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Snow White contro Hedy Lamarr

Snow White, Hedy Lamarr aveva già vinto a tavolino

Snow White è stato un flop. Ecco perché non poteva andare diversamente. Era tutto già scritto nella lista degli ingredienti.

“Tutto sbagliato, tutto da rifare” diceva il grande Gino Bartali. Lui lo diceva a cose fatte ma a dire il vero non sempre è necessario vedere un film o leggere un libro per sapere che sarà un fallimento, quando parte da premesse completamente sbagliate. 

Snow White contro Hedy Lamarr
Hedy Lamarr il modello di Biancaneve – Boomerissimo.it®

Per noi che siamo cresciuti in un mondo un po’ datato, dove la cena si cucinava invece che ordinarla da Glovo, forse è più semplice capire che il risultato di un’ opera anche solo vagamente artistica come un film dipende da quello che ci metti dentro.

Biancaneve, quello del 1937 è stato un capolavoro, come era quasi inevitabile vista la qualità degli ingredienti. A ispirare la regina c’erano figure come Joan Crawford e Marlene Dietrich, donne che ti facevano tremare con il loro sguardo. 

All’opposto c’era qualcosa di assolutamente imprevedibile: un candore complesso, disegnato attorno a una figura che oltre alla bellezza aveva anche molto di più. Il modello di Biancaneve era un mix strordinario di coraggio, di intelligenza e perfezione estetica, capace di diventare un assoluto. Qualcosa di più di una abbagliante ed ineguagliabile bellezza.

Hedy Lamarr: bellezza e genio

Hedy Lamarr non era solo “la donna più bella del mondo”, come spesso veniva definita. Era anche una mente altrettanto straordinaria, capace di andare oltre i limiti imposti dal suo tempo. Nata nel 1914 a Vienna con il nome di Hedwig Eva Maria Kiesler, aveva mostrato fin da giovane di non essere una donna nata per stare dentro le convenzioni.

Snow White contro Hedy Lamarr
Joan Crawford e la Regina Cattiva – Boomerissimo.it®

Un po’ del merito era stato di suo padre, che la portava in lunghe passeggiate intorno a Vienna, raccontandole il funzionamento di ogni diavoleria tecnica che capitava di incrociare: una specie di Museo della Scienza e della Tecnica dal vivo. 

Ancora più improbabile fu il secondo dei suoi pigmalioni, un marito soffocante, oltre che un trafficante d’armi legato al regime nazista. Dalle conversazioni del marito con i suoi “clienti”, ascoltate oltre la porta, Hedy aveva tratto altri insegnamenti su armi e tecnologia, che nessuno in quella casa pensava che potessero interessare una donna. Le sarebbero stati molto utili in seguito.

Eva, non ancora Hedy, aveva anche capito che per lei, ebrea, restare a Vienna sarebbe stata una scelta suicida. Se ne scappò in modo rocambolesco, cucendo poche cose di valore nella fodera del cappotto e approdando a Hollywood dopo un viaggio per il mondo degno di Indiana Jones. Finalmente in America, continuò la carriera cinematografica che aveva cominciato in Europa, prima di sposarsi.

Non si può battere Hedy Lamarr – Boomerissimo.it

Diventò una star internazionale con film come “Algiers” (1938) e “Samson and Delilah” (1949). Filmoni americani che però non eclissarono del tutto l’eco scandalosa di uno dei suoi primi film: “Extase” del 1933, dove era apparsa brevemente nuda, scatenando un putiferio che l’avrebbe accompagnata per tutta la vita.

Di ingredienti di qualità ce n’erano parecchi in quel cangiante e splendido astro del cinema: nei momenti di pausa dal set, Hedy continuava a coltivare la sua passione per l’ingegneria. Durante la Seconda Guerra Mondiale, collaborò con il compositore George Antheil per sviluppare una tecnologia di “frequency hopping” destinata a rendere le comunicazioni militari più sicure; da questa invenzione sarebbero nate tecnologie moderne come Wi-Fi e GPS.

Era una tecnologia talmente rivoluzionaria da lasciare intimorita e interdetta anche la US Navy, che la lasciò in un cassetto per tutta la guerra, prima di rispolverarla durante la crisi dei missili di Cuba, nel 1960. 

