dell’organizzazione finirono nelle mani di Capone.

Al con lo zio e il padre – Boomerissimo.it

Da quel momento, Al Capone non fu più solo un criminale. Divenne un’icona. Controllava speakeasy, bordelli, case da gioco e distillerie clandestine, generando profitti stimati in 100 milioni di dollari l’anno di allora. Agiva en plein air. Aveva a libro paga poliziotti e politici. Parlava con la stampa, frequentava l’opera, si faceva vedere nei locali più eleganti. Indossava completi su misura in lana pregiata importata dall’Italia con gilet abbinato, cravatta in contrasto e l’immancabile fedora chiaro. Amava gli accessori vistosi: anelli di diamanti, catene d’oro, fermacravatte tempestati di pietre preziose.​ Capone non era semplicemente ricco. Lo era in modo ostentato. L’equivalente di Puff Diddy o Rick Ross oggi. Nonostante la strage di San Valentino Al non fu mai condannato per omicidio. A fermarlo fu il fisco. Nel 1931, dopo anni di indagini condotte dall’agente speciale Frank Wilson e dal suo team, Capone fu riconosciuto colpevole di evasione fiscale. Non aveva mai pagato le tasse sui suoi profitti illeciti, non possedeva conti bancari a suo nome, non firmava assegni. Ma i federali riuscirono a ricostruire le sue spese folli e a dimostrare che aveva evaso oltre 200.000 dollari. Fu condannato a 11 anni di carcere, 50.000 dollari di multa e 30.000 di spese processuali. Scontò la pena tra Atlanta e Alcatraz, dove arrivò nell’agosto del 1934 come prigioniero numero 85. La sifilide contratta da giovane, però, gli stava già mangiando il cervello. Quando uscì nel 1939, la sua mente era compromessa, non sarebbe mai più tornato alla vita di prima. ​ Trascorse gli ultimi anni nella sua villa di Palm Island, a Miami Beach. Lì, circondato dalla famiglia, morì a soli 48 anni.

Il Patek a sua immagine

Tra i tanti oggetti che testimoniavano lo sfarzo di Capone, c’era un orologio da tasca. Non un orologio qualsiasi, si trattava di un Patek Philippe in platino, con movimento meccanico prodotto intorno al 1919. Secondo i documenti d’archivio, il movimento porta il numero 188.385, mentre la cassa è marchiata con il numero 28.727.

L’orologio di Capone – Boomerissimo.it

Non si sa dove e quando esattamente Capone acquistò l’orologio. Quello che è certo, invece, è che Capone non fu soddisfatto della cassa originale, che giudicò “troppo semplice”. Così commissionò una nuova cassa su misura, realizzata in platino massiccio. Il quadrante ha un design “open face” con numeri Breguet e la caratteristica “long signature” che hanno i segnatempo del brand pre-1948. Il quadrante argentato purtroppo ha sviluppato una antiestetica patina dovuta al tempo e la lancetta dei minuti è andata inspiegabilmente perduta.

Al Capone: una cascata di diamanti – Boomerissimo.it®

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Ciò che rende l’orologio eccezionale è il retro. Capone fece incastonare 90 diamanti taglio single-cut, colore E-F, purezza VS, disposti a formare le sue iniziali “AC” in stile Art Déco all’interno di un cerchio. Secondo Geoff Hess, responsabile del dipartimento orologi di Sotheby’s, “l’idea di commissionare una cassa personalizzata con gemme incastonate sarebbe stata piuttosto rara” per quegli anni. Non era il tipo di personalizzazione che si vedeva normalmente, nemmeno tra i più ricchi. Era audace, vistosa, inconfondibile. Era Capone style. L’orologio, con un diametro di 42 millimetri, è di dimensioni considerevoli per da taschino. Il platino, metallo prezioso e difficile da lavorare, ne aumenta sia il valore che il peso. Ma per un uomo abituato a portare addosso pistole Colt .45 il peso di un orologio in platino non era certo un problema.

La sorte dell’orologio

Dopo l’arresto, gran parte dei beni del gangster fu sequestrata dal governo federale. Si racconta persino che la sua auto blindata divenne la prima utilizzata da un presidente degli Stati Uniti. Ma l’orologio da tasca rimase in famiglia. Per decenni, l’orologio, insieme a mobili, fotografie, armi e altri oggetti personali, fu custodito  dai suoi discendenti. Quando il figlio Sonny morì nel 2004, le sue figlie, vissute come il padre nell’anonimato, decisero che era arrivato il momento di separarsi da quegli ingombranti cimeli.

Al e il figlio Sonny – Boomerissimo.it

L’8 ottobre 2021, la casa d’aste Witherell’s di Sacramento organizzò “A Century of Notoriety: The Estate of Al Capone”, un’asta che comprendeva 174 oggetti appartenuti al gangster. L’orologio da tasca Patek Philippe fu aggiudicato per 229.900 dollari, quasi dieci volte la stima minima. Ma la storia dell’orologio non finì lì. Meno di quattro anni dopo, l’acquirente anonimo decise di rimettere il Patek Philippe all’asta. Sotheby’s New York lo incluse nella vendita “Important Watches: Take a Minute” del 10 giugno 2025. Questa volta la stima fu di 80.000-160.000 dollari, decisamente più bassa del prezzo pagato nel 2021. L’orologio fu battuto per circa 90.000 dollari, meno della metà rispetto al 2021. L’acquirente era Berry’s Jewellers, prestigiosa gioielleria di famiglia britannica fondata nel 1897. Berry’s stava preparando la prima e unica boutique mono-brand Patek Philippe nel Regno Unito al di fuori di Londra.

La boutique avrebbe aperto a Leeds, al 56 di Albion Street, e Berry’s voleva un pezzo unico per attirare l’attenzione. L’orologio di Al Capone era perfetto. L’inaugurazione ufficiale della boutique si è tenuta a fine settembre 2025, un evento celebrato con grande sfarzo. L’orologio di Capone oggi riposa in una boutique Patek Philippe a Leeds, città che probabilmente Al non sapeva neanche dove fosse. Un oggetto che gridava “potere” ora sussurra “memento mori” dietro una vetrina antiproiettile.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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