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primo serial killer italiano

Un soldo di terrore: Jack lo Squartatore e il primo serial killer italiano

Se il mistero di Jack lo squartatore è (forse) stato svelato, molti sono i mostri che lo hanno preceduto

I misteri sono fatti per essere svelati e di recente pare sia stato svelato il mistero di Jack lo squartatore. 

primo serial killer italiano
Giorgio Orsolano immaginato da Boomerissimo – Boomerissimo.it

La prova del DNA effettuata sullo scialle di una delle vittime, ha rivelato l’identità della star dei serial killer: Aaron Kosminski.

Jack lo squartatore alias Aaron Kosminski

Russell Edwards,  un imprenditore britannico, autore e ricercatore amatoriale noto per le sue indagini sul caso di Jack lo Squartatore, acquistò nel 2007 lo scialle macchiato di sangue di una delle vittime di Jack, Catherine Eddowes. Catherine fu la quarta vittima dell’assassino. A trovarla il 30 settembre 1888 in Mitre Square fu un poliziotto di ronda, Edward Watkins. La scena che si trovò dinanzi era raccapricciante, Eddowes era distesa sulla schiena, immersa nel suo sangue, con le vesti sollevate sopra la vita.

Aaron Kosminski
L’elaborazione di Boomerissimo di un’immagine di Kosminski – Boomerissimo.it

La vittima aveva la gola recisa fino alla spina dorsale, l’addome era stato aperto, gli intestini estratti e disposti intorno al corpo e sul lato destro della spalla. Il volto era completamente sfigurato da tagli profondi. Inoltre, il rene sinistro e l’utero erano stati asportati e portati via dall’assassino.

Per arrivare alla scoperta dell’identità di Jack, Edwards ha chiesto ed ottenuto un campione di DNA da un discendente diretto del fratello maggiore di Kosminski, che è risultato compatibile con il materiale genetico trovato sullo scialle della donna. Kosminski era un immigrato polacco che lavorava come barbiere a Londra. All’epoca degli omicidi aveva ventitré anni, in seguito fu ricoverato in manicomio, dove morì nel 1919. 

Come spesso accade, Kosminski era stato tra i sospettati interrogati per gli omicidi, ma la polizia dell’epoca non aveva prove sufficienti per arrestarlo.

Ovviamente, c’è chi dissente dalle conclusioni di Edwards, ma resta comunque una buona ipotesi.

Quello che è invece singolare è l’attenzione mediatica che Jack ha ottenuto e continua ad ottenere a quasi due secoli di distanza dalla conclusione della sua attività omicidiaria.

Non è stato il più efferato, non quello che ha agito per più tempo,  solo 12 settimane, dal 31 agosto 1888 al 9 novembre 1888 e neanche quello che ha fatto il maggior numero di vittime. 

Una spiegazione è possibile cercarla nella diffusione di un certo tipo di letteratura, i “penny dreadful”. Questi giornali erano una forma di letteratura popolare che emerse nel Regno Unito durante il XIX secolo. Il nome deriva dal prezzo, un penny appunto e dal contenuto “terribile” o sensazionale. Ebbero una larghissima diffusione grazie ai progressi della stampa e all’aumento dell’alfabetizzazione delle classi popolari.

Una pubblicazione dell’epoca con le gesta di Jack The Ripper – Boomerissimo.it

Jack lo Squartatore venne subito inserito nei penny dreadful, diventando un archetipo del serial killer moderno nella cultura popolare. Contribuirono anche a mitizzare la figura di Jack, alimentando teorie e speculazioni sulla sua identità. Grazie a queste pubblicazioni a basso costo, lo squartatore fece un upgrade da criminale reale a personaggio leggendario del folklore vittoriano.

Ma, nella prima metà del XIX secolo, mentre l’assassino di Whitechapel era ancora di là da venire, in Italia non ci facevamo mancare mostri ed assassini efferati.

Giorgio Orsolano – Il primo (forse) serial killer italiano

Giorgio nacque nel 1803 a San Giorgio Canavese. La sua non fu una nascita attesa e festeggiata. La mamma lo abbandonò nelle mani di uno zio sacerdote, che però non riuscì ad imporre regole all’indisciplinato nipote. Alzò  bandiera bianca e lo riconsegnò alla madre. La signora, non mise in atto particolari strategie per dare una educazione a quel figlio non voluto, si limitò a fargli fare ciò che voleva. 

L’unico ritratto conosciuto di Orsolano- Boomerissimo.it

A vent’anni Giorgio fu arrestato per tentato stupro di una sedicenne e condannato a otto anni di carcere. 

In prigione ebbe una condotta impeccabile. Espiata la sua pena, tornò in paese dove cominciò a frequentare una sua cugina vedova, Domenica Nigra che aveva una enoteca ben avviata. I due ampliarono l’attività aggiungendo una sartoria e la produzione di salsicce. Il massimo dell’operosità.

Qualche mese dopo il ritorno di Orsolano, cominciarono a sparire bambine. Prima Caterina Givogre di nove anni, seguita da Caterina Scavarda, di dieci. Le ricerche non portarono a nulla e a nessuno venne in mente di interrogare Orsolano che era stato in carcere per un reato, per così dire, correlato. Il paese si convinse che le bimbe fossero state ghermite dai lupi (!).

Un paio di anni dopo questi eventi, il martedì grasso del 1835, la quattordicenne Francesca Tonso, di un paese vicino, giunse a San Giorgio per vendere le sue uova, approfittando del giorno di festa. Non vedendola tornare i genitori andarono a cercarla. Qualcuno si ricordò di averla vista con Orsolano. L’ex carcerato si rifiutò di parlare con i genitori giustamente preoccupati, ma dovette parlare con il magistrato. A lui disse di aver comprato sì delle uova dalla ragazza e di averla pagata in negozio, ma che poi Francesca era andata via e lui non l’aveva più vista.

Sentendosi in pericolo, decise di darsi alla fuga, ma non fece in tempo. I concittadini erano entrati nel negozio, dove avevano trovato alcuni effetti personali della ragazzina e numerose macchie di sangue.

Erano anni diversi e a nessun sospettato tradotto in caserma sarebbe mai stato permesso dire “Voglio il mio avvocato, non dirò un’altra parola”. I poliziotti lo resero più loquace facendolo bere e lui confessò. 

Aveva attirato non solo la quattordicenne all’interno della sua attività, ma anche le due bambine più piccole. Tutte le aveva violentate uccise e smembrate. Mentre ciò che rimaneva di Francesca fu portato presso il vicino fiume, i resti di Scavarda e Givogre li aveva sparsi nel bosco, lasciando gli animali selvatici a finire il lavoro.

Pietro Orsenigo, primo serial killer italiano – Boomerissimo.it

Condannato a morte, la sua esecuzione attirò oltre diecimila persone. I suoi resti furono affidati a tre chirurghi dell’Università di Torino. La loro intenzione era quella di rilevare eventuali anomalie fisiche responsabili del suo comportamento, ma nulla di rilevante fu trovato.

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Nel corso degli anni la sua storia si è evoluta in quella dell’uomo nero mangiabambini, evocato per spaventare infanti un po’ troppo irruenti. Divenne anche il protagonista di un popolare spettacolo di marionette, poi bandito da Mussolini negli anni del Fascismo. A quell’orrore, aveva sostituito i suoi.

Antonietta Terraglia – copyright Boomerissimo.it®

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