Quest’attrice di bellezza abbagliante ha dato al progresso scientifico molto più di tanti scienziati, e non ha mai voluto esserne ricompensata. Lavorava per battere il mostro da cui era dovuta fuggire, e i suoi brevetti li donò alla Marina, senza chiedere in cambio un centesimo e senza utilizzarli nemmeno per promuovere la sua immagine. Dovere.

È solo negli anni ‘90 che le scoperte di Hedy Lamarr sono state a loro volta scoperte e attribuite a lei. Allora lo splendido modello su cui era stata disegnata Biancaneve è diventato noto in tutto il suo valore di donna indipendente, creativa e visionaria. Un corpo statuario, con un cervello non meno importante. 

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Era del tutto evidente, solo dalla lettura dell’etichetta riportata sulla confezione, che al nuovo Snow White di Disney mancavano entrambe le doti della Lamarr. Sia il fascino che l’intelligenza. 

Snow White 2, il flop 

Non so se anche voi, nel tempo, vi siate stancati di questi cast che prevedono un rappresentante di ogni etnia. La diversità è una cosa bellissima, ma quando nasce da una ricettina precostituita e sempre uguale, finisce per diventare irritante. Un nero, un bianco, un giallo, un pellirossa, un arabo, un ebreo, e via col catalogo di un infinito “color by number”.

Il prossimo passo del politicamente corretto? – Boomerissimo.it

Un approccio precotto del genere, già sulla carta, era il modo migliore di spingere il remake al fallimento. Per essere certi di schiantarsi si è scelto di aggiungere qualche piccolo tocco di “perfezione”. Per Snow White si è scelta un’attrice colored dalle arti drammatiche non pervenute, e nel loro piccolo oscurate da un presenzialismo militante che quasi sempre serve a sostituire il vero bagaglio di un attore: il talento.

Alla difficoltà coloristiche e al carisma evanescente, si è aggiunta la scelta di interpretare i 7 “diversamente alti” con creature generate in computer, forse per non disturbare nessuno. Ma disturbando molto i non troppi attori dotati delle giuste caratteristiche fisiche, che, in modo davvero poco corretto, si sono visti sottrarre un ruolo che poteva e doveva essere loro.

Dice chi l’ha visto, e quindi non io, che anche il lavoro di computer grafica è stato fatto con lo stesso acume di tutto il resto. Sinceramente non c’era bisogno di arrivare a tanto.

Sostituire le meraviglie di Haute Cuisine del vero Biancaneve con una ricettina da vassoietto multiportata per microonde, era già la garanzia del disastro. 

Con sorpresa di pochi, il remake live-action di “Snow White” diretto da Marc Webb è stato accolto con perplessità dal pubblico. 

Dato il budget astronomico di 270 milioni di dollari, il film doveva garantire incassi di primato per andare in zona guadagno. Invece, le sale sono rimaste vuote e il passaparola dei pochi spettatori ha fatto il resto, per spingere il film verso quello che si annuncia come un baratro finanziario. 

Per restare nella metafora gastronomica, la ciliegina sulla torta è stata rappresentata dallee recensioni della stampa.

  • The Guardian: “Un disastro visivo ed emotivo che tradisce l’eredità dell’originale.”
  • Variety: “Un’occasione sprecata.”
  • The Hollywood Reporter: “Manca completamente dell’incanto dell’originale.”

Per soffiare la vita nei disegni, peraltro già vivissimi e difficili da superare, del primo Disney sarebbe servito un cast di all star capaci di sposare fascino, carattere, creatività e stile in modo imprevisto e imprevedibile.

La tavolozza etnica, un tanto a colore, politicamente bonificata e resa asettica in laboratorio, era il modo sicuro di non uscirne. O, se vogliamo vedere la cosa da un altro punto di vista, forse l’impresa era condannata in partenza visto che sotto la pelle di Biancaneve & Co. c’erano già leggende irripetibili. 

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Soprattutto c’era Hedy Lamarr. Davanti a una donna così, c’era poco da fare per chiunque.

Antonio Pintér – Copyright Boomerissimo.it

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