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Fats Waller rapito da Al Capone

Fats Waller rapito da Al Capone: una folle avventura a Chicago

Fats e Scarface: due personalità che si scontrano nella Chicago degli anni ‘20. L’avventura più folle di un’epoca di follie.

Nella Chicago del 1926, quella del proibizionismo, ma anche di una vivacissima vita illegale e clandestina, fatta di locali notturni e bar nascosti alla vista delle forze dell’ordine e della polizia della morale, si agitano due personalità completamente opposte.

Fats Waller rapito da Al Capone
Fats Waller e Al Capone – Boomerissimo.it

Una è il re dei gangster, Alphonse “Al” Capone, detto Scarface: un boss mafioso di appena 27 anni, che in pochissimo tempo ha preso il controllo di quel mondo oscuro e nascosto, che produce profitti paragonabili solo a quello che è oggi il traffico della droga. Capone regna su un lago di sangue e una montagna di soldi, è il leader di quello che oggi si definirebbe un “cartello”, che infiltra la politica, la stampa, e anche le forze dell’ordine.

Due giganti a Chicago

Birrerie clandestine, bordelli, sale da gioco e locali clandestini sono le macchine che producono un flusso di denaro ineasuribile, e che servono per ungere, ricompensare, ricattare, tenere in pugno tutto l’enorme organizzazione di polizia che conosce perfettamente le sue imprese e in teoria dovrebbe dargli la caccia.  

Fats Waller rapito da Al Capone
Al Capone (Public Domani) – Boomerissimo.it

All’angolo opposto del ring c’è Thomas “Fats” Waller, giovanissimo pianista di jazz appena ventunenne. Proviene da Harlem, ma è sbarcato a Chicago proprio in quel fatale 1926. Tutta l’America è in preda all’euforia che segue la fine della Prima Guerra Mondiale. Sono anni di Charleston, di ricchezze che si accumulano in borsa, di feste pazze e di bevute clandestine. Il mondo del jazz e quello del crimine organizzato, con i suoi locali, la sua vita notturna sono fatti per incrociarsi più di quanto ci piacerebbe.

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E in quella Chicago pazzesca, dove i soldi sembra che si stampino da soli, quell’incrocio è più stretto e vivace che altrove. “Fats” Waller è il fenomeno del momento: ha raccolto il testimone dei pianisti “stride” come James P. Johnson e Willie “The Lion” Smith e sta facendo follie nella città dove già impazzano tipi come Louis Armstrong e Sidney Bechet, appena saliti da Chicago in quella città dove davvero non si dorme mai (e si spara piuttosto spesso).

Rapimento a mano armata

La “tana” di “Fats” Waller è il prestigioso Sherman Hotel. Qui Waller rivela al mondo una personalità da entertainer completamente nuova. Non è solo un pianista, canta, riempie la scena con la sua fisicità, sotto la sua bombetta e con il sigaro sempre in bocca, Fats emoziona, diverte, attira come un magnete il meglio del jet set di Chicago (o almeno così si potrebbe definirlo se i jet fossero già stati inventati): uomini d’affari, politici, delinquenti, risvolti larghi, scarpe bicolori, tasche sempre piene di rotoli di dollari. 

Al Capone, il re di “una città di combattenti” – Boomerissimo.it

Una sera finito lo show sul palco dello Sherman, mentre si dirige al suo camerino, il robusto pianista si imbatte in un quartetto di personaggi che non sembrano lì per fare festa. Gli sbattono contro, lo circondano, contro la sua pancia abbondante, “Fats” sente premere la canna di una pistola. Nessuno dice nulla, ma il pianista capisce immediatamente che, anche nel caso, non sarebbe la situazione giusta per discutere. 

Viene guidato senza troppi complimenti fuori dall’albergo. Sul retro sta aspettando una lunga limousine nera. Deve salire, cosa gli succederà non lo sa, e nessuno si preoccupa di spiegarglielo. Ha commesso uno sgarbo? Ha offeso qualcuno senza saperlo? 

Sono queste le domande che si pone mentre la macchina scivola nella notte fuori dal centro della città, verso sobborghi più radi, più bui, più inquietantio. Ogni macchia, ogni vicolo, potrebbe essere il posto giusto per dire addio a una vita divertente, ma che è durata troppo poco

Sono quartieri periferici che non conosce. Quando arriva a East Cicero, il quartiere generale di Capone, e la macchina si ferma, anche il cuore già malandato di Waller ha un sussulto. 

È davanti al celebre Hawthorne Inn, la testa di una piovra che abbraccia tutta la città. Bruscamente viene portato dentro un altro locale, molto diverso dall’atmosfera dello Sherman Hotel. Ma una cosa in comune c’è: un pianoforte che lo aspetta per uno show fuori programma. È stato rapito, ma non per essere ammazzato: per suonare al compleanno numero 27 di Al Capone. 

Tre pazzi giorni con Capone

L’Hawthorne Inn, con il suo lusso da sobborghi, era un posto molto diverso dallo Sherman Hotel. Tutto era più nascosto e più sguaiato, meno aristocratico e più sfarzoso.

Fats Waller rapito da Al Capone
Fats Waller in action – Boomerissimo.it

Un regno del sottomondo senza regole e senza limiti: lampadari di cristallo, una cortina di fumo di sigari avana. Gangster, donne dalla professione inconfondibile, giocatori. Al centro della sala, circondato dalle sue guardie del corpo e da uno sciame di ammiratori, sedeva Al Capone, Scarface, il volto segnato dalla celebre cicatrice. 

Fats Waller era arrivato al culmine di una festa, nella quale lui era il regalo. Fu spinto verso un pianoforte al centro della sala e gli venne ordinato semplicemente: “Suona!”.

Un grande jazzista e un musicista classico sono come due campioni dello sport. Ma un musicista classico è un giocatore di golf, che ha bisogno di silenzio assoluto e di concentrazione. Un colpo di tosse del pubblico lo può turbare e mettere fuori asse per un paio di giorni minimo. Tutto il contrario il jazzista, che per dare il meglio ha bisogno del massimo del caos: bicchieri che sbattono, gente che parla ad alta voce, esultanza, tifo, oppure fischi, una scarpa che vola alle quattro di mattina. Uno come Fats Waller era un artista così, da rodeo, gente che non si spaventa per una sparatoria o un incendio nel locale e finisce tranquillo la sua birra dopo aver finito il suo assolo.

Quella sera il volume e l’eccitazione del pubblico erano al massimo, la sala era elettrica, esplodeva di applausi e di grida. E il più rumoroso di tutti era proprio Capone, entusiasta del suo regalo seduto al piano, che stava facendo impazzire la sua gente. I gangster sono gente difficile da prendere in contropelo, ma se li fai felici con il tuo show, hanno un modo caratteristico per mostrare il loro entusiasmo, che va ben oltre gli applausi.

Ad ogni pezzo, ad ogni grido delle signore più scatenate tra il pubblico, gli uomini del boss infilavano nelle tasche del pianista banconote da cento dollari, in una curiosa gara a chi la sparava più grossa.

La festa proseguì senza interruzione per tre giorni consecutivi. Fats suonò instancabilmente, esaurendo tutto il suo repertorio, concedendo bis a raffica. Ogni tanto si addormentava sullo sgabello nelle pause di servizio, per essere richiamato immediatamente al dovera appena gli spazzoloni avevano smesso di girare e le tovaglie erano state cambiate.

Fats Waller rapito – Boomerissimo.it

E beveva. Fats Waller è sempre stato un bevitore notevole. Chiamava i suoi biccieroni di whisky “le mie liquide uova al prosciutto”. Ma quella sera era la festa di Scarface, e si tuffò nei fiumi di champagne d’annata che Capone faceva servire, brindando senza interruzione. Tra i due ventenni nacque anche una certa complicità, se non vogliamo chiamarla amicizia. 

Quando quei festeggiamenti smisurati finirono, la limousine nera restituì un Fats Waller alle stanze austere dell’Hotel Sherman. Era un uomo fortunato, perché era vivo. Adesso era anche un uomo ricco, con le tasche piene di una incredibile quantità di dollari, arrotolati in grossi bussolotti.

Era  troppo esausto per pensare all’esibizione che lo aspettava anche quella sera. Forse poteva riposarsi un po’, in un letto vero.

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Per un bel po’ di tempo, di suonare non avrebbe avuto più bisogno. Non dal punto di vista finanziario, almeno.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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